Amarsi con lentezza, lo slow sex. Maggio, mese mondiale della lentezza

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  • Slow Sex - Sesso Lento

Novità all’orizzonte delle mode.
Dopo tanto stress, tanta compulsione e bulimia del vivere, si celebra la lentezza.
Si cambia rotta.
Basta con il caffè e le email della mattina, sarebbe più utile solo il caffè.
Basta con la tazza di latte fumante illuminata dal telefono lampeggiante, molto meglio la penombra da inizio giornata.
Basta pranzare mentre si risponde al telefono, sarebbe bello sentire il sapore di quello che si sta mangiando.
E ancora, basta davvero con le chat infinite, i gruppi di WhatsApp, e lo stress cronico di chi non regge il rumore del silenzio.

Siamo tutti compulsivi e iper connessi?
Disconnessi e felici.

Sempre di corsa. Agitati e frenetici.
In perenne overdose da social e da smartphone.
Iniziamo la giornata correndo, e la concludiamo con le ultime email da leggere – come se fossero la preghiera della sera prima di andare a dormire-, che ci consegneranno ad un sonno agitato, accompagnato da un corteo di disturbi neurologici vegetativi che nessuna conta delle pecore potrà placare.

Un inno alla lentezza

Maggio è il mese della lentezza, si celebrano infatti, le “giornate mondiali della lentezza”.
Un vero inno a rallentare, a cambiare vita, insomma, al sentire l’odore prima e il sapore dopo, di tutto quello che ci troviamo a vivere, sessualità inclusa.
“Abbiamo due vite: la seconda inizia quando ci rendiamo conto di averne solo una”.
Confucio

In una civiltà di cemento e fretta, dei fast food e del tempo tecnologicizzato, di internet e delle chat, della lapidarietà della comunicazione, e della frenesia ad oltranza, la dimensione della lentezza andrebbe davvero recuperata.
Anche, e soprattutto, in camera da letto.

Dall’orgasmo da pausa pranzo alla lentezza dell’eros

La corsa a ostacoli contro il tempo si estende spesso, anche in camera da letto.
La sessualità più che un rituale d’amore e di erotismo diventa una sorta di ginnastica coitale e liquidatoria, all’inseguimento della meta: L’orgasmo.
Amare con lentezza è ben altra cosa.
La qualità vince sulla quantità e sulla presunta normalità.
Amare con lentezza è una rieducazione all’arte dell’eros, un recupero dell’aspetto dei preliminari, dell’alchimia del bacio, degli abbracci prolungati, delle carezze di cui si sente la consistenza della pelle e l’odore dell’altro.
Un malizioso gioco seduttivo, vissuto con un’alternanza di pause e di attese.
È una modalità strategica per recuperare il “tempo dell’attesa”, aumentando con modalità esponenziale il desiderio sessuale.

Molte delle coppie che seguo mi consultano per una sorta di noia sessuale; lamentano un calo del desiderio sessuale – detto in clinica “desiderio sessuale ipoattivo” -, astenia sotto le lenzuola, e un preoccupante pensionamento anticipato della sessualità.
La routine del vivere ammanta tutto, e la polvere erosiva del quotidiano corrode anche il più saldo dei legami.
Una sessualità veloce, consumistica, quasi a sigillare la normalità della vita di coppia, prende il posto di una sessualità “slow” che parte da lontano.
Che circumnaviga i meccanismi di difesa, che accende il desiderio sessuale, e che batte stanchezza e sonno uno a zero.

Qualche riflessione, vivre slow

  • Tutti candidati ad una condizione di stress cronico?
  • Di urgenza del vivere?
  • Di mete ed obiettivi, più che di percorsi?
  • Di stress psico-corporeo?
  • Di insonnia, sonniferi, e di disturbi neuro vegetativi?
  • Condannati all’impossibilità di rallentare?
  • Fagocitati dalla fretta?

