Chi la immagina materna.Chi la immagina seduttiva.
Chi ancora, l’angelo del focolare. Chi sul bancone di Striscia la Notizia. Chi ancora, bella e muta. Chi burrosa e ginguettante.
Ecco a voi la donna.

Qualche riflessione
Nell’immaginario collettivo sembra quasi che il binomio “donna bella e pensante” fosse dalla difficile coabitazione, e che l’immagine della donna debba quasi far rima con maternità, accudimento o con una dimensione di estrema seduttività.

I media tendono a sdoganare un’immagine di femminilità sempre correlata a una fisicità prorompente, seduttiva, procace, sinuosa, anche se scarsamente pensante.

Donne e tv
Le donne che solitamente vediamo in tv o che vengono “adoperate” come immagine per alcuni spot pubblicitari sono sempre donne con una determinata fisicità e immagine correlata. Ho molto apprezzato lo scorso festival di San Remo che si è finalmente avvalso di donne scelte più per la loro personalità che fisicità, aumentando a dismisura il valore dello spettacolo.
Guardando con un po’ d’attenzione la televisione, tra pubblicità e programmi televisivi, passando dal famigerato bancone di Striscia la Notizia sino ad arrivare alle tante vallette mute, semi mute o sgrammaticate, letterine e così via, ci rendiamo conto di come l’immagine della donna abbia sempre avuto un  ruolo centrale. Talvolta scorporata dal contenuto.
Come se, donne brutte ma colte, in sovrappeso ma pensanti, non potessero rappresentare dei validi modelli identificativi adeguati.

La donna in tv, soprattutto in passato, doveva aderire a modelli estetici ben chiari, non era indispensabile che fosse sin troppo qualificata sul piano della formazione o della competenza. La bilancia doveva propendere per l’esteriorità; quindi era di fondamentale importanza che avesse un bel viso e un bel corpo.

Osservando alcuni programmi del passato, sembrava quasi che la donna fosse un accessorio per l’uomo o per un programma tv, come se il suo ruolo fungesse da “complemento d’arredo”. Alla donna era vietato avere, o per lo meno non era indispensabile, un’identità autonoma.

Congressi e riflessioni cliniche
Si e’ svolto a Milano un importante convegno, “Donne TV” organizzato dal giornale “A”, con i top manager delle reti nazionali (Giovanni Stella ex presidente di La 7, Andrea Zappia sky italia, Maria Latella direttore di A, Mauro Crippa informazione mediaset), il coro era univoco:

“Le donne e per di più belle aumentano gli ascolti incollano i telespettatori alla tv e facilitano un processo imitativo negli adolescenti”.

Il mercato preferisce una donna sempre e comunque vicina ai cliché, perché fa impennare l’auditel, quindi compromessi mediatici o immagini di donne non proprio bellissime, ma di sostanza, non transitano alla TV.

L’ immagine della donna è sempre correlata alla dimensione della casa, famiglia, bucato o a quella della seduttrice e femme fatale, come se non ci fosse un range intermedio che potesse contenere altri ruoli o altre fisicità, magari meno omologabili.

Uno studio di Paola Panarese, ricercatore di sociologia della Sapienza di Roma, ha analizzato 756 ore di TV di seguito e quasi diecimila spot pubblicitari proclamano una donna come ancella della casa, angelo del focolare, accuditiva per i propri bambini e propri uomini.
Insomma, decisamente poco emancipata.
Nessuna immagine di donna medico, avvocato o manager, come se questi ruoli non possano trovare spazi adeguati nelle svariate pubblicità.

Sostiene la dottoressa Panarese che la donna viene chiamata in causa più per la sue qualità fisiche o “di brava casalinga” che non per la sua preparazione e intelligenza.
Soltanto una volta su sette  appare in ruoli cruciali come la professione medica o quella manageriale.

Sembra infatti che la tv faciliti il proliferare di luoghi comuni sulla femminilità, e sembra quasi che una donna bella e seduttiva non possa essere anche pensante o lavoratrice indefessa. O amare e accudire la propria famiglia.
Sembra anche che una donna brutta o non seduttiva non possa mostrare la propria fisicità perché non confacente allo “sguardo del pubblico”.

Da donna, oltre che da clinico, mi chiedo perché debba essere così faticoso essere donna?
Perché una donna, bella, brutta, morbida, legnosa, seduttiva, debba essere valutata per la sua fisicità e non per le infinite tante altre possibili doti? Anche e soprattutto invisibili. La parità, che non equivale all omologazione delle diversità tra i generi, talvolta, sembra ancora molto lontana, altre volte più un miraggio che un presagio.
Credo fermamente che ci sia davvero tanto da fare e tanto da studiare per far passare messaggi meno ghettizzanti e più consoni all’identità e al ruolo della donna.

Dottoressa Valeria Randone

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