Terapia di coppia e terapia sessuale di coppia

La terapia di coppia è quel percorso che la coppia intraprende quando ha delle difficoltà relazionali, sessuali, correlate al ciclo di vita, o nella gestione dei figli, in poche parole quando diventano delle coppie in crisi.

“Nel vero amore è l’anima che abbraccia il corpo”.
Friedrich Nietzsch

Terapia di Coppia Catania

Terapia di coppia come funziona e cos’è

Della terapia di coppia si sa davvero molto poco, perché si pensa che la coppia non necessiti di diagnosi, di cure e di terapie.
La terapia di coppia è quel percorso, in prima battuta, mirato alla disamina delle difficoltà di coppia – da quelle relative al dialogo, alla gestione dei conflitti, del denaro, dei figli, e di tantissimo altro, fino ad arrivare alla salute sessuale della coppia stessa – fino a giungere ad un vero progetto terapeutico.
La coppia verrà ricevuta congiuntamente, e poi, verranno effettuati due colloqui individuali dove verranno analizzate risorse e problematiche di entrambi i membri della coppia.

Cosa fare e a chi rivolgersi quando la coppia e la sua sessualità si ammala

Quando la coppia si ammala, il referente consono al calderone di emozioni e disagi è il sessuologo clinico, esperto in dinamiche di coppia.
Tra censura, cultura e paure di inadeguatezza, la coppia brancola nel buio, ascoltando suggerimenti di amici, colleghi, parenti, più o meno di parte, misti a giudizi di merito e intrisi di visioni soggettive e personali di chi si propone come terapeuta o dispensatore di saggezza. I protagonisti della coppia in crisi, ricavano invece una gran confusione sul loro sentire e un dolore acuto, dal non riuscire a venir fuori dall’impasse emozionale e sessuale.
Oggi si parla di “dimensione di coppia”, per l’aspetto diagnostico e anche terapeutico delle disfunzioni sessuali.
Non è l’individuo che si ammala ma la “coppia”, la sua comunicazione, la sua relazione, la sua sessualità, il suo desiderio, la sua risposta orgasmica, il suo talamo e il suo immaginario.

Il sessuologo clinico, chi è e di cosa si occupa

L’egemonia del “principio di prestazione” ha danneggiato fortemente il desiderio sessuale e la sessualità si è sempre di più trasformata in una sorta di “compito in classe” scevro dal desiderio e soprattutto dalla dimensione di “coppia”.
Il viagra e simili, con le loro magie e alchimie, agiscono sulla seconda fase della risposta sessuale, la fase dell’erezione, ma non sul desiderio, e nemmeno sulla risposta orgasmica o sull’amore.
Direi per fortuna.

La terapia, anche farmacologica, va personalizzata e umanizzata

Ogni terapia, anche farmacologia per il deficit erettivo a etiologia mista, necessita sempre di una disamina profonda e competente delle cause psichiche che contribuiscono all’insorgenza e al mantenimento della disfunzione sessuale.
Un approccio rivolto esclusivamente al sintomo, risulta “orfano” di un percorso poliedrico, capace di garantire emozioni e sensazioni preziose ed uniche che riguardano l’intimità e la sessualità.
La sessuologia con le sua terapia sessuale, garantisce un ripristino – spesso grazie a un approccio combinato – della salute sessuale in particolare, e ovviamente, della salute di coppia in generale.
La sessuologia, inoltre, non può essere separata da una “pratica della parola e dell’ascolto” empatico, competente e professionale.

Immaginario erotico, desiderio e amore dopo la terapia di coppia

La sessualità, a seguito di una terapia sessuale, viene curata, vivificata, restituita alla stanza dei giochi, recuperando l’aspetto ludico, giocoso e chiaramente comunicativo dell’atto sessuale.
Il silenzio dei sensi e dei corpi, lascia il posto alla chiarezza della comunicazione emotiva, all’amore ritrovato e a una vita sessuale vibrante ed appagante.
La sessuologia, con le sue “terapie dell’amore”  o terapie sessuali, lavora su quell’alchimia di pelle e di sensi e – ove è ancora possibile – migliora le condizioni relazionali e psichiche affinché il desiderio sessuale possa nuovamente tornare ad abitare in quella e unica coppia.

Calo del desiderio sessuale – video intervista

Quando è utile la terapia di coppia

  1. quando finisce un amore, prima che sia troppo tardi
  2. per imparare a litigare, e comunicare
  3. per curare le disfunzioni sessuali
  4. per gestire le difficoltà con i figli (dopo parto, infertilità, adolescenza, quando vanno via da casa..)
  5. per elaborare e superare davvero un tradimento
  6. per gestire la malattia di un coniuge, un lutto, una crisi di vita.

