“L’attesa del piacere è essa stessa il piacere” G.Ephraim Lessing

Dalle lettere d’amore sigillate in cera lacca, di atavica memoria,  alle chat lapidarie di whatsapp.
Dalle rose rosse ai fiori finti delle chat.
Dalla gradualità, come amplificatore del desiderio, al tutto e subito.
Dalla seduzione dell’attesa alla lapidarietà dell’etere.
Dal corteggiamento agli amici di letto, o allo scambio di coppia.
Dalle parole alle emoticon.
Le parole, ancor di più per iscritto, sono ormai davvero in estinzione, soprattutto in amore e nel l’intimità.
Qualche riflessione: Le parole in amore, un potente afrodisiaco.
In un momento storico di sovraesposizione a stimoli sessuali, di tutto e subito e di pornografia ad oltranza, un biglietto ben scritto, provocante o seduttivo, accende le fantasie erotiche, anche le più recondite ed audaci, molto di più di un’immagine esplicita.

Dal sexting alle parole in amore
In un momento storico di visione a oltranza e di sexting, di immagini al posto delle parole, la “verbalizzazione del desiderio“, ossia l’amore ed il desiderio tradotti – o anticipati e comunicati – in parole, è davvero un potente afrodisiaco.
Come sessuologo clinico mi ritrovo ad assistere a frequenti insoddisfazioni coniugali, dettate da incomprensioni sessuali, rinforzate da silenzi protratti, misti a malinconia e disillusione.
Il sesso è un argomento molto diffuso, direi quasi abusato, ma quando si parla della propria di sessualità, un velo di mistero associato a un’estrema difficoltà di comunicazione, viene a insinuarsi sotto le lenzuola.

La donna e l’uomo, e le parole
Solitamente la donna, ha una capacità e una facilità maggiore nell’esprimere le proprie emozioni e i propri desideri, divenendo talvolta audace, talvolta, aggressiva, nella comunicazione e nel partecipare i propri desideri erotici.
L’uomo, per cultura, educazione ed identificazione nel ruolo, è meno verbale e, forse meno attento a certe sfaccettature dell’intimità.
Nel tempo, silenzio dopo silenzio, incomprensioni dopo incomprensioni, il desiderio sessuale, se non vivificato e decodificato, tenderà a scemare, a volte fino alla sua estinzione.

Qual è il giusto atteggiamento mentale, emozionale e verbale, per affrontare questo difficile e spinoso argomento associato alla sfera dell’intimità e della sessualità?
Ottimale sarebbe non cedere nell’immediata tentazione del terrorismo psicologico e sessuale, dove i partners litigano, si offendono, si squalificano, si ricattano e minacciano abbandoni e tradimenti consolatori.
Le rappresaglie verbali, mosse e nutrite dalla rabbia, dall’odio e dall’insoddisfazione, non aprono affatto la strada alla comunicazione, allo scambio utile e proficuo per una buona e più vibrante sessualità.

La verbalizzazione
Verbalizzare, con sincerità, empatia, coraggio e un linguaggio non offensivo, le proprie diversità, i propri desideri, rappresenta un primo proficuo passo verso la chiarezza sotto le lenzuola, evitando di nutrire confusività ed assenza di desiderio sessuale.
Spesso la paura di non essere riconosciuti, di non essere compresi, di essere considerati differenti dall’oggetto d’amore, blocca ogni forma di comunicazione e di emotività associata alla sfera della sessualità.
Una strategia veramente proficua è quella di evitare assolutamente il “talamo”, per affrontare e risolvere i problemi associati al sesso; non è affatto utile alla coppia adoperare la sessualità, come “strategia riparatrice e terapeutica”.
Il talamo funge da amplificatore dei conflitti psichici, sessuali ed emozionali.
Le difficoltà coniugali e sessuali vanno decodificate e affrontate fuori dal letto; se dovessero persistere incomprensioni o disguidi orizzontali, ottimale sarebbe chiedere una consulenza sessuologica, per vivificare talami sopiti e sofferenti.

Valeria Randone