Sessualità malata, le parafilie o perversioni sessuali

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La sessualità affascina e spaventa.
La sessualità seduce ed incanta, come il pifferaio magico.
Ed ancora, spesso, segue sentieri impervi ed imprevisti.
Non sempre segue l’innamoramento e l’amore, e può manifestarsi con modalità scisse ed inquietanti.

E se non fosse normale?
Molto spesso mi vengono poste domande circa la “normalità o anormalità” di svariati comportamenti sessuali.
In realtà, nel rispetto di un partner adulto e consenziente, niente è perverso.
Il primo distinguo diagnostico da fare è, comunque, quello tra perversioni hard e soft.
Le prime, sono dette parafilie – quindi indispensabili per accedere al piacere-, le seconde, sono invece, dei  giochi erotici, i quali anche se audaci, non sono indispensabili per il piacere sessuale.

Le parafilie

Le parafilie o perversioni sessuali, sono degli impulsi sessuali, seguiti da comportamenti e nutriti da fantasie, indispensabili per raggiungere l’eccitazione, che coinvolgono bambini, oggetti inanimati o persone comunque non consenzienti.
Questi comportamenti hanno un carattere di  “rituale”, spesso coatto e compulsivo, indispensabile per il raggiungimento dell’eccitazione e della risposta orgasmica.

Tra le più frequenti abbiamo:
l’esibizionismo
la pedofilia
il froutterismo
Il voyeurismo
il sadismo
il masochismo sessuale
 il feticismo
ed il travestitismo

L’esibizionismo è caratterizzato dall’esposizione  improvvisa dei propri genitali ad un estraneo, che non gradisce e che viene colto all’improvviso.
Tale gesto può essere associato alla masturbazione, ed avviene spesso in pubblico. L’eccitazione infatti, è data proprio dalla dimensione pubblica, perché capace di creare imbarazzo e, spesso, umiliazione in chi si trova a dover subire tale gesto.
Solitamente, il soggetto non tenta di avere rapporti sessuali con la vittima, ma l’eccitazione deriva dal fastidio e disagio che crea nella vittima.

La pedofilia è caratterizzata da comportamenti sessuali aventi come oggetto del desiderio bambini, maschi o femmine, spesso davvero molto piccoli.
Il pedofilo, talvolta può adottare comportamenti sessuali violenti nei confronti della vittima, oppure altri caratterizzati dalla semplice visione o palpazione del corpo nudo del bambino.
Molto spesso la pedofilia è associata a comportamenti incestuosi, ossia il comportamento sessuale deviante si manifesta all’interno del nucleo familiare, ristretto o allargato.
Il pedofilo non è consapevole del danno psico-fisico che procura al bambino, ma crede fermamente di donargli amore ed attenzioni.

Il froutterismo comporta invece, il toccare con modalità comportamentali furtive, o lo strofinarsi su una persona non consenziente, il soggetto trae eccitazione dall’immaginare di consumare rapporti sessuali con la vittima.

Il voyeurismo è caratterizzato dalla visione furtiva di corpi nudi o di persone che stanno consumando attività sessuali.
Il voyer trae eccitazione esclusivamente dalla visione che sfocia sempre in autoerotismo,  non cerca mai di creare occasioni di contatto fisico o di abusare delle sue vittime.

Il masochismo sessuale è caratterizzato dal bisogno di provare sofferenza fisica e psichica, associata ad umiliazione, per poter provare piacere sessuale.
Il sadismo sessuale è invece,  caratterizzato dalla necessità di procurare sofferenza fisica e psicologica alla vittima (spesso queste due parafilie, si intersecano l’una con l’altra).

Il feticismo comporta l’uso di oggetti o abiti di abbigliamento femminile per il raggiungimento del piacere che poi si traduce in attività masturbatoria.

Il travestitismo sessuale è caratterizzato invece, dal bisogno di indossare abiti del sesso opposto, solitamente femminile, per provare piacere.

Quale terapia?
Il percorso terapeutico è estremamente complesso e difficoltoso, soprattutto perché il parafifico non ravvisa la necessità di essere curato o guarito, in quanto i suoi disturbi sono “ego-sintonici”, cioè in sintonia con il suo io e, per tal motivo non si percepisce come malato.
Le uniche “speranze terapeutiche” si possono ravvisare  quando il paziente vive all’interno di una coppia, raro ma possibile , mettendo in scena infatti,  il comportamento disfunzionale all’interno della coppia, crea disagio e sofferenza alla  partner .
Nella mia pratica clinica mi capita frequentemente di offrire momenti di ascolto a confusione  e dolore di chi vive con un parafilico.
Il partner, non sapendosi orientare su ciò che vive  e su ciò che prova, chiede una consulenza per capire un po’ di più, e decidere il da farsi.

By | 2017-02-09T11:00:13+00:00 25 gennaio, 2016|Categories: Articoli|

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