Un’immagine intima, sensuale o audace viene postata. In maniera imprudente o consapevolmente provocatoria. Segue un video amatoriale, che da transitorio diventa eterno o virale. Che rimbalza pericolosamente da un cellulare a un altro, da un gruppo whatsapp o telegram a un altro. Del dopo, come sempre, non c’è certezza e nemmeno controllo.

Un impulso inarrestabile e incorreggibile spinge i giovani e i meno giovani, indistintamente uomini e donne, a postare di tutto e di più. Il loro privato diventa immediatamente di dominio comune, la loro biancheria intima, i loro pasti, finanche i loro figli in fasce o senza fasce. Tutto fa audience e attira follower e consensi. Rinsalda l’autostima traballante e nutre il narcisismo. La rete della rete affascina e cattura, ma invece di nutrire l’autostima, in realtà, la corrode.

Il diavolo e l’acquasanta. Intimità ed extimità

Ciò che è intimo, per definizione, non può essere pubblico. Ma ciò che è intimo che diventa pubblico, grazie alle conquiste da modernità, attira i guardoni e i like.

Lo psicoanalista Lacan ha coniato il termine “extimitè”, traducibile in italiano in estimità. Secondo Zygmunt Bauman rappresenta il mondo dei social media: esattamente il contraltare dell’intimità.
Intimo, in realtà, è ciò che è più interno, più profondo, che appartiene a qualcuno di esclusivo o a sé stessi. Ciò che è intimo, emozioni, corpo, sensi, pensieri, figli, partner, non si posta o non si dovrebbe farlo. Per pudore, per riservatezza, per proteggerlo da occhi e orecchie indiscrete, per non correre il rischio di depotenziarlo o svuotarlo di valore e forza. Per non sporcarlo, inquinarlo, darlo in pasto a perfetti sconosciuti.

L’intimità, nonostante faccia rima con abilità, non equivale alle gesta online, alla capacità di postare di tutto e di più, di scandalizzare, di attirare seguaci, ma rappresenta il luogo degli affetti e dei sentimenti più gelosamente custoditi, e con essi le immagini che li rappresentano.
L’intimità nelle relazioni, per esempio, avviene per gradi. Un’emozione si fa, lentamente, sentimento. Un estraneo diventa, o può diventare, un amore. Una frequentazione si trasforma in amicizia. Un legame si fa appartenenza. Per la profondità del sentire ci vuole sempre tempo, garbo e pazienza.

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L’estimità, invece, è la tendenza a mettere in pubblico il privato più privato che ci sia, quindi l’esatto contrario di ciò che è intimo e profondo. Patrimonio di pochi, degli eletti, e delle persone scelte come destinatarie di un dono.

Esibizionismo con note di voyeurismo.

E se il vedo non vedo seducesse di più del nudo (anche emotivo) assoluto?

Basta sfogliare qualche profilo pubblico su Instagram per renderci conto che c’è un bisogno cocente e crescente di ricevere consensi e like. Viviamo in uno stato di bisogno costante di approvazione sociale che si traduce in post e selfie. Ragazze e ragazzi di tutte le età rappresentati da foto ammiccanti e audaci. Postano labbra seduttive e socchiuse, lingue di fuori, sguardi sognanti verso l’infinito mentre mostrano, nella migliore delle ipotesi la schiena, nella peggiore il sedere in perizoma. Foto dall’alto che inquadrano i seni e così via. Un bisogno estremo di sedurre e di scandalizzare con il corpo, come se il resto non avesse nessun valore o significato.

Un atteggiamento del genere nei confronti dei social, spesso compulsivo, fa trasparire una grande fragilità psichica. Lo stesso dicasi per la nuova moda lanciata dalle modelle e influencer, poi emulata e riprodotta dalle persone normali, di postare la parte brutta, stanca, non ritoccata del loro quotidiano.
Pigiami slabbrati, visi olivastri e lucidi, acne e peli incolti in costumi ridotti, pance con le pieghe e un disordine marcatamente ostentato spacciato per autenticità.
Urlano al mondo una sorta di presunta libertà di essere – anche in questo caso emerge un livello di confusività tra essere, apparire e postare – come gli pare.
In disordine, struccate, mal vestite, sporche o sciatte.

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Un altro aspetto da non sottovalutare è il bisogno di mostrare o ostentare una felicità contagiosa, con lo scopo di essere emulati.
I sentimenti e le emozioni, per essere profondi, hanno bisogno di gradualità e di pudore, altrimenti parliamo di semplici immagini.
Chi non ha pudore dei propri e altrui sentimenti, non ne ha nemmeno la profondità.

Le frequenti evasioni emozionali e sentimentali di chi affida il proprio privato al web, confondendolo per uno psicologo amatoriale, ci raccontano la fragilità e caducità dei sentimenti.
Il bisogno di apparire finisce per prevalere sul buonsenso e sul pudore, sino ad aprire la porta ai guai. In amore e nelle relazioni in genere, il pudore e il vedo non vedo (anche del corpo) seduce più di mille nudità. Del corpo, della psiche e del cuore.

La storia di Emma

Sono la mamma di una ragazzina, che chiamerò Emma, per mantenere il suo totale anonimato. Mia figlia, all’età di sedici anni, si innamora. Siamo tutti felici per lei, perché come spesso accade, quando una figlia è innamorata lo e anche la sua famiglia.
Si respirava aria e rose, emozioni e dolcezza. La sua crescita avviene sotto i mie occhi, diventa sempre più sensuale, più morbida, più sinuosa, e inizia a fare un utilizzo, a mio avviso, patologico del cellulare. Sempre online, giorno e notte.
Scatta foto di continuo, allo specchio, in bagno, nel buio della sua stanzetta. Spesso venivo svegliata dal lampo della luce e dal flash del suo cellulare, che nel cuore della notte illuminava le nostre stanze da letto.
Ho iniziato ad avere paura e, timidamente, ho cercato di farla ragionare sull’importanza del pudore.
Le ho spiegato che il proprio corpo e la propria nudità vanno protetti, tutelati, svelati piano piano a pochi eletti, e che anche se innamorata non è certa delle buone intenzioni del destinatario delle sue immagini. Le ho spiegato che il fidanzato amorevole e protettivo di oggi si può trasformare in uno stalking di domani. Che non può mai sapere cosa succederà e che deve proteggersi. Anche da sé stessa.
Avevo paura, tremavo, avrei voluto mettere un catenaccio al suo cellulare e al mio cuore preoccupato, a quell’obiettivo imprudente, impertinente e invadente. Ma lei, come tutte le adolescenti, ha iniziato ad aggredirmi, a non ascoltarmi.
Dopo due anni d’amore tormentato si sono lasciati, e le foto di mia figlia, misteriosamente, sono finite online.
La sua vendetta perché è stato lasciato si è conclusa nel peggiore dei modi: ha condiviso le foto di mia figlia nel gruppo di telegram dei compagni di squadra, qualcuno di loro, a suo dire, le ha condivise con altri e con altri ancora.
Adesso, mia figlia è distrutta, e noi anche insieme a lei. Ha paura di amare ancora, di fidarsi, di ricominciare a vivere la sua età. Sta rinchiusa in casa, anzi in camera, depressa e smagrita.

Grazie, dottoressa, per il Suo ascolto.
Una mamma devastata dalla mancanza di pudore.

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