Mamme o carriera, o mamme in carriera?

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  • Mamme in carriera

E’ possibile essere mamme ed essere in carriera?
E’ davvero un contro senso in termini?
Alla “donna mamma” è consentito pensare alla realizzazione di sé ed alla maternità?
Tutte le mamme devono rinunciare alla carriera, all’appagamento, al giusto proseguo di tanta fatica pregressa?

Qualche riflessione 
Avere un bambino, soprattutto oggi, viene spesso interpretato e vissuto come un vero ostacolo alla carriera, essenzialmente della donna.
L’uomo invece, non risente della nascita dei bambini, anche perché storicamente e culturalmente la dimensione della fatica e dell’accudimento è deputata alla figura della madre.
Allattamento al seno, cure continue, nottate in bianco, i primi mesi – forse anni – sembrano essere coniugati al femminile.
Recentemente le leggi italiane si sono adeguate alla comunità europea, estendendo il congedo parentale anche ai padri; la “paternità” infatti, è caratterizzata da un periodo di sospensione dall’attività lavorativa, sempre ovviamente retribuita, da dedicare alla cura della prole.
Le aziende italiane, penalizzano spesso le mamme che lavorano, molte donne infatti, dopo la nascita dei figli, valutano se lasciare o meno il lavoro, vivendo la maternità come una vera alternativa alla carriera lavorativa.

Legge, aziende e nuove proposte
Nasce in Italia il progetto MaaM, acronimo di “Maternity as a Master”, ovvero “maternità come master”.
Le aziende che aderiscono a questo progetto, decidono di adoperare le qualità psichiche e relazionali che le donne sviluppano durante la gravidanza, come l’intelligenza emotiva, la capacità d’ ascolto, la capacità di lavorare in multitaskig, l’incremento del livello di organizzazione e così via.
L’ideatore del progetto è Andrea Vitullo (in-spire.biz, società specializzata nella formazione di Leadership) e Riccarda Zezza, di Spazio C Milano.
L’idea parte dal libro edito dal Rizzoli, “Il cervello delle mamme“, libro che spiega come il cervello delle donne gravide prima e mamme dopo, inizi a funzionare con modalità differenti, “producendo essenzialmente dopamina, l’ormone dell’attenzione, della memoria a breve termine e dell’efficienza”.

L’idea centrale del progetto è di potenziare la presenza delle mamme nel mondo del lavoro, farle entrare in contatto con le loro nuove potenzialità, insegnare loro come riconoscerle, potenziarle e soprattutto adoperarle e canalizzarle al mondo della produttività, facendole diventare “super mamme manager”, coniugando maternità e desiderio di affermazione di sé, elementi che storicamente sono sempre stati in conflitto perenne.

Basterà un master per saper fare le mamme?
Basterà essere mamme, per riuscire nella carriera?

Essere genitori, più che fare i genitori, è davvero molto complesso, faticoso, ed affascinante al tempo stesso.
Se la legge italiana aiutasse le mamme lavoratrici, ed incentivasse i genitori, forse non ci sarebbe bisogno di campagne come il Fertility day.
Personalmente non credo sia così semplice e dalla lineare lettura, ma studiare gli effetti della maternità sull’efficienza ed adoperare il bagno ormonale, speso vissuto come sgradevole, invalidante e responsabile di periodi bui, forse potrebbe essere il primo passo verso la valorizzazione delle “mamme acrobate” che lavorano, badano ai figli, alla casa e, quando riescono, anche a loro stesse ed alla loro coppia.

Dottoressa Valeria Randone

By | 2016-11-21T18:56:08+00:00 17 ottobre, 2013|Categories: Articoli|

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