Gray divorce: separarsi dopo i 60 anni.

//Gray divorce: separarsi dopo i 60 anni.

Anche in Italia, cresce il numero di persone in avanzata età che si dice addio. Complice l’indipendenza economica delle donne, una maggiore elasticità morale, ma anche e soprattutto una consapevolezza di sé e dei propri bisogni. Chi si interroga sulle conseguenze, però, preannuncia una generazione di persone più sole e più povere

di Stefania Medetti


A 40 da referendum sul divorzio molte cose sono cambiate. Non da ultimo l’età cui si decide di dire basta e concludere una relazione decennale, ventennale o addirittura trentennale. In America lo chiamano “gray divorce”, ovvero il divorzio dai capelli grigi, quello concluso tra partner di 60 anni o più. Un fenomeno in crescita anche in Italia, complice l’indipendenza economica delle donne, una maggiore elasticità morale, ma anche e soprattutto una consapevolezza di sé e dei propri bisogni. Chi si interroga sulle conseguenze, preannuncia una generazione di persone più sole e più povere.

Quando a 16 anni Paul McCartney ha scritto “When I’m sixtyfour”, la canzone con cui chiedeva alla propria donna se lo avrebbe amato ancora a 64 anni, non immaginava di certo che nel 2006, sarebbe stato lui (sessantaquattrenne) a rispondere di no. Fra i divorziati vintage, il profetico baronetto non è certo il solo. Sui due lati dell’Oceano, infatti, le statistiche confermano la tendenza: uno su quattro fra i matrimoni che finiscono con un addio ha per protagonista un baby boomer. Un dato in crescita del 50% dal 1990, a cui, secondo gli esperti americani, hanno contribuito soprattutto quattro variabili. L’indipendenza economica delle donne; l’allungamento della vita media; una minor pressione sociale nel mantenere il matrimonio, ma anche e soprattutto una nuova concezione del matrimonio che non si sostanzia più solamente nella solidità dell’unione, ma nella felicità individuale. “Solitamente, sono le donne che decidono di non fare più finta di non vedere e non sentire. Sono loro quelle che scelgono, mediante la separazione, di mettere fine a una recita a copione”, fa notare da Catania la dottoressa Valeria Randone, psicologo e sessuologo clinico (www.valeriarandone.it). Daria K., 57 anni, concorda: “Bisogna accettare le cose per quello che sono, non per come le vorremmo. E’ per questa ragione che mi sono presa il rischio, che ho scommesso su di me”, un commento che arriva dopo ventinove anni di matrimonio e una figlia. Il divorzio nelle coppie navigate, dunque, non avviene per motivazioni esterne, come la scoperta di un tradimento. Più spesso, è il risultato della consapevolezza che la coppia non appaga più un bisogno di appartenenza e complicità: l’empatia mentale e sessuale sono diventate un ricordo. Le donne, in particolare, si separano perché vogliono stare bene con se stesse: “Invece di cercare nuovi amori come tendono a fare gli uomini, le ex-mogli rincorrono la libertà smarrita e dedicano tempo a se stesse, alle amicizie, agli svaghi”, aggiunge Randone. Il tempo, alla fine, è dalla loro parte: “Le donne di cinquanta, sessant’anni si sentono molto giovani e se si trovano in un matrimonio che non le soddisfa, sanno che hanno la possibilità di scegliere”, osserva Rachel Sussman, consulente di coppia americana. Dal sito di Cnn.com, Pepper Schwartz, professore di sociologia alla Washington University ed editorialista per la Aarp, l’associazione dei pensionati americani, rincara la dose: “Non dimentichiamo che le donne di questa generazione sono state le prime a fare un uso ricreativo e non solo procreativo del sesso”.

L’impatto sociale dei “grey divorce”
Sul fronte dei cosiddetti “Grey divorce”, l’Italia non fa eccezione: secondo gli ultimi dati Istat, infatti, le separazioni con almeno uno sposo ultrasessantenne sono passate in un decennio da 4.247 a 9.923 (ovvero dal 5,9% del 2000 all’11,2% del 2010). Anche nel caso delle donne, le separazioni per le over 60 sono più che raddoppiate, con un salto da 2.555 a 6.598, ovvero dal 3,6 al 6,4%. Ma è solo ultimamente, in realtà, che ci si inizia a interrogare sulle potenziali conseguenze di una scelta di questo tipo. La prima? I divorziati over 60 sono molto più poveri delle persone che restano in coppia. Joe Duran, financial planner e autore di “The Money Code” stima che un divorzio tardivo impatti negativamente sulle finanze, riducendo del 25-30% il budget familiare: “Vivere costa di più se si è separati, perché significa due case, due auto, eventualmente due vacanze. E poi, spese sanitarie più elevate, perché se uno dei due sposi si ammala, l’altro non è più lì per aiutare”. Secondo un report firmato dalla britannica Relate, l’associazione no-profit nata per tutelare le relazioni interpersonali (www.relate.org.uk), per la generazione dei baby boomers separarsi e vivere da soli in tarda età sarà sempre di più la norma, tanto che è stato addirittura creato un acronimo per indicare i figli reduci di questi divorzi tardivi. “Acod”, infatti, sta per “adult children of divorce”, adulti che si trovano nell’incomoda situazione di vedere i propri genitori anziani fare la valigia. Una posizione non facile: secondo alcuni studi, per i figli diventati grandi è più naturale, psicologicamente parlando, supportare un genitore vedovo, piuttosto che uno divorziato. Molto spesso, dunque, la solitudine diventa la nuova compagnia. “Quattro persone su cinque, in base alle nostre ricerche, non hanno sufficiente fiducia in se stesse per formare una nuova relazione o nuove amicizie”, avverte Ruth Sutherland, amministratore delegato Relate. Il futuro che il Regno Unito ha davanti, a quanto pare, conterebbe quattro milioni di persone che devono fare i conti con solitudine e isolamento. Il costo di questo scenario non è solo emotivo, ma anche sociale: “Le relazioni sane hanno un impatto positivo sul benessere e sulla salute fisica e mentale”, ricorda Sutherland. Ed è per questa ragione che l’associazione invoca la nascita di un “Ministero per l’invecchiamento della popolazione”, considerato che entro il 2025  –  in pratica, fra dieci anni – , oltre la metà dei cittadini del Regno Unito avrà più di cinquant’anni. Al di là del prezzo psicologico che una separazione comporta, quali sono i consigli degli esperti per chi si trova a confrontarsi con il dilemma della parola fine, quando la maggior parte della propria vita è passata? “Prima di rivolgersi a un legale, la coppia dovrebbe incontrare un clinico che sappia accogliere, ascoltare e decodificare il dolore o la rabbia, nel tentativo di far luce su dinamiche spesso dalla non facile lettura”, suggerisce Randone. Lo scopo di questi incontri è cercare di dipanare le fila che ostacolano una possibile riconciliazione o una serena separazione. E infine: “Tutelare e custodire la “genitorialità”, elemento disgiunto dalla “coniugalità”, perché si può smettere di essere coppia, ma non di certo di “essere” genitori”.

By | 2016-11-21T18:56:12+00:00 29 giugno, 2011|Categories: Interviste|

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