Può capitare di pensare che un amore fosse per sempre. O di credere che “a noi non sarebbe mai successo”.

E invece?
Ogni amore può finire, può naufragare, e può fare davvero tanto male.

Quando finisce un amore

Quando un amore giunge al termine, i partners si iniziano a interrogare sul perché, adottando spesso un atteggiamento di “miopia mentale”, ricercando altrove il “colpevole” dell’abbandono e del sabotaggio al legame amoroso.
Quando trattasi di un rapporto di matrimonio o convivenza, partecipano alla “caccia alle streghe”, cioè alla caccia delle cause del fallimento, genitori, suoceri, amici, legali, ognuno dei quali interpreta gli eventi, in funzione del proprio vissuto, delle proprie emozioni, e dei propri trascorsi esponenziali.
Insomma, la fine di un amore viene sempre riletta in maniera davvero soggettiva, e non sempre fedele alla realtà di quell’amore.
Spesso una, o più d’una consulenza psico-sessuologica, o una terapia di coppia può aiutare i partners ad intervenire prima che sia troppo tardi. Insomma, la terapia di coppia, può salvare il matrimonio.

Il doloroso percorso di una separazione

Nel doloroso percorso di una separazione, gli attori protagonisti giungono spesso a soggettive verità, non in sintonia con il sentire comune. I partners spesso, hanno entrambi ragione ed è veramente improbabile trovare una causa univoca della fine del loro legame, così come non si può distinguere nettamente tra chi lascia e chi viene lasciato.
Mi capita spesso di custodire storie di sofferenze ed abbandoni, atroci e destruenti, e con ovvie conseguenze sull’autostima e sul narcisismo di entrambi.
La separazione, spesso, infligge delle ferite profonde, nutre la conflittualità, e amplifica il vissuto dell’abbandono. Dai racconti dei partners, si evince poca chiarezza emozionale, intrapsichica e relazionale, delle motivazioni che li hanno spinti prima a diventare prima “coppia”, per poi separarsi.
Anche in questi casi la terapia di coppia può aiutare la coppia a separarsi dolcemente, nel rispetto dei figli, o può sgombrare il campo da acredine ed astio, e far rifiorire il matrimonio.

Il prima e il dopo: dall’innamoramento all’amore

In una prima fase, quella iniziale, i partners sono coinvolti dall’emotività, dal batticuore cronico, da un sentire esclusivamente emotivo, vivono a pieno la fase dell’ “innamoramento”, molto differente dalla successiva, quella dell’amore. Quest’ultima è caratterizzata dalla normalizzazione del battito cardiaco, da un sentimento adulto (quando, e se la coppia sopravvive), da una conoscenza più veritiera dell’altro e delle parti di se stesso proiettate sull’altro. Un rapporto di coppia, al suo nascere, al suo divenire, e nella sua fase finale, quella conclusiva, viene influenzato dal periodo storico in cui si svolge, dal contesto economico e culturale, elementi che fungono da cornice ambientale, in cui abita e si sviluppa la coppia.

La terapia di coppia funziona

Immaginario erotico, desiderio e amore dopo la terapia di coppia
La sessualità, a seguito di una terapia sessuale, viene curata, vivificata, restituita alla stanza dei giochi, recuperando l’aspetto ludico, giocoso e chiaramente comunicativo dell’atto sessuale. Il silenzio dei sensi e dei corpi, lascia il posto alla chiarezza della comunicazione emotiva, all’amore ritrovato e ad una vita sessuale vibrante ed appagante.
La sessuologia, con le sue “terapie dell’amore” – o terapie sessuali – lavora su quell’alchimia di pelle e di sensi e – ove è ancora possibile – migliora le condizioni relazionali e psichiche affinché il desiderio sessuale possa nuovamente tornare ad abitare in quella e unica coppia.

Cos’è la terapia sessuale?

Sappiamo bene che, quando ci lussiamo un piede, ci rivolgiamo a un ortopedico. Quando abbiamo una problematica di pelle, a un dermatologo. Quando invece è la sessualità che si ammala, un velo di silenzio ed imbarazzo ammanta ogni possibilità di chiedere aiuto.
Cosa sarà mai la terapia di coppia, o la terapia sessuale?

Terapia sessuale, un po’ di storia

Agli albori della sessuologia, i terapeuti, o consulenti di coppia, fornivano al paziente, uomo o donna che fosse, un partner a pagamento che potesse contribuire a ricreare una coppia sessualmente sana. (nel caso il paziente fosse single). Questo partner a pagamento, aiutava il paziente a svolgere le “mansioni sessuali”, tipiche della terapia sessuale. Mansioni, esclusivamente di tipo comportamentale, al fine della risoluzione della disfunzione. Proposta suggestiva, ma davvero riduttiva in termini di risultati.
Da allora in poi, la terapia sessuale, si è modificata di molto grazie all’apporto di vari modelli terapeutici e grazie all’intersezione di vari approcci disciplinari.