Cambiare qualcosa è davvero possibile, oltre che auspicabile.
Il fare si sostituisce al sentire, proviamo a rallentare
Veniamo cresciuti ed educati a pane e responsabilità.
Pane e fretta.
Pane e obiettivi.
La lentezza – ed anche l’ozio -, sembra essere la madre di tutti i vizi.
La vita che viviamo ci obbliga alla fretta, alla produzione ad oltranza, guai chi rallenta o addirittura immagina di fermarsi: chi si ferma è perduto!
Educhiamo così i nostri figli e, noi a nostra volta, questo modus vivendi lo abbiamo ricevuto in dote dai nostri genitori.
Li abituiamo alle performance, all’assenza di pause e al “piacere da ritmi frenetici”, un vero inno al masochismo del vivere.
Regna il bisogno impellente di non rallentare, nutrito e concimato dal senso del dovere – e da suo fratello – lo scomodissimo senso di colpa.

  • Cosa ci spaventa davvero dal rallentare?
  • Nella vita e sotto le lenzuola?

Le emozioni vengono sostituite dalle chat e dalle azioni, sembriamo tutti candidati a una vera “alexitimia del vivere”.
Forse, rallentare, ci obbliga a non ingurgitare ma ad assaporare, assaporando siamo costretti a sentire cosa non ci piace.
Se non ci piace il partner, o la vita che conduciamo.
Abbiamo paura del silenzio, il rumore assordante dei ritmi concitati ci strega, ci seduce, ci stordisce, e ci distrae da noi stessi.
Le nostre perenni connessioni sono, senza dubbio, strettamente correlate alla dimensione della fretta del vivere e, forse, a una dimensione di profonda solitudine e insoddisfazione.
Così come la pandemia di disfunzioni sessuali su base psicogena, è strettamente correlata a una negazione del sentire più profondo che poi da corpo ai più svariati sintomi sessuali.
Sembra infatti che le emozioni, il cellulare e lo stress cronico, siano strettamente correlati tra di loro.

Conclusioni

Rallentare un po’ e passeggiare ancora a piedi nudi sul prato, può davvero rappresentare una strategia per vivere all’insegna della pienezza sensoriale.
Questa giornata così simbolica dovrebbe farci riflettere sulla qualità della nostra vita e su come, forse, siamo ancora in grado di migliorarla.

By |2018-10-28T17:39:50+00:003 maggio, 2017|Categories: Sessuologia|Tags: , , |

2 Comments

  1. marco 18 giugno 2018 al 10:21 - Rispondi

    Mi piace

    sto leggendo i suoi articoli sulla sessualità e mi interessano molto, perchè mi rendo conto di non avere una vita sessuale.

    e inoltre il fatto di usare la pornografia come fuga dalla realtà è vero.

    Mi chiedo cosa è che mi spaventa?

    Marco

    • Valeria Randone 18 giugno 2018 al 19:26 - Rispondi

      Buonasera Marco,
      sono contenta che la mia lettura della pornografia come “fuga dalla realtà” le sia piaciuta.
      Cosa le fa paura da qui è impossibile saperlo, ma provo ad ipotizzarlo.
      Lo prenda con le pinze perché siamo online e sono soltanto ipotesi campate in aria, mentre a Lei servirebbe una diagnosi clinica.
      Paura delle donne.
      Paura dell’intimita.
      Paura della sessualità.
      O di andare incontro a disfunzioni sessuali o cattive figure.
      Paura del legame, o dell’Amore.
      Oppure, trattasi di una dipendenza vera e propria, con tutte le caratteristiche della personalità dipendente.
      Su questo tema – sessualità e pornografia – nel sito può trovare tanto materiale: nella sessione video e nella sessione articoli.
      Valuti di consultare un mio collega de visu, sono certa che potrebbe aiutarla a traslocare dalla dimensione del piacere solitario a quello condiviso.
      Un affettuoso augurio per tutto, e mi tenga informata se le va

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