Le parole che non mi dici più

In breve: Ho immaginato di prestare la mia penna a Marco, nome di fantasia, mio paziente, affamato di parole.

📅 7 Aprile 2026  •  ⏱️ 3 min di lettura


Ho immaginato di prestare la mia penna a Marco, nome di fantasia, mio paziente, affamato di parole.

Mi sono innamorato di te grazie alle tue parole per me e alle mie per te, quelle che non pensavo di conoscere.
Dolci, premurose, finanche impertinenti, ma sempre presenti.
Le parole per noi sono state un ponte: un sottopassaggio segreto che ha unito il tuo mondo al mio, che ha facilitato un travaso di mondi per poi intrecciarli, ricomporli e posizionarli alla giusta distanza affinché continuassimo a guardarci e anche vederci.
Le parole per noi sono state mattoni con i quali edificare il nostro legame.
Sono state sogno, magia, riparazione, guarigione, arcobaleno, fresie primaverili e foglie rosse autunnali.
Sono state fiume nel quale scorrevano le nostre emozioni e il nostro desiderio. Le nostre parole sono sempre state il nostro luogo dall’altrove.
Adesso mi mancano le tue email per me, quelle chat lunghissime dove c’era scritto “continua a leggere” che contenevano racconti e fantasie, desideri e paure, foto e passione.
Adesso il silenzio ha preso il posto delle parole. Il foglio bianco si è sostituito a quell’impertinente punto e virgola che amavo tanto, a quell’arrogante punto esclamativo, a quel bisogno di conferme fatto punto interrogativo.
Mi mancano i tuoi racconti serali, infarciti di emozioni e avverbi, di sfumature lessicali e passione. Mi manca sentirti raccontare la tua giornata mentre grigli le zucchine e armeggi nella nostra cucina con fare da chef. Buffa, seria, sorridente, verbalizzante, semplicemente tu.
Hai spostato sempre di più il confine della tolleranza, la mia, verso l’infinito.
Hai aspettato che mi abituassi alle tue parole vuote per poi trascinarmi sempre di più verso un mutismo arrogante e aggressivo.
Adesso tra noi regna il silenzio.
Non si tratta di un silenzio pieno, da abitare, da cui sentirsi abbracciati e rassicurati, ma di un baratro.
Di un silenzio gelido, tagliente, disturbante, offensivo.
Quel silenzio rumoroso, oggi, si è trasformato in un fossato, come quello che un tempo proteggeva i castelli, pieno di alligatori, acqua stagnante e detriti, i nostri.
Non avrei mai pensato di poter scrivere una lettera di addio, ma in queste parole, le mie parole per te, c’è tutto il mio dolore e la mia mancanza: mi manchi tu, mi mancano le tue parole per me e mi manco io tra le tue parole.

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