Quando è necessaria la terapia sessuale?

Quando la sessualità si ammala.

Fino a non molto tempo fa, quando durante la vita relazionale ed emozionale di una coppia subentrava una disfunzione sessuale, non era ben chiaro quale fosse l’interlocutore idoneo per una possibile rivoluzione del disagio sessuologico. Per assonanza di luoghi corporei, le donne si rivolgevano al ginecologo e gli uomini all’uro-andrologo.
Oggi, a seguito di un’opera di sensibilizzazione,  sanitaria e universitaria, la figura dello psico-sessuologo, con i propri ambiti clinici, di ricerca e terapeutici,  ha assunto una dignità e un’autonomia professionale a se stante.
La sessualità è un essere, non un fare“.
La sessualità non può essere relegata alla dimensione ginnica da camera da letto – o a un pap test esente da infezioni – ma correla con un’infinità di sfaccettature emozionali, relazionali, sociali, ed intra-psichiche. Senza mai dimenticare l’importanza cruciale dell’immaginario erotico dei protagonisti di quell’unico atto amoroso.

La terapia di coppia e la terapia sessuale

La sessualità di coppia, come abbiamo visto, è caratterizzata da mille variabili, da tanti sapori e da altrettanti odori; è, infatti, un processo estremamente complesso nel quale si intersecano componenti organiche ed emozionali, relazionali e culturali, aspetti legati al processo educativo, intrapsichici ed ambientali.
Una disfunzione sessuale quando si manifesta, colpisce e inficia tutte le aree che caratterizzano l’universo “coppia”, danneggiando e compromettendo altre aree apparentemente non correlate alla sfera della sessualità. E viceversa. L’attenzione dei clinici, soprattutto negli ultimi anni, si è sempre più spostata dalla semplice risoluzione del sintomo – trattando il singolo – alla ravvisata necessità di occuparsi della coppia, con le sue dinamiche, caratteristiche e la sua, unica, dimensione relazionale. La terapia sessuale, oggi, non lavora esclusivamente sul sintomo, ma si occupa di tantissimo altro, tra cui:

  • La comunicazione all’interno della coppia
  • La relazione nel suo insieme
  • La capacità di gestione dei conflitti
  • La sessualità nel suo insieme
  • La dimensione ludica della coppia
  • La disamina delle dinamiche di potere/sottomissione, e così via.

Un altro punto di centrale importanza nella nostra pratica clinica è lo studio dell’immaginario e dei suoi fantasmi inconsci.

  • Queste analisi danno vita ad una nuova “alfabetizzazione emozionale” e migliorano l’affettività.
  • Non è ancora stata inventata  la pillola capace di accendere il desiderio e di far resuscitare l’amore estinto, quindi le terapie dell’amore rimangono l'”unica strada” verso il recupero del piacere.

Come funziona la terapia sessuale per le disfunzioni sessuali

Dopo una prima fase di accoglienza e di disamina delle condizioni emozionali che hanno portato ad un periodo di sofferenza, si effettua una diagnosi clinica del disturbo, per seguire, poi, la fase di terapia sessuale vera e propria.
La terapia prevede la “prescrizione di compiti sessuali strutturati”, integrati dall’“indagine psicoterapica  delle resistenze”. La terapia sessuale, banalmente associata a esercizi ginnici per la sessualità, non rappresenta una soluzione esclusivamente focalizzata sulla genialità, ma viene arricchita dalla formazione del terapeuta, dal lavoro sulla coppia, sui loro inconsci, e sui loro vissuti associati alla sessualità.
La terapia di coppia è, senza dubbio, un percorso terapeutico che regala una grande energia, e un vero arricchimento ai membri della coppia.
La psicoterapia insegna che quando un sintomo si manifesta – che sia sessuale o coniugale -,  ha un significato che deve essere capito e rispettato.
La sessualità, inoltre, vive non solo nel corpo, ma anche nell’immaginario, la fantasia infatti rappresenta sempre e comunque il miglior afrodisiaco, il giardino segreto, da arricchire, concimare e innaffiare, al fine di far transitare la sessualità nella “ stanza dei giochi”, recuperando l’aspetto ludico associato alla sessualità.

L’Italia e i due matrimoni

In Italia l’instabilità matrimoniale è molto elevata,  si sta diffondendo, come in America, il fenomeno dei “due matrimoni”.
Il primo, nel quale si hanno dei bambini, assolve a una realizzazione familiare, si diventa adulti, in un mondo di adulti, lasciando la casa genitoriale.
Molto spesso, la persona scelta per il primo percorso, alla lunga non suscita più interesse, non entusiasma più, così con le seconde unioni, si cerca di realizzare il destino “individuale”, fatto di bisogni centrati sull’io, nutriti dalla reale conoscenza personale.
Un percorso di terapia di coppia, anche in questi casi, potrebbe essere di grande giovamento a coppie annoiate, dolenti e sofferenti, per evitare i due – o tre – matrimoni.

