Il divorzio sembra essere la nuova emergenza per le famiglie odierne.

C’era una volta la famiglia, l’abito bianco, la torta nuziale e la fede al dito. C’era la volontà di impegnarsi davanti a Dio, la promessa di amore eterno, e la famosa frase “finché morte non ci separi”.
Frase simbolica e lapidaria che conferiva un non so che di eternità e di inscindibilità al legame matrimoniale. C’era anche la promessa di condividere i momenti belli e brutti, di salute e di malattia, e l’impegno di occuparsi dei figli che sarebbero venuti. Non erano frasi fatte ma promesse, anzi, assunzioni di responsabilità che avrebbero dovuto orientare la coppia di sposi nella comprensione, senza se e senza ma, dell’importanza – fatica inclusa – del cammino che avevano intrapreso.
Ora c’è la crisi, la crisi economica e la crisi delle coppie stabili.
Ci sono gli amanti e gli amori online, quelli a portata di app, insomma, gli amori ad ogni click. Ci sono i separati in casa, la sofferenza e la recita a copione.
Il tutto senza impegno, senza un eccesso di investimento emotivo e senza troppa fatica. Il fatidico “si” sembra essere ormai un lontano ricordo; ai matrimoni – sempre meno in auge – si sostituiscono le convivenze e i legami a termine, senza impegno. E poi, c’è il divorzio.

Dal divorzio psichico al divorzio giuridico

Il divorzio psichico dopo avere lavorato a lungo in sordina lasciando tracce di dolore e sofferenza, lascia il posto al divorzio giuridico.
L’astio, l’acredine e i litigi lasciano spazio alla contrattazione, più o meno civile, o più o meno violenta.
Il progetto di una separazione senza astio è, senza dubbio, un esercizio di fantasia non privo di fascino, ma dalla difficile attuazione.
Le minacce casalinghe, infatti, travalicano le mura domestiche e si traferiscono negli studi degli avvocati, diventando oggetto di corpose pratiche burocratiche.

I figli rimangono in attesa di divorzio

Inizia il cambiamento. La metabolizzazione del dolore e la gestione dei figli.
Figli dilaniati dalla sofferenza, dalla separazione e, spesso, dalla cattiva gestione del divorzio da parte dei genitori.
Gli stessi genitori che li hanno messi al mondo e che li avrebbero dovuti proteggere anche da loro stessi. Genitori che smettono di essere coppia, ma che non potranno mai smettere di essere genitori.
I figli, anzi, “i poveri figli”, da alibi per la non separazione diventano moneta di scambio, incarnano il ricatto per gli alimenti – il più costoso e vendicativo possibile quando la coppia diventa collerica e quando ci sono tradimenti in corso -, diventano figli a giorni alterni: una sorta di bagaglio a mano da far transitare di casa in casa.

L’epoca degli zainetti e dei weekend alternati

Inizia l’epoca degli zainetti, dei weekend alternati, dei doppi pigiami e della confusione mentale. Questa nuova condizione sembra ormai essere una sorta di “normalità sociale”, ma non ha nulla di normale per la psiche e la qualità di vita dei bambini. Libri sparsi in due case, il cuore qui e il corpo li.
Due alberi di Natale, due presepi, due cuori.
Un sabato con un genitore e un sabato con un altro, magari con la nuova fidanzata o fidanzato con cui dover coabitare, unitamente al dolore dell’anima e ai sensi di colpa per la separazione. Il bisogno di stabilità dei bambini, vittime innocenti, si scontra contro la decisione dei genitori di mettere fine al loro legame.
Le coppia destinate – o costrette – ad amarsi per sempre non esistono più, ci cono invece, sempre più coppie divorziate, divorziande, separate in casa che portano con sé una nuova e dolorosa realtà: i “figli del divorzio“.
La famiglia che contiene, che rassicura, che protegge, va in pezzi, e i bambini che ne abbiano voglia o meno verranno assegnati, nella migliore delle ipotesi a entrambi i genitori a giorni alterni, nella peggiore, a uno solo dei due.
I bambini, solo perché sono stati messi al mondo, andrebbero potetti dal dolore. Sempre.

Quando un amore muore, e ci sono già dei figli, cosa sarebbe più utile fare per arginare i danni?

Quando si sceglie un partner, solitamente, si pensa e si spera che sia per sempre.
Le scelte d’amore – talvolta cieche, collusive o malsane, o frutto di ferite d’infanzia, centrate più sul bisogno che sul piacere – portano a un investimento emozionale nel legame, spinta propulsiva che porta poi, a mettere al mondo dei bambini. La fatica postuma data dalla condizione di “famiglia” – condizione ben più complessa dell’essere coppia – , unitamente alla coppia che barcolla, ma che forse barcollava già da prima, porta la coppia di oggi a non impegnarsi nella ricostruzione, ma a propendere per una precoce separazione.
Rimanere dentro un legame faticoso, doloroso o impegnativo, è, senza ombra di dubbio, un cammino irto di ostacoli e di frustrazioni ben più cospicue rispetto a un divorzio rapido che pone le basi per nuovi inizi, spesso ad alta gradazione erotica ed emozionale. Ovviamente, finché dura.
I bambini però, non sono responsabili dei naufragi dei loro genitori, e desidererebbero che a loro il divorzio non toccasse mai.

C’è anche chi non sceglie

Alcuni coniugi, pur abitando dentro un matrimonio già naufragato da tempo, vedono la separazione come un trauma da dover evitare ai loro figli – e ai loro conti correnti! – e rimangono intrappolati in una coppia immobile dove non sono né felici né tristi. I protagonisti di questi amori infelici sono davvero tanti.
Si nutrono di tradimenti, di trasgressioni online, di frequenti stati d’ansia, ma non scelgono. La paura li attanaglia e li tiene falsamente legati al caldo e rassicurante abbraccio del matrimonio.
Temono per eventuali crolli economici, estorsioni e salatissimi alimenti.
Scelgono così la “non scelta”, una triste condizione di indigenza affettiva, ma di libertà economica.

I figli del divorzio: eredità dolorosa e infanzia frammentata

La coppia oggi ha scorporato l’impegno dal sentimento. Amare è ben altra cosa dall’innamoramento, obbliga all’impegno e alla cura del legame.
I sentimenti di oggi sembrano avere caratteristiche di provvisorietà, sono prevalentemente a termine, e la dimensione di coppia non è più una speranza, ma una minaccia.

Come vivono i bambini questo precariato affettivo?

Senza dubbio male.
Sembra infatti che le separazioni rendano i bambini più vulnerabili, più insicuri e meno capaci di credere nell’indissolubilità della famiglia.
La base di vulnerabilità ereditata, verrà poi trasferita nei loro successivi legami di coppia. Approderanno al matrimonio con più cautela per evitare di vivere nuovamente quello che ha ferito la loro infanzia; opteranno per una convivenza, per scelte amorose effettuate per prove ed errori, con una cautelativa e simbolica “separazione dei beni e dei cuori”.
Non esistono regole attuabili per tutte le coppie e tutti i bambini, ma certamente i figli del divorzio, rischiano una fragilità psichica maggiore.
Sono bambini che sono stati catapultati nel mondo dei grandi troppo precocemente.
Sono bambini che hanno sviluppato ruoli vicarianti, diventando talvolta partner sostitutivi: moglie o marito dei loro genitori.
Sono bambini che hanno perso la loro spontaneità e la loro infanzia, iniziando precocemente a badare a loro stessi.Sono bambini “triangolati” dalle dinamiche di odio e amore dei loro genitori.
Timori e orrori che lasciano il segno.

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