Il falò della vanità ai tempi dei social: da Narciso all’ansia cronica

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  • Social e vanità

I social hanno sdoganato la dimensione dell’apparire ad oltranza, dimensione che spesso tende a sostituirsi all’essere. Rischi e fascinazione da vita online, tra narcisismo ed ansia cronica.

“Questa è l’epoca in cui si mette tutto in mostra, alla finestra, per occultare il vuoto nella stanza”
Dalai Lama

Cogito ergo sum”, di cartesiana memoria, diventa “posto quindi sono” dei tempi odierni.
L’esserci diventa apparire, un apparire virtuale e virale.
Giovani, meno giovani, single o soli, uomini o donne, separati o sposatissimi, tutti sedotti dalla fascinazione da etere e da social.
La seduzione e l’apparire oggi, passano dal web.
Il corpo, con i suoi odori, umori e malumori, con i suoi abiti di seta e la sua presenza scenica, sembra essersi trasferito in panchina.
Anzi dietro un display.
Impazza l’amore touch screen con le sue magie ed alchimie.
Il falò della vanità oggi, sembra ardere ancor di più dei tempi addietro.

Vediamo cosa accade nella dimensione social

La dimensione “altra” dalla realtà – i social – sembrano essere diventati una sorta di sala d’attesa della felicità, della bellezza ad oltranza, e della condivisione di quanto, un tempo, era privato, anzi riservato.
Riappaiono i fidanzati del passato, dalla soffitta dei ricordi, strategicamente ringiovaniti da fotoshop.
Tutti online e, misteriosamente, disponibili.
Tutti belli, giovani ed affascinati.
La polvere erosiva del tempo sembra essere passata indenne su tutti loro: belli, seduttivi, performanti e pieni di “amici” e di condivisioni.
I profili online però, non prevedono le rughe, la fatica del vivere e la deflessione del tono dell’umore.

  • I social si trasformano in parco giochi della seduzione.
  • In giostra del divertimento.
  • In luna park del desiderio sessuale e del corteggiamento.
  • Il vero gioco d’azzardo del piacere.

Tutti lusingati, sedotti e stregati dalle perenni connessioni.

Autostima e social, un legame inscindibile

I social (apparentemente) nutrono l’autostima – tra like, +1, e condivisioni varie – sembrano rinforzare il narcisismo di chi li adopera con modalità convulse, e forse, compensatorie.
I narcisi, gli istrioni, chi ha presenza scenica e chi ama fare sfoggio di se, sembrano nutrirsi della loro dose quotidiana di “apparire“.

C’è chi, però, ha invece una bassa autostima, e li adopera esclusivamente per consolarsi, per  apparire, per esserci, per sentirsi guardato ed apprezzato.
Il confine è davvero sottile.
Chi abita la vita online, lo fa per le più svariate motivazioni: lavorative o amorose, per avere consensi o per paura di invecchiare,  per celare la paura della solitudine, come anti-depressivo, e così via.
A prescindere dall’utilizzo e dallo scopo, autostima, immagine corporea e vita online sono strettamente correlati tra di loro.

I social rappresentano il porto di prima accoglienza di mascherate, o mal celate, solitudini.
Sembrano infatti, non conoscere nė ceto né genere, affascinano tutti in maniera trasversale, e virale.
Un adolescente con i brufoli ed un’autostima vacillante, una donna di mezza età con le prime rughe ed i primi bilanci, un uomo spaventato dall’invecchiamento, tutti miracolosamente e strategicamente  online.
La  rete ed i social, rappresentano un vero e proprio elisir di eterna giovinezza ed un palestra per allenare le proprie capacità seduttive.

Il narcisismo collettivo

Fino a non poco tempo addietro, le nostre foto venivano custodite gelosamente nell’album dei ricordi di famiglia: le più simboliche, le più rappresentative, quelle che evocavano un ricordo, un momento magico, una vacanza, e profumavano di intimità e di riservatezza.
Oggi l’album dei ricordi è il cellulare con la sua Sim, ed anche i più svariati profili social.
Senza dimenticare le chat, o i gruppi, di whatsapp.
Così intimità e pudore sono – tristemente – diventati i grandi assenti.
L’esibizione e l’ostentazione del corpo e delle sue cure – talvolta davvero estreme ed esasperate – hanno spinto molti studiosi a credere che al giorno d’oggi, a tutti noi, sia stato inoculato il virus del “Narciso collettivo“.
O siamo online, belli, seduttivi e super intraprendenti, o non esistiamo.

