Figlia adolescente ed internet

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Gentile Dottoressa Randone,
Le scrivo, perché mi reputo una madre disperata. Mia figlia di anni 16, trascorre tutto il suo tempo libero e non, su internet, aggiornando il suo blog, il suo profilo su facebbook e, scrivendosi con amici e sconosciuti.
Nel tempo, il suo spazio dentro casa si è sempre  più ridotto, sia per qualità che quantità e, quando la costringo a pranzare con noi, oltre che  ribellarsi ferocemente, pranza con il cellulare vicino al piatto, evitando di parlare con me e con suo padre.
Anche la sua vita fuori casa, in proporzione mi sembra minore di quella che passa al p.c., se trascorre anche un paio d’ore al mare con le amiche, subito dopo, pubblica le foto dell’accaduto . Ho l’impressione che viva per apparire e, che con il tempo  corra il rischio di non discriminare più cosa è reale e cosa è virtuale.
Mi aiuti, per favore, mi manca mia figlia.

 

Gentile Signora,

la Sua disamina, mi sembra molto attenta e scrupolosa della vita di sua figlia, che anche se doloroso, incarna perfettamente lo stereotipo dell’adolescenza di oggi.
Gli adolescenti, per età e cultura, hanno necessità di appartenere al gruppo (reale o on-line), appartenenza che conferisce loro conforto, riscontro, identificazione, praticamente identità; esistonose sono visibili e, per essere visibili devono necessariamente uniformarsi al gruppo di pari. Internet, rappresenta una “finestra percettiva” sul mondo, che tutto offre, ma niente spiega, creando in un’età di grandi vulnerabilità e tumulti dell’anima, confusività e necessità di omologazione. I genitori, sono spesso fuori campo rispetto alle emozioni ed alla sessualità dei loro figli, non vengono quasi mai coinvolti, sia per pudore che per difficoltà di comunicazione, a meno che non ci siano guai sessuali e relazionali in vista.
Le suggerisco, magari con l’aiuto di uno psicoterapeuta, di cercare di comprendere se i comportamenti di sua figlia, sono normalmente consoni all’età o, se nascondono una difficoltà relazionale o familiare.
Internet diviene un rifugio da situazioni reali dolorose o dalla difficile gestione, un confessore per paure, rabbie, confusioni esistenziali, uno psicologo personale, una compagnia per lenire solitudini dell’anima, un alter ego genitoriale a cui chiedere un parere, un riscontro, una parola di conforto.
Potenzi lo spazio ed il tempo, da trascorrere con sua figlia, nutra un dialogo continuo, cerchi, nel rispetto assoluto del suo mondo, di conoscere le sue emozioni, paure, mondo virtuale, la raggiunga là dove si trova.
Un caro augurio.

Dottoressa Valeria Randone

By | 2016-11-21T18:56:18+00:00 24 maggio, 2010|Categories: Domanda e risposta|

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