La terapia dell’immaginario erotico

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Mi trovo spesso ad ascoltare e contenere giovani e meno giovani, uomini o donna, spaventati perché si trovano a dover fare i conti con il loro immaginario erotico.
Molti pazienti mi raccontano della loro sessualità come se fosse un esercizio ginnico: monitorato, osservato, valutato quantitativamente e con modalità di verifica.
Modalità  fortemente ansiogene.

“Il sesso non prospera nella monotonia.
Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo non ci sono sorprese a letto”.
Anaïs Nin

L’immaginario erotico spaventa, anzi terrorizza.
Avere delle fantasie perverse durante un rapporto sessuale è sano, ludico?
Normale?
Patologico?
Nocivo o pericoloso per la coppia?
Perverso?
Parafilico?
Le fantasie rappresentano un surrogato – sostituto consolatorio – dell’intimità o nutrono l’intimità durante i suoi momenti di difficoltà e di noia coniugale?

Quando si trattano spinose – e scarsamente investigabili – argomentazioni come l’immaginario erotico, la prima domanda che viene rivolta a noi clinici è relativa alla “normalità” dell’immaginario e dei suoi possibili contenuti ed utilizzi.

Il racconto del paziente, e le fantasie?
Dai loro racconti emerge come la loro interpretazione della vita sessuale, sia collegata ad uno schema lineare, intrappolata in un atto unico, mirato e concentrato sul rapporto coitale e sul raggiungimento dell’orgasmo, glissando soprattutto sulla dimensione dell’erotismo e dell’immaginario.
Nell’immaginario collettivo dei giovani, risuonano argomentazioni correlate ad una sessualità esuberante, quantitativamente appagante in termini di durata e numero di rapporti sessuali possibili, dimensioni da attori di film hard, orgasmi multipli delle loro partners, e così via.
La sfera della sensualità e relazionalità, della dimensione coppia e dell’immaginario, oltre che dei sentimenti, sembra essere scorporata della sfera della genialità.
Tutto ciò, sarà mai possibile?
Nell’immaginario collettivo, ben nutrito da falsi miti sulla sessualità, l’intimità dovrebbe funzionare con modalità meccaniche ed automatiche.

Le emozioni servono davvero?
La sessualità è correlata.che ci piaccia o meno, alla sfera delle emozioni.
Emozioni che abitano tutti gli esseri umani.
Molto spesso, alcuni dei miei pazienti adoperano il talamo, per possibili riconciliazioni o per strategia difensiva di evitamento delle difficoltà; abitudine alquanto dannosa, oltre che disfunzionale.
Le emozioni, da quelle disturbanti ed inquietanti, intriganti e spregiudicate, o concilianti, andrebbero investigate e sapientemente adoperate, anche sotto le lenzuola.
La terapia sessuologica, insegna alla coppia a decodificare la sfera delle emozioni, imparando a frequentare tutte le “stanze” del loro mondo emozionale, al fine di evitare “sabotaggi emozionali” alla sessualità.

L’immaginario erotico che ruolo ha nella sessualità?    
L’“anamnesi dell’immaginario erotico”, è una tappa molto delicata del colloquio sessuologico, deve essere infatti svolta con tatto e cautela, raccogliendo soprattutto informazioni sulle prime esperienze erotiche e sui fantasmi che queste hanno potuto generare.
Una seconda tappa anamnestica, investiga la natura del fantasma preferito, i fantasmi eccitatori pre-orgasmici ed orgasmici, le sensazioni che li accompagnano (rabbia, ostilità, tenerezza, dominio, sottomissione) ed il grado di implicazione della persona nei propri scenari fantasmatici.
E’ opportuno ai fini terapeutici, conoscere i “contro investimenti fantasmatici”, cioè i fantasmi che possono avere un valore anti-erogeno o ansiogeno.
La fantasia, rappresenta una preziosa risorsa immaginativa, coltivata individualmente o all’interno della coppia, produce la spezia per l’erotismo e, regala la capacità di andare ovunque.

Conclusioni

L’immaginario erotico esiste, e serve moltissimo durante l’intimità.
Una coppia con un buon livello di empatia sessuale infatti, può condividere – e giocare con lui- lo scenario fantasmatico, arricchirlo con un processo di condivisione sotto le lenzuola, trasferendo la sessualità nella stanza dei giochi!

Il maggiore afrodisiaco è senza ombra di dubbio  la mente;  luogo simbolico deputato alla produzione ideica di immagini che risuonano con modalità amplificate, a seconda del contenuto, della  storia di vita del paziente o della coppia, del riverbero emozionale e del grado di eroticità che ha quella fantasia.
Ricordiamoci che, spesso, molti partner si scelgono in base al loro immaginario, come se fossero guidati da una sorta di radar inconscio.

L’Amore però, rappresenta sempre  il più potente degli afrodisiaci.

Dottoressa Valeria Randone

By | 2017-01-27T08:17:45+00:00 8 giugno, 2010|Categories: Articoli|Tags: , , , |

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