Tu chiamale se vuoi emozioni

//Tu chiamale se vuoi emozioni
  • Tu chiamale se vuoi emozioni

Senti un buco allo stomaco.
Più esattamente un pugno allo stomaco.
Le farfalle nella pancia.
Un bisogno impellente e straripante di piangere.
Di gridare.
Di cantare, o ridere.
Di esternare, di essere felice o triste.
Di sentire che sei vivo, che esiti.
Corpo e psiche vibrano all’unisono scaldati dalle emozioni, e dal sentire.
Altre volte invece, senti che il buco allo stomaco, o dell’anima, si impossessa di te.
Ogni forma di emozione viene paralizzata, nel sentire e nell’esprimersi.
Una voragine affettiva, una sorta di pietrificazione di tutto.
Del sentire.
Del vivere.
Si chiamano meccanismi di difesa della psiche: rimozione e negazione, e servono per proteggere l’anima dal dolore.
Quando il dolore è insopportabile, quando le ferite del passato sono ancora sanguinanti, la psiche si difende, decidendo per il tuo bene di non sentire più nulla.
Decide di non sentire, di non vibrare, si paralizza.
Una sorta di “anestesia emozionale”.
Si decide, più o meno inconsapevolmente, di buttare dietro le spalle del passato le emozioni sgradevoli o destruenti, oppure di negare la loro esistenza.
Si abbassa la saracinesca al loro accesso, e si va avanti così.
Le emozioni però, non si arrendono e continuano a camminare sotto soglia, scavandosi un varco invisibile ma profondo dentro di noi, fino a quando, prima o poi, verranno fuori con le modalità più variegate.
Sintomi.
Disturbi psico-somatici.
Lapsus.
Confusione.
Disagio.

Cara dottoressa ti scrivo

Cara Dottoressa,
ho da poco perso mia madre.
Ed anche l’uomo che credevo fosse il mio uomo, ho scoperto essere di un’altra donna.
Sono a pezzi.
Dopo una prima fase di rabbia, una fase che definirei acuta ma brevissima, adesso non provo nulla.
Non ho pianto al funerale di mia madre, non vado al cimitero, pur essendo cattolica, e quando incontro quest’uomo con l’altra, sembro davvero pietrificata.
Mi faccio paura. Mi sento un mostro di insensibilità.
Ma sono davvero io? Come sono diventata?
Può dirmi qualcosa a riguardo?
Inizio ad avere svariati sintomi a carico di vari organi, sine causa.
Giro come una trottola da un medico all’altro, ma non risolvo.
Grazie.
Giulia.

Cara Giulia,
mi dispiace davvero moltissimo per i suoi lutti, anche perché una perdita potenzia l’altra.
Credo da quello che mi racconta, che lei non si stia dando il permesso di vivere queste emozioni così dolorose per non scompaginarsi, in sostanza per proteggersi dal dolore.
Si dia ancora un po’ di tempo, e se questo stato di ibernazione emozionale dovesse proseguire si faccia aiutare da un mio collega perché corre il rischio di esprimere – somatizzando – le sue emozioni attraverso i più svariati sintomi fisici, o possibili malattie.
Il clinico che le serve è il medico dell’anima.
La psiche quando viene trascurata si esprime attraverso il corpo.
Mente e corpo, psiche e soma sono strettamente connessi tra di loro, si ascolti e cerchi di leggere oltre questo silenzio emozionale.
Ogni luogo corporeo che la psiche sceglie come “canale comunicativo alternativo”, ha un significato unico, è una rappresentazione simbolica, cioè una metafora della psiche.
Il significato del sintomo, e dell’organo scelto dalla psiche – detto organo bersaglio -, dipende dalla sua storia emotiva, e di vita.
Un abbraccio.

I luoghi della scrittura

Chi ama scrivere sa bene che la scrittura è un mezzo potente, e prepotente, per accedere alle emozioni, anche le più profonde, le più celate, le più oscure.
Proprie ed altrui.
La scrittura spesso, viene così tanto iper investita di tantissimo altro che assolve ad una funzione terapeutica, catartica.
Talvolta c’è il rischio di appesantirla troppo, di disturbarla, di inquinarla con parti psichiche profonde ed inquiete.
Le più celate.
La scrittura diventa così, un vero giardino segreto.
Lo scrigno dei segreti.
Il parco giochi della sofferenza, ed il luogo dove risiedono le emozioni.

