In breve: “Metti la gonna più lunga che al professore casca l’occhio”.
📅 19 Settembre 2020 • ⏱️ 2 min di lettura
“Metti la gonna più lunga che al professore casca l’occhio”.
Con questa frase agghiacciante la vicepreside del liceo Socrate di Roma redarguisce una ragazza che indossa una gonna, e per di più non troppo corta.
“Te la sei cercata” è la famigerata frase con cui si ammonisce la donna stuprata trasformandola da vittima in carnefice.
Questi due emblemi di chiara contraddizione linguistica e semantica danno la misura di come, soprattutto in Italia, si fa una gran confusione tra vittime e carnefici, tra forma e sostanza, tra ruoli e generi. Tra giusto e sbagliato.
Un messaggio di questo genere, con questo contenuto, così carico di pregiudizi, di ingiustizie legalizzate e di divergenza di genere non si addice a una scuola: luogo della civiltà e dell’insegnamento, dove si dovrebbero formare coscienze, al di là delle apparenze.
Il messaggio racchiuso nell’occhio che cade è il seguente: donne spregiudicate da censurare e coprire, e uomini deboli da giustificare e da proteggere dalle gonne altrui, come se fossero bestie affamate in preda ai loro istinti predatori e primordiali.
La scuola dovrebbe essere un luogo sacro, dove ci sono docenti e discenti, abiti adeguati alle lezioni e non alle seduzioni, ma nel caso degli occhi penduli e a rischio di precipitare dove non gli è concesso atterrare, non è la gonna a dover essere osservata e giudicata ma l’occhio a rischio. E punito severamente.
Fonte: La Stampa
