Il Natale arriva sempre con il suo carico di malinconie e speranze. Tiene il cuore al caldo e al freddo al tempo stesso.
Arriva piano, anzi presto, addirittura a novembre, con quel profumo che odora di famiglia e di casa, di ricordi e di attese.
L’albero con la sua fatica e magia è un rituale simbolico. Contiene ricordi e frammenti di vita. Quella palla blu di velluto acquistata ad Amsterdam quando ancora la famiglia non c’era. Quella color oro scelta al mercato di Copenaghen. Quelle di stoffa fatte da te.
Quando lo fai sei stanca, sembra quasi un obbligo. Le palle sembrano non bastare mai, così la parte posteriore dell’albero è sempre un po’ più spoglia, tanto non la vede nessuno. Le luci sono una matassa aggrovigliata che ti riproponi, ogni anno, di conservare per bene, ma poi non lo fai.
Quando finalmente le accendi hai la sensazione che non scaldino solo la casa, ma anche i cuori di tutti; e anche se così non è, ti piace credere che sia così.
All’improvviso tutto sembra più lieve, più possibile, più armonioso.
In famiglia, durante queste feste, si tenta di ritrovarsi davvero.
C’è chi rincasa da altre città. Chi finalmente rallenta e assapora ogni istante. Ci sono le tavolate, i dolci, le tradizioni. I profumi regressivi di quando eri bambina, perché tenti maldestramente di ripetere antichi copioni e sapori.
Anche quando l’anno è stato difficile, ostile, duro, basta una tavola ben imbandita, una risata improvvisa, una casa che profuma di chiodi di garofano e arance, per ricordarci che non siamo soli.
Il Natale è portatore sano di una magia: riannoda i fili, ricuce le distanze, fa brillare quello che di solito silenziamo sotto la fretta.
Ci fa rallentare e stare in pigiama, rigorosamente rosso, anche per un giorno intero a guardare film romantici e natalizi.
Almeno in quei giorni ci riscopriamo grati per ogni volto vicino, per ogni voce che chiamiamo per nome, perché c’è anche chi non ci chiama più e che non possiamo più vedere seduto a tavola, e ci manca da morire!
Siamo grati per quel calore che solo una famiglia sa dare: imperfetta, caotica, rumorosa, sin troppo silenziosa, ma profondamente nostra.
In fondo, il regalo più prezioso è proprio questo: sapere che, nonostante tutto, c’è un posto in cui il cuore può tornare.
E ogni Natale ce lo ricorda ogni anno.

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