Sex e tablet: L’ipad con il burqa

//Sex e tablet: L’ipad con il burqa
  • ipad con il burqa

Nonostante Striscia la Notizia sdogani un concetto di normalità associato alla donna araba – o almeno ci tenti -, la sottomissione della donna all’uomo continua a regnare sovrana.
Nasce infatti, un ipad libero si di navigare, ma le finestre sul mondo sono con i paraocchi.
Finestra percettiva si, ma con l’oscurante.

Il nome che gli è già stato dato è, infatti,  “Ipad con il burqa”.
Nasce a Dubai, negli Emirati Arabi, il nuovo tablet al femminile, destinato esclusivamente alla donna araba di oggi.

Si chiama infatti “EPad Femme”, proprio per la sua declinazione al femminile.

In un paese dove la videocomunicazione è severamente vietata, Skype bandito, perché possibile forma di esibizionismo, la donna araba deve assolutamente portare il burqa.
Questo simbolismo importante, che testimonia la supremazia ed il dominio maschile, è stato esteso anche alla dimensione informatica.
Anche il colore del tablet conferisce una chiara impronta alla dimensione dell’identità di genere, l’ipad infatti è di colore rosa.

Il tablet rosa, ma censurato
La navigazione mediante questo “tablet censurato” ha notevoli filtri, e molti sito sono addirittura bloccati dalla casa produttrice.
Le app concesse sono le seguenti:
dolci, spezie, trova la taglia, yoga, acconciature per lei, gravidanza felice e lista della spesa.
Credo che il tutto si commenti da solo!

L’immagine della donna rimane strettamente correlata ad una dimensione domestica, accuditiva, scarsamente sessuata e soprattutto pensante ed  emancipata.

Donna araba: tra  sottomissione e  protezione
La donna che nasce e cresce nella cultura araba, è una donna sminuita come valore, una donna alla quale non è dato pensare, desiderare, essere.
Il velo, detto burqa, di antichissima tradizione e simbologia semitico-assirobabilonese, assume un “significato simbolico di protezione” che l’uomo offre alla donna sin da ragazzina, per evitare che con il suo sguardo, bocca e capacità di seduzione, si potesse mettere nei guai o potesse essere oggetto di attenzioni da parte di altri uomini del paese.
Le dinamiche di potere a cui le donne arabe sono ormai sottomesse ed abituate, sembrano far parte dei  rituali di corteggiamento e rappresentano una delle tante declinazioni d’amore che l’uomo arabo attua da generazioni.
Nei paesi più rigidi e conservatori  lo sguardo femminile viene letto come un tabù, come un reale problema, e come una destabilizzante forma di seduzione.
Una donna araba infatti, non dovrebbe mai solo immaginare di alzare lo suo sguardo verso un uomo, sarebbe considerata una violazione gravissima.
La donna araba “appartiene” totalmente al suo uomo, non può cambiare le regole, essere autonoma, decidere.
Le rimane soltanto la possibilità di subire con amorevole e piacevole sottomissione.
L’uomo arabo, percepisce lo sguardo femminile, come lo strumento più seduttivo ed al contempo offensivo, lo vive come un chiaro “attacco  alla sua  onnipotente identità maschile”.

La doppia pelle, il burqa
In realtà, il burqa, rappresenta per le donne  una sorta di “doppia pelle”.
Una barriera invisibile tra le loro pulsioni ed il loro mondo interiore, il loro sguardo ed il mondo esterno.
Il burqa delle donne arabe è spesso, un “burqa indossato sul piano mentale”, un burqa che testimoni ed attesti la supremazia ed il potere dell’uomo sulle donne.
Un burqa che da sempre, generazioni dopo generazioni, è stato propedeutico all’egemonia maschile.
Molte donne hanno deciso di non indossare più il velo , ma soltanto nei paesi in cui la legge non lo vieta chiaramente, questa negazione e rifiuto del burqa rappresenta un chiaro attacco al potere maschile ed alle tradizioni di maschilistica memoria, tentando di spianare la difficile strada verso l’emancipazione e l’autonomia.

Dottoressa Valeria Randone

By | 2017-04-09T09:11:59+00:00 15 marzo, 2013|Categories: Articoli|

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