Genitori fidanzati dopo la separazione, tra l’odio assicurato e la risorsa affettiva

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Essere genitori è il mestiere più difficile al mondo.
Essere genitori di un figlio altrui, figlio di un compagno/a, dopo una nuova unione, è ancora più faticoso.

Da che mondo è mondo la fidanzata di papà è una vera strega. Praticamente una poco di buono, perfettamente inadeguata per essere un genitore.
Colei che, anche se non è direttamente correlata alla separazione, venendo “dopo” il partner ufficiale – dal punto di vista temporale – sarà sempre vista con uno sguardo miope e colpevolizzante.
La reincarnazione della strega di Biancaneve, tutto tranne che un genitore.
Sarà colei che lo renderà felice, sorridente, sereno, ma nell’immaginario collettivo non è la moglie e, soprattutto, non è la madre dei suoi figli.
Quindi non è un genitore.

Il fidanzato di mamma, anche lui, un poco di buono, un lestofante, un approfittatore, un seduttore.
Ma, di certo, non sarà mai candidato al ruolo da genitore, o da “surrogato/supporto” genitoriale.
Le mamme dopo una separazione, sembra proprio che, proprio perché “mamme”, debbano smettere di essere donne. Sembra che debbano appendere al chiodo la felicità, l’entusiasmo verso la vita, la sessualità e la condivisione di possibili, emozionanti, tramonti.
Il copione relazionale prevede che i figli debbano odiare il nuovo compagno di vita del genitore.
Strega, megera, poco di buono, l’altro, l’altra, insomma, il partner successivo, sembra non poter mai essere all’altezza del precedente proprio perché genitore.

Dalla matrigna/patrigno alla famiglia allargata

Anticamente veniva chiamato “patrigno”, termine desueto che evocava soprattutto il “non amore e la non generatività” correlata al ruolo.
Oggi si parla di “famiglie allargate” e di “nuovi genitori”.
Le coppie di oggi non resistono alle mareggiate matrimoniali ed all’usura del tempo. Spesso, naufragano velocemente, talvolta prima che il bambino nasca e cresca tra le “rassicuranti braccia di entrambi i genitori”.

Capita spesso che bambini ancora molto piccoli, si trovino a vivere con madri sole o con altri uomini che si accompagneranno alla loro madre, svolgendo un decisivo – e spesso complesso – ruolo sostitutivo della figura paterna.
Padri biologici latitanti, affiancati o addirittura totalmente sostituiti da nuovi compagni delle madri – che pur non avendoli concepiti – se ne occupano quotidianamente ed amorevolmente.
I papà acquisti sono però degli “affetti ignorati”, a norma di legge inesistenti, spesso visti e vissuti come ingombranti ed intrusivi, quasi il contro altare della figura paterna (o materna in caso di figure femminili).

Il discorso è davvero molto complesso e dalle mille sfaccettature e letture

Un genitore felice e sereno rende felice e sereno un figlio.
Il nuovo compagno del genitore non diventa – tranne in casi di assenza del genitore biologico – un surrogato, un vicario, una supplenza affettiva dell’altro genitore.
Nessuno usurpa il ruolo di nessun altro.
Il nuovo genitore può diventare una vera e propria risorsa affettiva.

L’amore può essere donato in ogni circostanza, e non correla obbligatoriamente con lo stato di famiglia.
Durante una separazione, spesso destruenta, conflittuale, ambivalente e mai scevra da astio, acredine ed estrema sofferenza, i figli diventano una moneta di scambio per possibili rappresaglie coniugali, per cospicui alimenti, e per evitare che il coniuge possa amare ancora, soprattutto “altrove”.
I coniugi si fanno gli sgambetti, si trafiggono, dimenticando del tutto che un tempo si erano anche amati e promessi amore eterno.
L’amore può giungere alla fine, ma il loro ruolo di genitori mai.
Molte coppie, non riescono a custodire la dimensione della genitorialità, pur scindendola dalla coniugalità ed i figli rappresentano il “sintomo offerto” di tanto disagio.

Volontà contro obbligatorietà
Amore contro dovere

Il rapporto con il padre biologico è, solitamente, un tipo di legame obbligato ed obbligatorio, per l’appunto, biologico.
Quello con il padre adottivo – o con il nuovo compagno della mamma – è un legame voluto, faticosamente costruito giorno dopo giorno e ricco di una carica emozionale importante.
Sarebbe bello, ma altrettanto utopistico, che il bambino potesse fruire, in perfetta armonia, di entrambe le figure genitoriali senza competizione e senza dover scegliere, decidere quindi di voler bene ad entrambe, nel rispetto della diversità dei ruoli.

