Transessualismo: tra il sesso mercenario ed il disturbo di identità di genere

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Il transessualismo sembra essere oggi un argomento ridondante su riviste modaiole e scientifiche, su talk show televisivi ed in salotti privati.
Se ne parla, se ne parla tanto, e tanto male,  soprattutto in correlazione a notizie scandalistiche e modaiole.

Chi è il trans.
Il trans è colui o colei, che nasce appartenente ad un sesso biologico, e sin dall’infanzia sviluppa una forte e persistente identificazione nel sesso opposto, manifestando un desiderio imperante di poter vivere nel ruolo dell’altro sesso.
Il tutto corredato da  un bisogno estremo di essere riconosciuti ed accettati dalla società come appartenenti al sesso scelto.
Tale condizione  viene chiamata DIG, disturbo dell’ identità di genere, detto anche disforia di genere.

Qualche nota clinica
Da un punto di vista epidemiologico, il disturbo è molto più frequente nella forma “andro-ginoide”, cioè quando il paziente nasce maschio e desidera “ transitare” verso il sesso femminile, piuttosto che “gino-androide”.
Il transito da un sesso all’altro è, indubbiamente, un percorso difficoltoso, lungo e doloroso.
Prevede un passaggio obbligato dalla menzogna nei confronti degli affetti più cari (nessun genitore accetterà di buon grado una confessione del genere da parte di un figlio, nemmeno il più tollerante).
Passa spesso, dalla prostituzione: strumento veloce e facilmente remunerativo, per poter pagare le costose cure ormonali ed il chirurgo plastico.
Questo “transito verso” viene accompagnato dall’obbligatorietà di reggere i costi emotivi molto elevati, dalla non accettazione della propria famiglia d’origine, e da grandi quote di sofferenza.
La famiglia solitamente, vive tale evento come un attacco acuto al narcisismo ed all’identità genitoriale.
Insomma, una sorta di tradimento.

Cosa succede in queste anime ed in questi corpi che determina l’obbligatorietà di transitare da un sesso all’altro?

Trattasi di fattori genetici, ambientali, familiari o psicologici?

Non si può immaginare di  trovare un’unica causa scatenante da poter identificare come una sorta di caccia alle streghe, per comprendere di chi è la colpa associata a questo doloroso disagio esistenziale.
Le cause sono svariate, e sono miste.
Fattori genetici, ambientali, familiari e psicologici, si intersecano creando una ragnatela emotiva da cui è veramente difficile poterne uscire, se non a seguito di un’intervento di “rassegnazione chirurgica del sesso biologico”.
Non tutti i transessuali approdano  però, a questa scelta così estrema e risolutiva che modifica anatomia dei genitali esterni ed interni, identità e sessualità e, soprattutto, la carta di identità.
Dalle raccolte anamnestiche dei pazienti che ho in cura,  ho imparato a differenziare il transessuale, quello vero, sensibile, sofferente, con l’anima malata, con un unico progetto di vita possibile (l’intervento), dal transessuale che adopera questo suo disturbo di identità di genere per soddisfare aspetti ampiamente remunerativi ( che mai invece,  penserebbe ad un intervento così drasticamente estremo e risolutivo).

L’altra metà del cielo, il cliente del transessuale

Caratteristiche del cliente tipo.
Il cliente tipo che va con i trans, viene mosso da meccanismi erotici differenti rispetto alla ricerca della semplice prostituta donna.
Il cliente tipo infatti, è mosso da inconsce e massicce tendenze omosessuali che nel rapporto sessuale consumato con un “trans non operato” vengono ampiamente soddisfatte.
Tendenze che spaventano, e che vengono tenute ben celate e mascherate dai grossi seni, e dai tratti fenotipicamente femminili del transessuale.
Un altro aspetto da non sottovalutare durante il rapporto sessuale con un trans è l’incontro, estremamente rassicurante, con la genitalità maschile, che si contrappone ad una sessualità femminile richiedente , aggressiva, e spesso vampirizzante.
L’uomo, a volte,  facilitato dall’ausilio di droghe che  aiutano a spostare i limiti della censura cosciente, si rasserenano nel non dover essere obbligatoriamente adeguati sessualmente.

Il transessuale diviene quindi, un “pusher di emozioni estreme” e non qualunquistiche, che dietro ombre di propria  infelicità  si paga  il difficile e complesso transito verso il sesso opposto.

Valeria Randone

 

By | 2017-04-16T19:13:45+00:00 8 giugno, 2010|Categories: Articoli|

2 Commenti

  1. Giovanni 20 aprile 2017 al 18:55 - Rispondi

    Buonasera,

    Io vorrei un approfondimento in merito a questo articolo.
    Mi spiego, io ritengo molto giusta la descrizione del cliente che va dal suo “Pusher di emozioni estreme”,
    ma proprio per questo vorrei porle questo quesito: Quindi il “drogato” cliente come deve uscire da questo circolo vizioso?
    Può uscirne o è condannato a vita. Deve andare verso un accettazione di una omosessualità evidentemente celata e latente oppure deve inibire e combattere questi impulsi proprio come un drogato?
    Sarei proprio grato se mi desse una risposta.

    • Valeria Randone 20 aprile 2017 al 19:12 - Rispondi

      Buona sera,
      un articolo non può mai sostituirsi ad una diagnosi clinica, che è quello che serve per rispondere compiutamente alla sua domanda.
      Il drogato si droga per svariati motivi:
      depressione
      solitudine
      disagi emozionali, altro..
      Gli uomini non sono tutti uguali e non tutti amano vivere la sessualità con il transessuale per gli stessi motivi.
      Quindi, l’unica strada da poter percorrere è una consulenza con un professionista, al fine di una conoscenza approfondita della propria vita sessuale.
      Un cordiale saluto

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