Marito confuso: “vado con le prostitute!”

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Gentile dottoressa Randone,
sono un uomo mediamente giovane, non brutto, colto, soprattutto coniugato e, direi serenamente, Le scrivo per parteciparLe un mio momento di confusione, tra quello che credo di desiderare e, quello che in realtà faccio abitualmente.
Da circa tre anni, a seguito di un trasferimento lavorativo, ho iniziato a frequentare stabilmente delle prostitute, donne molto belle, riservate e disponibili, con le quali, trascorrevo almeno due o tre sere la settimana.


Vivere queste abitudini, lontano da casa, mi faceva sentire quasi autorizzato, in quanto la lontananza di mia moglie giustificava i miei sensi di colpa e la mia astinenza sessuale.
Adesso, sono rientrato a casa a tempo pieno ed oserei dire che non ho più scuse. In realtà, non sono riuscito a cambiare le mie, forse poco ortodosse frequentazioni: continuo a ricrearmi quello spazio riservato di piacere con donne a pagamento!
Mi sento molto confuso e, vorrei un suggerimento da Lei.
Grazie ancora.
Vittorio.

 

 

Gentile Signore,
il rapporto con la sessualità a pagamento segue altri percorsi esperenziali, che poco hanno a che fare con il reale desiderio ed appagamento sessuale. L’atto di pagare una donna, sancisce una deresponsabilizzazione delle possibili richieste sessuali, è una sorta di contratto a termine( senza complicanze emozionali, spesso consequenziali ad un possibile tradimento), ed inoltre dal punto di vista simbolico, ripristina il “ potere” sessuale, che gli uomini hanno smarrito all’interno del rapporto di coppia ortodosso.
Dovrebbe interrogarsi sulle dinamiche del suo attuale rapporto di coppia, sulle reali caratteristiche del suo matrimonio e della sessualità coniugale, tra possibili censure, conflittualità, lotte di potere e denaro…
Probabilmente quello che ricerca in altri talami, sigillati dal pagamento, sono la concretizzazione di quello che viene a mancare all’interno di quello principale ; un’altra caratteristica da non sottovalutare è l’accondiscendenza, la tolleranza e la totale assenza di giudizio delle donne a pagamento.

By | 2016-11-21T18:56:18+00:00 24 maggio, 2010|Categories: Domanda e risposta|

2 Commenti

  1. Anonimo 1 settembre 2016 al 0:01 - Rispondi

    In assoluto, l’analisi più rigorosa e lucida che io conosca sul motivo per il quale alcuni uomini (“alcuni”… nove milioni, in Italia) vanno con le prostitute. E io so di cosa parlo, perché ne sono un frequentatore più o meno assiduo. Preciserei solo un dettaglio: a volte sono la monotonia della vita di coppia, la rigidità e la chiusura di alcune mogli o compagne (sempre la stessa posizione, niente sesso orale, e simili), o anche la scarsa frequenza con cui esse si concedono, ad indurre gli uomini ad andare con le prostitute; anche se oggettivamente la responsabilità della decisione di andarci è sempre degli uomini, perché razionalità, sentimenti ed etica dovrebbero in teoria prevalere sui bassi istinti.

    • Valeria Randone 1 settembre 2016 al 10:42 - Rispondi

      Gentile Utente,
      Esiste in sessuologia un potentissimo meccanismo che si chiama “scissione” di cui parlava sempre Freud, e che può essere racchiuso in questa frase:
      “Ci sono molti uomini che amano donne che non desiderano, e desiderano donne che non amano”.

      Sessualità mercenaria, motivazioni e cause, ed autoerotismo, vanno sempre analizzati in funzione
      della storia di vita, psichica e relazionale di chi li pratica.
      Un cordiale saluto.

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