Spezzone di una consulenza

Marco, Luisa, l’ordine e il disordine

Marco e Luisa mi consultano per un’incompatibilità, a dir loro caratteriale, che gli rende la vita impossibile. Pur amandosi tantissimo sono l’uno il contraltare dell’altro. Marco nasce e cresce in una famiglia di bancari.
Entrambi i genitori lavoravano in banca, uscivano al mattino e rinvasavano alla sera, sempre alla stessa ora. Non ha fratelli o sorelle ed è stato abituato a cavarsela da solo. La madre gli lasciava il pranzo in cucina da scaldare (sedeva sempre allo stesso posto; usava sempre lo stesso piatto; usava per il figlio sempre stessa pentola), e lui lo scaldava al rientro prima da scuola e dopo dall’università.
Marco diventa ordinato, anzi ordinatissimo. Lenisce la solitudine e l’ansia rassettando casa. La storia della sua vita è sempre la stessa: quando sta male pulisce e ordina.
Più stava male, più era preoccupato o stressato e più aumentava a dismisura il suo bisogno di avere tutto sotto controllo.
Marco vive intrappolato nel bisogno estremo e costante di tenere tutto sotto controllo: emozioni e casa. Mette in ordine i vestiti in base al colore, alla tipologia, ai tessuti. I suoi cassetti rappresentano un proseguo del suo funzionamento mentale: rigidi, ordinatissimi, immobili. Marco non riesce a pranzare se nel lavandino ci sono i piatti e le pentole ancora da lavare. Ha necessità, prima di sedersi a tavola e di concedersi il lusso di un pranzo, di rassettare e pulire tutto, altrimenti non riesce a mandare giù nemmeno un boccone.
Il suo atteggiamento maniacale si estende anche alla pulizia della casa che deve assolutamente essere brillante, direi disinfettata, sempre.
Controlla tutto e lo controlla più volte al giorno.
Lo faceva quando abitava in casa dei genitori e lo fa adesso da sposato. La domenica, o quando è in casa, Marco vaga nervosamente da una stanza all’altra, con fare sospettoso e indagatorio. Ha necessità di sapere che tutto attorno a lui sia in ordine.
Luisa, invece, vive benissimo all’interno del suo caos. Luisa nasce e cresce all’interno di una famiglia di creativi e di artisti. Il padre fa il pittore e vaga tra Parigi e Roma tra una mostra d’arte e un concerto. La madre è stata una ballerina di danza classica, ma il rigore della disciplina non l’ha indurita, anzi, le ha regalato quote di estro e di ulteriormente creatività. La sua famiglia e Luisa hanno sempre gestito la casa come se fosse un porto aperto. Rappresentava il luogo di incontro e di scontro di amici e parenti, di viandanti e di conoscenti. Per loro aggiungere un posto a tavola non è mai stato un problema; se un amico si trovava a passare da lì per caso, sarebbe rimasto senza ombra di dubbio per pranzo oppure addirittura a dormire. Luisa fa un lavoro creativo: lavora la creta e dipinge i vasi.
Vive spesso indivisa, con pennellate di colore sparsi qua e là.
La coppia si innamora, mette su casa, e mettono al mondo un bellissimo bambino, che come tutti i bambini crea disordine, sporca, fa cadere le merende per terra, dipinge i muri.
In una prima fase del loro matrimonio sottostimano il retaggio culturale e affettivo delle loro famiglie d’origine e le loro marcate divergenze, anzi, ci ridono su.
Da lì a breve la loro vita coniugale diventa un inferno. Luisa lascia tutto in giro e Marco continua a rassettare in maniera nervosa e nevrotica.
Luisa mi consulta in preda alla disperazione perché il modus vivendi del marito impedisce al bambino di esplorare, di vivere, di respirare.
Abbiamo iniziato una faticosissima terapia di coppia perché nessuno dei due, in una prima fase, riusciva a vedere oltre i rituali (ordine-disordine), e stentavano a leggersi dentro. Il rigore di Marco, adesso, si è fatto introspezione lasciando spazio alle sue paure e al suo disordine interiore. Il caos di Luisa sta lentamente lasciando il posto a un nuovo ordine senza temere di dover sacrificare la sua creatività. E risuscita a comprendere che creatività e igiene possono convivere e che l’uno non toglie valore all’altra e viceversa.
Il cammino è stato impervio, ma siamo in transito.

 

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