Per simulare la verginità, nasce il kit per l’imene artificiale

//Per simulare la verginità, nasce il kit per l’imene artificiale
  • Imene artificiale

Chi la conserva a lungo in attesa del principe azzurro, o del potenziale marito.
Chi invece preferisce non darle alcun valore, ne fisico ne simbolico.
Chi, in culture lontane dalle nostre, attua la mutilazione dei genitali femminile (MGF) per evitare che la donna possa avere accesso alla sfera del piacere.
Chi, addirittura, pensa di ricostruirla chirurgicamente – imenoplastica – per simulare la verginità.
Chi invece, solitamente la donna vaginismica, desidera recidere chirurgicamente l’imene, per non affrontare i blocchi psichici: l’imenectomia.
Chi ancora, solitamente uomini ricchi e potenti, desidera acquistare, spesso online, la prima volta di una donna vergine.
Ovviamente pagando cifre vertiginose.
Ed adesso nasce il kit per ricreare l’imene artificiale.

Sulla “verginità” delle donne ruotano tante necessità, aspettative, ed anche, fantasie.

Cina ed imene artificiale
Viene prodotto e commercializzato un imene artificiale deputato a simulare la verginità della donna.
sembra una notizia davvero paradossale, ma è tristemente vera.
In Cina, le relazioni prematrimoniali non sono viste di buon occhio.
La possibile libertà sessuale viene associata nell’immaginario collettivo a donne non matrimoniabili,  leggere e dai facili costumi.
L’imene artificiale, noto anche come kit verginità artificiale, è un tipo di protesi membranosa creata allo scopo di simulare un imene di donna integro.
Questa protesi durante il coito, rilascia un liquido rosso, riproducendo la rottura dell’imene, a testimonianza  dell’avvenuta deflorazione.
Fortunatamente, in Cina, è stata recentemente vietata la vendita online dell’imene artificiale che aveva esordito con un vero, ed inquietante, boom di vendite.
La decisione delle autorità è arrivata dopo che un team di esperti ha dichiarato decisamente pericoloso il prodotto per la presenza di sostanze che possono causare svariate infezioni ai genitali femminili.

Qualche riflessione

Anticamente nella mia Sicilia esisteva la “prova del lenzuolo”.
La deflorazione, cioè la perdita della verginità, veniva associata esclusivamente al matrimonio: la donna doveva giungere vergine ed illibata all’altare per dare testimonianza della sua integrità morale, regalando inoltre al suo sposo una vera e propria  “prova d’amore”.
L’avvenuta deflorazione veniva esibita, con connotazioni di un rituale pubblico.

La mattina successiva alla prima notte di nozze, il lenzuolo sporco di tracce ematiche veniva steso al balcone. Questo a testimonianza della mantenuta verginità fino al matrimonio.

  • Ma la verginità è davvero un valore?
  • Un valore morale?
  • La fatidica prima volta conserva ancora un aspetto simbolico?
  • È davvero una testimonianza di integrità morale, psichica, religiosa ed educativa?
  • L’integrità morale di una donna è da correlare semplicemente all’integrità del suo imene?
  • La deflorazione ha un valore per la donna o ha un valore per l’uomo?
  • Per l’uomo è davvero così tanto rassicurante avere una donna vergine?
  • Cosa cela questo “bisogno”: la paura del confronto?
  • Insicurezze?
  • Ansia da prestazione?
  • Altro?

Un po’ di storia

Volgendo uno sguardo alla storia ci rendiamo conto di quanti eventi simbolici ed importanti abbiano modificato la percezione della donna nel mondo.
La prima tappa simbolica è stata la rivoluzione sessuale che ha garantito alla donna il libero accesso alla sfera del piacere.
Segue la pillola anticoncezionale che ha invece disgiunto l’ambito riproduttivo da quello sessuale.
Seguono le pari opportunità sociali, la legge sull’aborto e, per finire, il divorzio, mediante il quale la donna può decidere di recidere matrimoni letali, malsani o, più semplicemente, non più emozionalmente appaganti.

L’altra metà del cielo di queste rivoluzioni è, però, la “banalizzazione” della verginità femminile.
La verginità ha smarrito il suo significato simbolico di integrità, fino ad assumere addirittura una connotazione negativa.
È diventata un ostacolo alla libertà, da cui liberarsi quanto prima.
Le ragazzine di oggi tendono ad omologarsi, per essere considerate, all’interno del gruppo amicale – reale e virtuale –  di coetanee, già adulte e libere sessualmente, per aderire poi allo stereotipo di identità femminile proposto dalla società massmediatica.
La verginità, oltre a correlare esclusivamente al genere femminile – quindi alla deflorazione – non ha nessun valore se la correlassimo al genere maschile.
L’uomo vergine – sarebbe più opportuno dire che non ha ancora avuto rapporti sessuali –  soprattutto  oltre una certa età, viene considerato e si considera un uomo impacciato, scarsamente virile o addirittura omosessuale.

Conclusioni

Immaginare che nel 2015 le donne debbano ancora avere accesso a queste strategie per difendere la loro morale, è assurdo.
Ri-dare il giusto valore alla prima volta – corredarla di emozioni, ove possibile amore, coinvolgimento e consapevolezza –  è compito di noi clinici che ci occupiamo di educazione emozionale e sessuale, per evitare il dilagare di falsi miti e “presidi” come questo che non fanno altro che compromettere la salute fisica e psichica della donna.

By | 2017-02-14T18:56:08+00:00 16 novembre, 2015|Categories: Articoli|

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