Quando finisce un amore, lo strazio prede il posto della lucida rassegnazione, e il ricordo della sofferenza della speranza di una possibile riparazione.

La mancanza del partner amato occupa tutte le stanze della vita psichica, anche quelle inesplorate, così, nello stesso momento in cui si agisce una separazione, quando cioè il partner va via di casa e dalla coppia, inizia la ricerca dei perché e dei “per colpa di chi”.
Scatta la caccia alle streghe e la ricerca del colpevole, che ovviamente deve essere altro e altrove rispetto alla coppia, oppure uno dei due accusa l’altro di non essersi impegnato abbastanza.
A questa ricerca del perché vengono coinvolti i partner, gli amici, i familiari e gli amanti clandestini.
Ognuno porta acqua al mulino comune indossando i panni dell’investigatore privato, dello psicologo amatoriale, del prete e del mediatore familiare. Millantando suggerimenti, buoni consigli e letture a posteriori della trama disfunzionale della coppia.
Il risultato di questa disamina amatoriale non è mai del tutto soddisfacente e non lenisce la sofferenza per la fine di un amore.
Quasi mai, inoltre, si giunge a una verità condivisa, piuttosto a una realtà soggettiva.

La verità del cuore non coincide con la verità dei fatti

Il racconto dei fatti merita uno sguardo analitico, e non coincide mai con il vissuto e con le emozioni provate dalla coppia.
Ognuno dei protagonisti di questo rapporto strappato racconta la realtà della loro storia d’amore in maniera soggettiva, pescando o ripescando tra le emozioni provate, la sofferenza postuma, il ricordo di quanto provato, il tutto intersecato con qualche goccia di amnesia funzionale che ammanta e protegge il ricordo degli eventi.
Entrambi i partner dicono la verità, ma ognuno a modo proprio.
Ricordano gli eventi e li rivivono durante la narrazione in maniera assolutamente soggettiva. In funzione dei propri meccanismi difesa, delle quote di sofferenza non elaborate, della speranza e del desiderio inconscio di far sbocciare nuovamente quell’amore.

La fine di un amore e la caccia alle streghe. Il ruolo della rabbia

Quando un amore giunge al capolinea e quando nonostante gli impegni profusi, la pazienza e la speranza di un futuro migliore non hanno dato i loro frutti, si abbassa il sipario e il sentimento dovrebbe spegnersi insieme alle luci.
La separazione, anche se voluta o subita, è sempre adombrata da istanze mortifere, perché una scelta ne seppellisce un’altra.
Nonostante ciò, ogni fine rappresenta un nuovo inizio e può incarnare un reale momento creativo ed evolutivo per entrambi i protagonisti di quell’amore.
Durante una prima fase, il partner che ha subito la separazione, o che ha dovuto velocizzarla e agirla per difendersi dall’eccesso di dolore, spera che questo gesto così lapidario e comunicativo rappresenti una sorta di doccia fredda per l’altro partner.
Spera che lo faccia spaventare, riflettere o rinsavire, che attivi un cambiamento.
Un possibile cambiamento, però, non avviene all’improvviso e non avviene in autogestione, se non preceduto, accompagnato e attivato dal lavoro di un clinico che si faccia carico delle incomprensioni e delle conflittualità della coppia.
Comprendere le separazioni significa esplorare quella zona nella quale abitano i conflitti, il non detto, i tradimenti.
I mille perché e i mille volti di un amore, molto al di là e molto di più della caccia al colpevole.
Analizzare il processo separativo non significa addentrarsi nei meandri della verità individuale o giuridica, ma leggere la storia di quell’amore con uno sguardo analitico, non giudicante e relazionale. Oltre i fatti, oltre la ragione, oltre le parole dette.
Un tema ridondante in sede di consultazione è la ricerca del colpevole.
Colui o colei che ha causato la fine della relazione. Chi ha tramato in maniera sotterranea e misteriosa. Chi ha tradito. Chi ha sedotto e chi si è fatto sedurre.
La coppia in consultazione cerca di comprendere chi ha ragione dei due: chi soffre o chi causa la sofferenza? chi tradisce o chi viene tradito? chi va via di casa o chi resta?
Come se i partner avessero necessariamente bisogno di trovare il capro espiatorio per lenire la sofferenza provata.
La rabbia assume un ruolo decisivo nel prendere le distanze dalla sofferenza e dal partner; viene adoperata per odiare, e per non sentire la mancanza di colui (o colei) che un tempo era amore.

Perché ci si separa. La lente d’ingrandimento sull’inconscio

Le separazioni avvengono per svariati motivi. Esterni, ma soprattutto interni ai protagonisti di quell’amore e di quella coppia.
C’è chi si separa per non perire o per non morire. Chi per vivere, o sentirsi ancora vivo, e non sopravvivere.
Chi per lenire la paura della morte, o per amare altrove. Chi ancora per non soffrire più. Per amare di più e meglio, oppure, per non patire i frequenti litigi.
Può capitare anche che uno dei due scopra cammin facendo dei difetti del coniuge altamente insopportabili di cui non si era accorto prima.
Un altro motivo davvero frequente che causa e velocizza il processo separativo è la crescita in differita temporale dei partner.
Per tutta una serie di motivi, la vita li ha portati a crescere con dei tempi diversi, così, a un tratto, uno dei due si ritrova accanto a un partner dall’estraneo sapore o addirittura sconosciuto.
La noia è un altro fattore precipitante. A causa del quotidiano e della pessima abitudine di dare l’altro per scontato, i coniugi si percepiscono invisibili, poco valorizzati dallo sguardo miope del partner, e per sentirsi ancora vivi e piacenti cercano conferme e gratificazioni amorose altrove.
La tendenza alla simbiosi è un’altra causa di decesso del rapporto di coppia. Può capitare che la paura che il legame diventi asfittico e che il partner tappi le ali, inviti alla fuga.
Il silenzio alternato alla rabbia è un altro motivo per il quale la coppia può smettere di essere tale. Talvolta, il clima emotivo di una coppia diventa collerico e conflittuale, e rende complessa se non difficile la comunicazione.
Così le parole e il dialogo vengono sostituiti dalle grida mute o dai silenzi parlanti.
Il bisogno di cambiare il partner è uno degli scenari che più frequentemente abitano le crisi di coppia.
Talvolta, scatta irrefrenabile il desiderio di cambiare l’altro per renderlo più simile a sé stessi. Cambiare il coniuge è un bisogno imperante che è alla base di molti rapporti distruttivi e disfunzionali.
Quel preciso momento diventa il preludio della fine, la triste cronaca di una morte annunciata.