Qualche nota psicoanalitica

Secondo il modello psicoanalitico Narciso ha attuato uno spostamento dal Sè all’immagine di sé, danneggiando la sua vera identità.
Da qui deriva la terminologia “narcisismo”, rappresentata da Caravaggio nel suo olio su tela, con Narciso che si specchia nell’acqua.
Cristopher Lash, storico e sociologo americano che io amo molto, trasla sul piano sociale lo schema classico della psicoanalisi, e sostiene che si è ormai conclusa l’epoca solida dell’Io in favore di quella nevrotica dell’immagine, con tutti gli effetti collaterali ad essa connessa.

Il web ha un ruolo centrale in questo passaggio – o deriva -: diventa una sorta di cassa di risonanza.
Sappiamo bene che alcune donne si sono suicidate perché non riuscivano a controllare, o bloccare, i commenti o i loro video intimi, diventati tristemente e brutalmente virali.
Facebook con le sue vetrine e bacheche, obbliga a postare foto infinite, all’insegna della presunta condivisione: dal risveglio del mattino alla foto del tuffo al mare del fine settimana, dalla famiglia in intimità sul divano di casa alla serata in discoteca con amici, praticamente tutto di sé.

Qualche nota sull’immagine del profilo, tra effetti speciali e falso sé

L’immagine del profilo è importante, anzi di centrale importanza.
Il profilo conterrà una foto di noi in cui non abbiamo le ombre della vita sul volto, o le fatiche del vivere, dove saremo felici, anzi radiosi, ed ovviamente strategicamente seduttivi.
Da questo momento in poi, quell’immagine diventerà il nostro “vero io”, ed avverrà un processo di identificazione in quello che vogliamo far credere di noi.
Non ci saranno delusioni o mal contenti, deflessione del tono dell’umore, oppure occhi cerchiati dalla fatica o dalla delusione, assolutamente non contemplate le rughe o un viso sfiorito, niente di tutto questo, soltanto il meglio del meglio di sė.
La foto, come abbiamo visto, dice moltissimo del legittimo prioritario del profilo.

Lo spionaggio via social

Sappiamo bene, che basta avere un profilo su Facebook che, immediatamente, si ha la possibilità di ficcare il naso nei profili altrui.
Ed ecco che scatta la curiosità, quasi morbosità, di farsi i fatti altrui.
La ricerca di vecchi amanti, delle loro nuove vite o compagne, domeniche al lago o in montagna, sembra una vera gara tra ostentazione di sé e ricerca di tracce della vita altrui.
La dinamica del cercare nei profili altrui è davvero molto frequente nei social.
Solitamente si cercherà di presentare il proprio lato migliore ed al contempo verrà cercato il lato peggiore – o oscuro –  degli altri, all’insegna dello “spionaggio mediatico”.

La seduzione da oversharing

La solitudine che si cela dietro i social, viene in realtà ammantata dalla dimensione del piacere – io direi del bisogno – di comunicare, di stare sempre connessi, e di condividere ogni istante della propria vita.
Nella migliore delle ipotesi con persone care, nella peggiore, con perfetti sconosciuti.
Dal tramonto africano, alla serata in famiglia o in discoteca, fino ad arrivare alla torta o, semplicemente, alla cena, e per concludere al rituale della buona notte, o alle proprie lenzuola.
L’oversharing, è la condivisione su Internet di ogni minimo particolare della propria vita privata, con il rischio di sentirsi invisibili, o inesistenti, nel caso in cui non si potesse fare.

Il cordoglio al pudore. La sindrome da grande fratello

I social, somigliano sempre di più al grande fratello, ad una vera pornografia emozionale.
Viene mostrato tutto, e di tutto.
Lentamente ma costantemente, si è smarrita quella sottile linea di demarcazione tra ciò che è pubblico e ciò che è privato, tra quello che é possibile – o preferibile – postare online, e quello che sarebbe utile tenere nel cassetto del comodino, o dei ricordi.
Con l’andare avanti nel tempo, abbiamo celebrato il funerale a dei capisaldi dell’esistenza: il pudore, il buon senso ed il buon gusto.
Elementi del vivere che, anche se desueti, rappresentano davvero una bussola per evitare di smarrirci in quel luogo ameno che è il punto di non ritorno della nostra vita online.

By | 2017-02-09T10:40:40+00:00 16 novembre, 2016|Categories: Psicologia|Tags: , , |

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