Ciao, sono Denise. Il primo sex-robot con cui fare sesso

//Ciao, sono Denise. Il primo sex-robot con cui fare sesso
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“Ciao, sono Denise, mi piacerebbe incontrarti”.
” Toccami, davvero, non sto giocando”
” Ti è piaciuto? Ti stai divertendo? Stai bene con me?”

Queste e altre affermazioni, tra il seduttivo e il rassicurante, vengono pronunciate da Denise, il primo sex-robot donna con intelligenza artificiale, con cui avere dei rapporti sessuali.
La voce meccanica è abbinata al volto di una bambola dalle labbra rosse, con lingua mobile ed occhi suadenti e sognanti.
Ė il nuovo prototipo di RealDoll, azienda americana specializzata nella creazione di costosissime – da 3mila a 10mila dollari –  ma realistiche bambole del sesso (o sex-robot), che evocano un’intimità vera.
Sex-robot con pelle in silicone, scheletro mobile e corporatura quanto più possibile simile a quella di una donna vera.
Sul concetto di “vero” avrei, però, molto da ridire.
La donna emulata, ovviamente, è bella, con una pelle di seta, le labbra sinuose e abbondanti, lo sguardo addomesticato e senza alcuna imperfezione.
L’intelligenza emotiva del robot le regala un “carattere” dolce e obbediente, rassicurante e sottomesso, con l’unica intenzione di nutrire l’autostima sessuale del suo acquirente/padrone/proprietario.
L’ansia da prestazione da perfezione è da bellezza, in questo caso, non sembra essere inclusa nel prezzo.

Qualche riflessione

Dal sesso mercenario alle carezze a pagamento, dal sesso online al sesso liquido, fino ad arrivare al dormire in compagnia – ma per finta – e per concludere, speriamo, una bambola robot parlante che evoca affettività.

  • Ma l’Amore spaventa davvero?
  • È così difficile lasciarsi andare ai rischi emozionali dell’incontro con l’altro?
  • Quanto un amore prudente, a pagamento, a noleggio, o telecomandato, può surrogare l’emozione di un amore vero? Di una sessualità autentica e passionale?
  • Gli odori, gli umori e i malumori del mondo dell’altro, sono un deterrente o un afrodisiaco per la vita affettiva e sessuale?
  • Tutto sembra essere prudente, ponderato ed avulso da rischi – l’ansia da prestazione e da innamoramento azzerate – ma l’incontro con l’altro dov’ è andato a finire?
  • Ma la tecnologia e la sua fascinazione, può realmente sostituirsi all’incontro con l’altro/a e con la sua fisicità?
  • Tatto e olfatto possono davvero essere surrogati da una bambola parlante ed obbediente?
  • E i difetti, che rendono unico il partner, che fine faranno?

Tutto bello, perfetto, a comando e quando non ne avremo più voglia un semplice interruttore “on/off” regalerà la libertà.

L’avvento della tecnologia ha modificato e totalmente stravolto le relazioni, a volte rendendole più semplici e immediate – soprattutto quelle vissute via etere –  altre volte facendole diventare dei “surrogati affettivi” , relazionali e sessuali.
Il possibile ricorso a un robot del sesso, chiaramente inteso come  “supplenza affettiva e sessuale”, sarà una sorta di “autoerotismo assistito”, chiaro segnale che, in chi pratica questa scelta, qualcosa non va più bene.
Un uomo  che preferisce “Denise” alla relazione vera e propria, forse avrà problematiche relazionali o di scarsa autostima, forse avrà paura dell’intimità e della sesualità, forse ancora una o più d’una disfunzioni sessuali e così via.
Una scelta del genere evoca le stesse dinamiche che regolamentano il sesso online: viene chiaramente  preferito il  “piacere solitario” a scapito di quello “condiviso” che il pc tende a  surrogare, mascherando e al contempo tenendo in vita paure ed ansie profonde.
Dietro il display si celano spesso emozioni contrastanti, ambivalenti e cariche d’angoscia; il p.c – così come il robot per fare sesso – diviene spesso una trincea difensiva che nasconde un quadro di solitudine affettiva, di possibili disfunzioni sessuali ed un frequente quadro di “autismo tecnologico“.
Una consulenza psicologica rappresenta la  prima tappa per poter far luce all’interno di questo utilizzo non proprio sano del web e delle bambole.

 

Valeria Randone

By |2018-10-30T17:21:54+00:0014 settembre, 2015|Categories: Articoli|Tags: , , , |

2 Comments

  1. Manuela 10 settembre 2018 al 9:21 - Rispondi

    appena iniziato a leggere ho riso da matti poi una profonda tristezza.. ecco il nostro sesso forte che non è in grado (nella maggioranza dei casi) di sopportare un dolore fisico senza pensare di morire da un momento all’altro e non è nemmeno in grado di confrontarsi con l’altro sesso, ha bisogno di donne “schiave ” per sentirsi uomo, di donne accondiscendenti senza personalità come si dice..bella muta e stupida. Sono talmente forti che basta essere contraddetti da una donna pensante per crollare e avere “ansia da prestazione ” senza contare quanto sia svilente per una donna, vedere che l’uomo non si è evoluto affatto prediligendo ancora la fisicità al dialogo, il sesso alla passione e al fare l’amore prima con la mente e poi col corpo. mah

    • Valeria Randone 10 settembre 2018 al 20:30 - Rispondi

      Cara Manuela,
      grazie, come sempre, per le Sue riflessioni.
      Le mamme dei figli maschi, oggi, hanno un ruolo decisivo.
      Un affettuoso saluto.

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