Cosa fare. Cosa non fare

  • Fare maturare i tempi.
  • Non forzare i bambini, l’amore non deve essere obbligato, ma nasce spontaneamente e lentamente, con amorevoli cure ed attenzioni al mondo dell’altro.
  • Gestire i conflitti; qualunque cosa accada va accuratamente analizzata, elaborata e superata.
  • Evitare di manipolare i bambini, evitare di includerli in liti, ricatti e vendette trasversali.
  • Evitare di fare paragoni, le due figure sono differenti e non vanno paragonate.
  • Non barattare l’amore con i doni, i favori, le ricariche del cellulare, i passaggi.
  • Chiarire al bambino che potrà amare tutti, senza scegliere e senza ferire nessuno.
  • Ragguagliarsi con il genitore biologico, se fosse possibile, in armonia e serenità.
  • Non contendersi il bambino, ne risentirebbe e ne soffrirebbe moltissimo.

Il modello tradizionale “madre-padre-figli biologici sotto lo stesso tetto”, non è detto che sia garanzia di felicità.
La nuova famiglia – la famigerata famiglia allargata – è sicuramente un porto di accoglienza. È un luogo simbolico dove poter risanare e risarcire le antiche ferire del cuore, di tutti i protagonisti di questi amori naufragati.
Possono anche esserci figli equilibrati e sereni, anche se figli di amori estinti ed abitanti di nuove “mura domestiche e del cuore”.

Testimonianza sui genitori ed i nuovi genitori

Gentile Dottoressa,

La ringrazio per l’ospitalità e per avermi dato la possibilità di poter pubblicare la mia testimonianza nel suo meraviglioso sito.
Sono una mamma separata e risposata, ma i sensi di colpa per i miei figli, adesso adolescenti, mi straziano il cuore.
Sono ribelli, entrambi, vanno male a scuola, vanno guardati a vista, ed appena possono, si mettono nei guai.
Fumo, erba, compagnie sbagliate, donne sbagliate – sono due maschi – e cosi via.
Vorrei proteggerli da tutto, e non faccio altro che coprire agli occhi del loro nuovo genitore – uomo dolcissimo che li ama come se fossero suoi, lui non ha figli – i loro disastri comportamentali.

Che fare?

Vorrei che non sbagliassero, che rigassero dritto, che fossero sani e diligenti.
Ed invece, è tutto un vero disastro.
Dimenticavo di scrivere che io sono stata adottata all’età di 7 anni e che, forse, non ho mai superato l’abbandono dei miei genitori naturali.
La fame d’amore che mi strazia ogni giorno, mi porta a stare malissimo.
Penso che forse non avrei dovuto lasciare il loro padre, ma, mi creda, era un mascalzone, solo tradimenti e mancanza di cure.
Pensa che sia colpa del divorzio? <

Del mio nuovo marito?
Forse non sono sereni per questo “nuovo genitore”?
Il padre, quello vero, si è trasferito in America e non ho più sue notizie.
So che siamo online ed io, purtroppo, no sono di Catania, ma può darmi un consiglio?
Grazie di cuore.
Francesca.

Cara Francesca,

nessuno genera se non è generato.
La sua storia di vita, è infarcita da quote di sofferenza importanti che non possono essere dipanate via email. Significherebbe togliere valore al suo vissuto ed al suo sentire più profondo.
Provi, se desidera, a consultare un mio collega della sua città, per rielaborare il suo vissuto e fare davvero pace con il suo passato, strettamente correlato al suo presente.
I ragazzini hanno bisogno di cadere e di rialzarsi, di sbucciarsi le ginocchia. Paolo Crepet sostiene che corriamo il rischio di far crescere figli con le ginocchia integre. Loro hanno bisogno di cadere dalla bicicletta oggi, di superare la fine di un amore o un lutto domani, e di rialzarsi sempre.

Anche io, quando mia figlia è in difficoltà – ha quasi 15 anni – vorrei proteggerla. Spesso, devo fare un passo indietro, non aiutarla per il suo bene.
È veramente difficile, ma è giusto che sbagli da sola. E sempre da sola, con la supervisione di noi genitori, apprenda dagli sbagli.
Non è proteggendoli dalla sofferenza che cresceranno. Bisogna insegnare loro ad attraversarla, con onestà, coraggio e strategie psichiche estremamente soggettive che, con il suo aiuto, impareranno ad affinare.

Lei ha scelto l’amore, l’amore per se stessa e per il suo nuovo compagno. Non pensi che sarebbe stato giusto barattarlo con la sua sofferenza per far felice i suoi figli.
I figli, anche se piccoli, sentono il non amore, l’astio, l’ambivalenza, non si colpevolizzi di nulla.
Un caro augurio per tutto, e mi dia Sue notizie.

Un bambino per crescere necessita di “radici ed ali”. Se le radici sono ramificate ed a più strati, credo sia un valore aggiunto alla sua esistenza.

By | 2017-02-14T17:52:22+00:00 12 settembre, 2016|Categories: Psicologia|Tags: , |

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