C’era una volta l’empatia. C’erano anche le buone maniere, l’educazione, il sostegno reciproco, l’affetto.
Ogni tanto, soprattutto oggi, l’empatia si inceppa per stropicciarsi e sbiadirsi del tutto sino a scomparire e non lasciare più traccia della sua pregressa esistenza.
Non accade all’improvviso con un litigio, una frattura, un motivo grave, gravissimo, avviene così con una buona dose di ignavia e di codardia per volta.
Lo fa piano piano, in sordina, lasciando detriti dietro di sé che sembrano macigni.
Eppure i sintomi c’erano tutti: apatia, noncuranza, sciatteria emotiva, egoismo, egocentrismo, disinteresse. Nella vita ci sono dei legami che non sempre sono a doppio senso. Li giustifichi. Li nutri. Li accudisci. Fai un passo indietro. Li osservi. Aspetti.
Ma pur amando o volendo bene per due la mancanza di reciprocità, soprattutto in alcuni momenti della vita, si fa cianuro.
Ti poni delle domande e non ti dai delle risposte. Ti crocifiggi, ma in fondo sai che non puoi rimproverarti niente se non di essere quella che sei.
Soffri e pensi che ognuno di noi fa quello che è anche se dovrebbe fare anche quello che gli è stato insegnato e ha visto fare, ma spesso dolorosamente e semplicemente non accade.
Pian piano la non empatia diventa normalità, ma il tuo cuore che ancora batte sa bene che non è così.
Accade anche in famiglia, tra amici, nelle relazioni: evapora la capacità di sentire l’altro.
Non c’è aggressività dichiarata, se non in maschera, travestita. Non c’è astio, sarebbe un gesto di dichiarata ammissione, un sentire chiaro, un atto coraggioso.
No, c’è un sentire che sbiadisce sino a dissolversi. Passa dall’incuria, dal non vedere più, dal non sentire – con le orecchie e con il cuore -, dal non esserci pur essendo presenti fisicamente. Passa dalla normalizzazione della mostruosità.
Pian piano vengono a mancare le gentilezze, i come stai?, i posso fare qualcosa per te?, le condivisioni gentili, la capacità di intercettare un bisogno di chi millanti di voler bene, e tanto ma tanto altro.
Ti vengono inoculate tante piccole dosi di veleno quotidiano che dovrebbero averti resa immune al
rischio, come un antidoto.
Ma tu sei viva, senti e vedi, riconosci i veleni e li differenzi in maniera chirurgica dalle cattive abitudini.
L’empatia non può essere selettiva, intermittente, a targhe alternate. O c’è o è assente. O ti appartiene o ne sei sprovvisto.
Non può esserci per un neonato, un cartone animato, un video di Instagram, un cucciolo di Bassotto. Deve esserci per tutto e tutti.
Altrimenti è una recita a copione, un selfie modificato: un cuore che imbroglia anche sé stesso.
Niente uccide di più del trovarsi in un luogo sbagliato che non ti appartiene più, e con le persone sbagliate. Uccide più di un veleno, più di una convalescenza dolorosa, più di un farmaco con tanti effetti collaterali.
Non esiste veleno più lento e più letale di quello che si beve un sorso alla volta, ogni giorno, come un farmaco omeopatico o a lento rilascio, credendo che sia normalità.
In realtà si tratta semplicemente e irreversibilmente di morte civile.
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