La conquista della libertà

Alcuni pazienti talvolta, non stanno né bene né male, ma sono ingabbiati in un silenzio difensivo.
Portano in seduta svariati sintomi, come se, fino a quel momento, li avessero tenuti chiusi a chiave nei tanti cassetti della loro psiche, mai comunicanti tra di loro, e con il legittimo proprietario.
Lamentano però, una sorta di anestesia sensoriale.
Una paralisi emozionale.
Un blocco nel loro cammino.
Le loro emozioni si sono smarrite, più esattamente congelate, e rimangono chiuse nelle loro stanze private in attesa che qualcuno – solitamente uno Psicologo -, vada a prenderle, per renderle visibili e note.
La conquista della libertà – qualunque essa sia: esistenziale, matrimoniale, lavorativa, o sessuale -, passa dal percorso obbligato verso la consapevolezza, e verso la presa di coscienza di quello che alberga nelle nostre stanze private.

Stanze private

Mi piace immaginarle come stanze private.
Stanze chiuse a chiave o sprangate, oppure aperte ai visitatori.
Le stanze delle emozioni.
I luoghi simbolici dove abitano le nostre emozioni.
Alcune di facile accesso, e di facile utilizzo, altre, magari dolorose o scomode, chiuse a chiave con un lucchetto ben serrato.
In un momento storico di cemento e fretta, emozionarsi ancora è davvero un lusso emotivo non concesso a tutti.
Le emozioni, ed il loro ricordo, diventano una stella in tasca, un segreto, una sorta di talismano porta fortuna che illumina il cammino.
Avere la possibilità di emozionarsi per un tramonto, un momento di serenità o empatia familiare, un bacio di nostro figlio, o il sorriso di chi amiamo, rappresenta la porta d’ingresso verso il nostro mondo interno.
Il più vibrante, il più autentico.
Il luogo che non possiamo mistificare.

“Casa é dove si trova il cuore”

Sofferenze, ex amori, elaborazione e cura

Le emozioni appartengono all’amore.
Non c’è Amore che non emozioni, o che non regali momenti estatici da accarezzare con il ricordo, anche a posteriori.
Ci sono poi, gli ex amori.
Gli amori nocivi, quelli conclusasi male, quelli conclusasi perché orfani di un possibile futuro, o perché dannosi per la nostra psiche.
Quello che, anche se letali, non rimangono immuni da un bagno emozionale intenso, difficilmente dimenticabile.
Gli amori che fanno ancora male e che trafiggono l’anima, sono quelli che abiteranno la casa della proibizione e del desiderio, ed il loro ricordo sara aspro e dal sapore amaro.
Il ricordo di un amore sbagliato, o conclusosi male però, non ci libera facilmente della sua presenza, e l’inconscio non smetterà di produrre emozioni, e tuffi destabilizzanti nel passato.
Come sappiamo la memoria inoltre, non è una funzione obbediente e si attiva anche contro la nostra volontà,
Talvolta si preferirebbe essere come gli amnesici, cioè dei “viaggiatori senza bagagli“, come diceva Jean Marie Lucien Pierre Anouilh.
I ricordi – proprio perché scorporati dal presente, quindi avulsi dall’incontro reale con l’altro – verranno rivisitati con gli occhi del “dopo”, con lo sguardo razionale di chi ha deciso di non dare più spazio a questo amore e con una nota di malinconica nostalgia.
Il rapporto con il passato amoroso è spesso complesso e non sempre dalla facile elaborazione.
Imparare a visitare le stanze chiuse, la casa delle emozioni – anche le più scomode e dolorose -, oppure riprendere in mano i propri bagagli, diventa la strada verso il recupero della qualità di vita.

By | 2017-08-11T19:31:22+00:00 13 luglio, 2017|Categories: Psicologia|

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