Dall’adulterio al matrimonio

Ho immaginato di prestare la mia penna a Francesca, nome di fantasia, mia paziente, per raccontare una parte importante di sé.

Mi chiamo Francesca,
e sono stata l’amante di lungo corso, adesso sono la scelta e voglio sposarmi.
Ho capito che il matrimonio è diventato per me una scelta obbligatoria. Non ho via di scampo. Non riesco a non pensare ad altro. Sento di doverlo fare nuovamente. Le amiche, le persone care, gli sconosciuti, i conoscenti mi dicono “ma chi te lo fa fare? perché nuovamente?”, e in fondo potrei scegliere di amare e restare con Giorgio, nome di fantasia, ogni giorno della mia vita, ogni istante, ogni minuto, per sempre.
Vivere con lui in ogni sorriso condiviso, in ogni scelta del cuore, in ogni pietanza cucinata con amore, nelle notti fredde con i miei piedi rannicchiati sotto la sua schiena, nelle pizze finalmente legalizzate del sabato sera, nel carrello della spesa del centro commerciale.
Ma continuare a vivere senza un patto, un contratto, la fede luccicante al dito, mi sembra di sminuire quanto proviamo, quanto siamo stati, quanto siamo e saremo.
Siamo stati adulterio, tradimento, parchi isolati e sim duplicate. Siamo stati magia e strategia, passione e dolore, picchi di piacere e baratri di dispiacere, ma adesso siamo coppia, siamo stabilità, siamo futuro.
A volte penso che quel contratto chiamato matrimonio mi serva per legalizzare la nostra unione, altre volte per sanare il senso di colpa per quanto siamo stati e per il dolore che abbiamo causato ai nostri cari.
Per me il matrimonio è la ricerca della terra ferma in un oceano di incertezze, il tentativo di trasformare un frammento di vita in una storia intera. È il passaggio dall’essere stata un segreto all’essere una scelta.
Sposarmi rappresenta la fine del tempo concesso e l’inizio del tempo condiviso, pubblico, legalizzato, dove la quotidianità, anche quella noiosa o faticosa, diventa un privilegio agognato.

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1 Commento. Nuovo commento

  • Buongiorno, sono sempre più convinta che i tradimenti inizino quando l’amore nella coppia sia al capolinea e non per pura evasione. Che ben venga una rottura definitiva ed una nuova rinascita ( con o senza matrimonio).
    Attenzione però a vagliare le vere motivazioni che inducono a questo passo; se si parla di legalizzare davanti al mondo intero per “sensi di colpa” o di ” contratto” io rifletterei molto bene prima.
    Io penserei più a: “questo è l’uomo con cui voglio invecchiare e condividere ogni cosa della mia vita”.
    Grazie sempre dottoressa per i suoi preziosi spunti di riflessione.

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