Trans ed attacchi di panico

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Gentile dottoressa Randone,
sono una trans di anni 28, nasco in un corpo di uomo, ma con difficoltà, dolore e fatica, sto transitando in un corpo, identità e fisicità femminile.
Mi opererò il prossimo anno, non appena avrò ultimato il percorso con il mio andrologo, le perizie psico-sessuologiche ed il tribunale, mi avrà dato il nulla osta per l’intervento di riassegnazione chirurgica del sesso biologico.


Sono felice di questo traguardo, dopo tanta sofferenza ed umiliazioni, per la mia famiglia e me, finalmente un nuovo documento d’identità ed una nuova patente, nella quale foto femminile e nome coincideranno. Non mi prostituisco, studio ed ho tanti amici.
Le chiedo un parere, soffro di attacchi di panico (il cuore batte all’impazzata, sudo, tremo, ho paura da morire) che senza preavviso mi paralizzano, si impossessano di me e mi rendono impossibile vivere, sento ancora di più gli occhi della gente addosso a me e, questo mi distrugge dal dolore.
Secondo Lei c’è una correlazione con il mio disturbo di identità di genere?
Mi dia un consiglio, per favore.

 

Cara Ragazza,
Lei è veramente tanto coraggiosa, mossa da coerenza con il suo sentire. Il suo percorso non è né semplice, né lineare, sia sul piano fisico, ormonale, che psichico ed ovviamente relazionale.
Ha la grande fortuna di avere famiglia ed amici accanto, che fungono da supporto e sostegno psicologico, durante i momenti di difficoltà. Il transessualismo, non è obbligatoriamente sinonimo di prostituzione, a volte diventa un passaggio obbligato, per velocizzare il transito.
Le dico prontamente che non vi è alcuna correlazione tra attacchi di panico e disturbo di identità di genere, ma la correlazione è con lo stress che la psiche ed il corpo subiscono, durante il riconoscimento delle proprie pulsioni ed inclinazioni, accettazione del faticoso percorso che si dovrà subire ed il confronto con gli occhi poco indulgenti ed inquisitori della gente.  
Le suggerisco di rivolgersi ad un sessuologo clinico, che sia anche psicoterapeuta, in modo da effettuare un percorso di psicoterapia e dare un nome ed un volto alle sue paure e dolori, evitando così che il suo corpo parli per lei, esprimendo un disagio profondo che forse adesso vuole essere decodificato.
Vedrà che ne trarrà un grande giovamento.

Auguri di cuore.
Valeria Randone.

By | 2016-11-21T18:56:13+00:00 16 giugno, 2010|Categories: Domanda e risposta|

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