Rivista “Psychologies” giugno 2012

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Testo integrale dell’intervista su “Psychologies” giugno 2012

 

Esiste il figlio prediletto?

“I figli sono tutti uguali!”
Questa frase è spesso tramandata da genitori a figli, spesso ridondante  negli insegnamenti , avente  un significato quasi rassicurante e tutelante le eventuali diversità  nel sentire e nell’amare.
Quando nasce il rapporto con un figlio?
Quando è già tra le braccia o molto prima?
Lo spazio mentale che una madre crea e coltiva nei confronti di un figlio che verrà, è già presente molto prima della gestazione, quando vi è nell’immaginario sia materno, che paterno, il figlio fantasmatico, cioè il figlio che da tempo hanno desiderato, fantasticato e fortemente voluto.
Quando dopo la gestazione, il bambino da fantasmatico diventa reale, avrà delle caratteristiche sia fisiche,  comportamentali, che psichiche.
Somiglierà maggiormente ad uno dei genitori, meno ad un altro, farà le stesse smorfie dell’uno o dell’altro, avrà lo stesso tono di voce, farà arrabbiare proprio con le stesse modalità del padre, ecc…
Ogni genitore, durante le fasi di crescita proietta sul figlio parti di sé, vedrà realizzare nel figlio, sogni che magari lui non ha potuto coronare o che ha ancora nel cassetto.
Il figlio da parte sua, crescerà identificandosi nel “genitore omologo”, cioè dello stesso sesso, padre per il bambino e madre per la bambina, cercando conferme ed accettazione.

Se si, perché? E da cosa nasce questo feeling particolare?

E’ possibile che un genitore abbia un rapporto più empatico con un figlio e più conflittuale con un altro e che apparentemente preferisca uno all’altro, ma  a mio avviso, questo non è da confondere con l’amore, che spesso si manifesta con modalità differenti a seconda della “relazione” in cui abita.
La preferenza sì basa su affinità elettive, su somiglianze comportamentali, su gusti, hobby, su un feeling emozionale  e su un sentire comune che queste coppie, genitore-figlio, stabiliscono e mantengono nel tempo.

Un altro elemento da valutare nella possibile preferenza o affinità con un figlio al posto di un altro,è il momento storico della vita della coppia e della madre, in cui il figlio viene al mondo.
Spesso le coppie, irrisolte ed in crisi, preferiscono progettare un gravidanza, che elaborarsi la crisi.
Il figlio frutto della crisi di una coppia , viene spesso investito di un ruolo “ altro”dall’aspetto meramente procreativo, viene infatti considerato un “figlio salva matrimonio”, come se la genitorialità salvasse e cementasse la coniugalità. I figli talvolta rappresentano uno spostamento delle problematiche, una sorta di  maldestra strategia,  una sublimazione della coppia in crisi.
Il figlio rappresenta un “trofeo narcisistico” a testimonianza della salute e fertilità della coppia.

E come chiamare allora la sintonia che si ha con un particolare figlio?

Credo che si possa chiamare “empatia”, che non corrisponde a più o meno amore, ma ad una sintonia e, forse simpatia e facilità maggiore nel rapporto.

Da genitori, come fare fronte al senso di colpa se si sente di amare di più uno rispetto all’altro?

Diventare genitori e transitare da due a tre, è tra i passaggi più difficili, che una coppia deve vivere, sia in termini di fatica, che in termini di dinamiche. Gli eventuali sensi di colpa nascono dall’errata convinzione che tutti i figli sono uguali e, che andrebbero trattati tutti con la stessa modalità.
L’amore, le attenzioni e le cure andrebbero calibrate in funzione della relazione, unica e magica, che si ha con ciascun figlio, in base a quell’alchimia data dall’incontro tra due diversità.
Una volta superati e metabolizzati i luoghi comuni sull’amore genitoriale, si può provare ad accettare le diversità nelle dinamiche, senza obbligatoriamente esaltare la coppia con il figlio prediletto o meglio con cui si ha maggiore sintonia.

Che consigli dare a mamma e papà?

Accettazione delle differenze nelle relazioni, evitare sensi di colpa, che inquinano l’affettività e  le relazioni e, soprattutto  passano ai figli, confermando il loro disagio.
Nel caso in cui non riuscissero da soli, suggerirei un “sostegno alla genitorialità” .
Il sostegno alla genitorialità è quel percorso, che si effettua con i neo genitori al fine di fugare ansie e paure, lenire i sensi di colpa, spesso associati alla genitorialità, insegnando loro  a trovare gli strumenti educativi e le risorse più consone al loro stile educativo.  Qualche colloquio con un terapeuta familiare, servirà a dipanare la matassa emozionale e comportamentale.

Forse si ha un legame speciale con ogni figlio?

L’accettazione delle diversità caratteriali, emozionali e comportamentali, a mio avviso rappresentano  un “valore aggiunto” al nucleo familiare, rapporti unici e differenti possono rendere la famiglia più ricca e variegata.

Valeria Randone

By | 2016-11-21T18:56:12+00:00 29 giugno, 2011|Categories: Interviste|Tags: |

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