Il punto di non ritorno in amore e nella separazione

//Il punto di non ritorno in amore e nella separazione
  • Amore - punto di non ritorno

“Se ami qualcuno lascialo libero. Se torna da te, sarà per sempre tuo, altrimenti non lo è mai stato”.
Richard Bach

Esistono, nella vita, tanti punti di non ritorno.
Il punto di non ritorno della pazienza.
Della lucidità.
Della follia.
Dell’amore.
E del non amore.
C’è un punto invisibile, visibile soltanto a noi stessi, che soltanto noi conosciamo, che segna lo spartiacque tra il prima ed il dopo.
Tra ieri e domani.
Tra la sofferenza e la guarigione.
Tra l’accettazione e la ribellione.
È un solco invisibile che segna il nostro cuore e la nostra anima, va trattato con cura e con rispetto.
È il punto di equilibrio tra la frattura e la riparazione.
Talvolta lo accarezziamo con dolcezza, aspettiamo, lo osserviamo quando sanguina, e lo medichiamo per non decidere.
Di andare via.
Di cambiare rotta.
Di smettere di amare.
Insomma, di cambiare.
Il punto di non ritorno della nostra anima, é un luogo segreto, talvolta lo regaliamo a chi amiamo per dargli ancora l’ultima opportunità.
Altre volte lo ignoriamo a lungo, finché il nostro punto non urlerà talmente tanto da obbligarci a rompere il silenzio.
Altre volte ancora, neghiamo che ci sia.
Andiamo avanti senza respirare, come se fossimo in apnea, senza parole, come se fossimo afoni, e senza un senso logico, come se fossimo afasici.

Il punto di non ritorno nella coppia: quando nasce un amore, quando muore un amore

“Non si regala l’anima a chi non è disposto a regalare la sua”.
Oriana Fallaci.

Quando nasce un amore, non pensiamo mai di poter arrivare al punto di non ritorno del nostro amore.
L’amore con le sue dolci seduzioni, false verità e atroci vendette, ci cammina a fianco sin da bambini, così grazie a lui nasciamo, cresciamo, ci nutriamo e, talvolta, ci avveleniamo.
Ci sono amori che hanno le ali.
Altri le zavorre.
Alcuni che creano spazi, anzi voragini, altri che questi spazi li riempiono.
Altri che devastano.
Altro ancora che accudiscono o che trasformano.
Alcuni spalancano le finestre dell’anima e fanno entrare gioia, aria e vento.
Altri invece respirano l’aria che respiriamo, facendoci diventare asfittici e pallidi.
Questi sono gli amori tossici, letali.

Amare però ed essere amati, è un cammino che fa nascere parti psichiche nuove; parti neo-nate che, solo grazie a quell’amore, vengono alla luce.
L’Amore ha spesso una funzione trasformativa, di crescita, e di rivoluzione dell’anima e dei sensi.
L’incontro con l’Altro infatti – quando si tratta di amore vero – ci consegna a noi stessi.

Il cammino verso l’Amore è davvero lungo e faticoso, ben diverso dall’amare e basta.

Un amore, talvolta, nonostante l’impegno e la cura, giunge alla sua fine, al suo punto di non ritorno.
Talvolta ci arriva vicino, si ferma con prudenza o lungimiranza, fa lo slalom delle difficoltà e paure, ma quando è destinato a fallire, prima o poi, il punto di non ritorno lo raggiunge.
I partners si sono impegnati, hanno remato a favore ed anche contro, hanno litigato e fatto pace.
Ma, nonostante tutto, può accadere che si superi il punto di non ritorno.
Il punto di non ritorno della pazienza, della stima e del rispetto.
Quando si scavalca la linea di demarcazione tra il prima ed il dopo, il dopo non sarà mai più come il prima, ed i sentimenti che un tempo germogliavano nella coppia diventeranno sterpaglia arsa dal sole.
Quando in una coppia, per tutta una serie di motivi, si smarrisce la fiducia e la stima, l’amore residuo verrà del tutto compromesso.
Molti amori giungono al capolinea per svariati motivi.
La non cura.
La fretta del vivere.
Il dare l’altro per scontato.
La sciatteria mentale ed emozionale.
Perché si smette di amare, semplicemente.
La conflittualità vince sulla capacità riparativa.
Manca l’erotismo, il fare l’amore, si trasloca dalla casa del piacere a quella del dovere coniugale.
L’empatia diventa la grande assente.
Viene a mancare quel “sentire” quello che sente l’altro, o meglio, l’Altro.
Quella condivisone profonda di esigenze, di emozioni, di ansie e di paure, oltre che di necessità.
Quando uno dei due partners, o entrambi, rimangono chiusi nel loro guscio narcisistico – pensando sempre di abitare la casa della ragione ad oltranza -, ecco, in questi casi, un amore muore.
Giunge al suo punto di non ritorno.
Senza quell’indispensabile autocritica, e senza la voglia – o testardaggine e bravura – di stare nei panni dell’altro, l’amore non cresce.
E talvolta muore.

By |2018-10-15T17:54:33+00:0018 giugno, 2018|Categories: Psicologia|

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