Tante donne dicono di amare un uomo sposato che non vuole lasciare la moglie.

  • Gramellini le chiama “donne in lista d’attesa”.
  • Carotenuto “amori altri”.
  • Pasini “amori infedeli”.
  • Freud “scelte collusive”
  • Jung “incontro di anime”
  • Io “anime in affitto”.

Cambia la definizione, ma non cambia il livello di sofferenza e, soprattutto, l’epilogo.

Amare un uomo sposato, qualche riflessione

Amare un uomo sposato è tra le esperienze più intense, passionali e appassionanti, dolorose e strazianti allo stesso tempo, che ci siano.
Questo articolo – e il mio quarto libro che uscirà a breve, e che parla della sofferenza data dall’amare un uomo sposato – nasce dalle reiterate richieste di consulenza ricevute durante questi ultimi anni, per le pene d’amore correlate ad amori “altri” dall’ortodosso.
Amori lontani.
Amori che legano l’anima, ma che straziano il corpo.
Amori intensi, intensamente dolorosi.
Amori che nutrono la fantasia, l’assenza, la distanza, l’immaginario.
Amori però che non hanno né un presente, né un futuro.
Trattasi sempre di “amori altri“, di donne che decidono di amare un uomo sposato.

Donne che scelgono – più o meno inconsciamente, e più o meno volontariamente – di fare (meglio “essere”) le amanti, che vivono nell’ombra, nutrendo e manutenzionando i matrimoni altrui, mi scrivono perché trafitte dal dolore e dalla mancanza.
Donne dal cuore infranto che non sopravvivono ad un tempo infinito domenicale, a un Natale senza l’uomo che amano in silenzio.
Donne che non sopravvivono a lungo alle vacanze non trascorse insieme al loro compagno di anima, a una telefonata che non arriva e alle email che latitano nell’etere, in sintonia e sincronia con i giorni rossi del calendario.
E ancora, allarmanti ed interminabili pomeriggi estivi o festivi diventano il denominatore comune di questo stato di sofferenza che caratterizza l’amore per un uomo sposato.

“L’amore non muore mai di morte naturale. Muore perché noi non sappiamo come rifornire la sua sorgente. Muore di cecità e di errori e tradimenti. Muore di malattia e di ferite, muore di stanchezza, per logorio o per opacità.”
ANAÏS NIN

Video Intervista “Anima in Affitto”

Le domeniche, agosto e Natale

L’amante di un uomo sposato abita l’inferno.
Amare un uomo sposato significa abitare il nulla, abitare la mancanza di futuro, e la mancanza di un progetto.
Il telefono non squilla più, non si illumina di messaggi o di chat con cuori lampeggianti, contenenti dichiarazioni d’amore e di desiderio.
Messaggi d’amore e di fumo che nutrono il desiderio sessuale e l’autostima di chi li scrive e di chi li riceve da lunedì a sabato, ma che spariscono la domenica e per le festività.
Il p.c rimane strategicamente e saggiamente spento in funzione delle vacanze da trascorrere in famiglia, della domenica – ben quattro al mese – e del Natale.
Gli amanti rappresentano l’altra metà del cielo: la passionalità e l’empatia, la condivisione profonda di testa e di cuore e l’intensità della sessualità, concimano le più recondite fantasie erotiche, ma non prepareranno le valigie insieme a chi amano davvero.

Vivere la distanza” è tra le condizioni più complesse ed emozionanti al tempo stesso (di chi ha deciso di amare un uomo sposato), ma necessita un equipaggiamento psichico complesso al fine di resistere alla distanza ed all’assenza del quotidiano.
L’ amante – colei o colui che ama – facilitato dall’assenza di quotidianità e dall’assenza di cose concrete, vive e nutre il desiderio, facilitato dalla proibizione e dell’idealizzazione dell’altro.
Questi amori così intensi si muovono all’interno di un reticolo di emozioni intense, amplificate dalla distanza, dal “tendere verso”, e dalla segreta trasgressione.

All’interno di questo gioco di seduzione però, l’amante contribuisce enormemente a mantenere in vita il matrimonio dell’altro/a, incrementando il desiderio e vivificando il talamo sopito dalla noia, dal quotidiano, e abbondantemente impolverato dal tempo che passa.
La moglie/marito beneficiano spesso dell’ardore riflesso della storia “altra”, che contribuisce alla non scelta, al non cambiamento, all’immobilismo relazionale.
Si instaurerà una dolorosa e pericolosa scissione: moglie rassicurante ed amante trasgressiva, moglie che accudisce, amante che infiamma anima e corpo, e così via.

Dimenticare un uomo sposato: uscire dal tunnel o arredarlo?

Liti ed efferata gelosa.
Contratti, patti, rivisitazione degli accordi del cuore ed un impatto cruento con la vita, quella vera.
Il cuore è anarchico e non segue le indicazioni della ragione.
La mente sa.
Il cuore anche, ma vibra, batte, si sente vivo.

Separazioni, che evocano una lacerazione per la loro intensità, e successive riparazioni.
Sempre più intensità, sempre più promesse di amore eterno, e sempre più sofferenza.
Notti infinite, ed insonni.
Appaiono i sintomi.
Mal di testa, mal di pancia, dermatiti e stress cronico: ecco, questi sono i denominatori comuni di queste “anime in affitto“.

Queste donne, rapite e sedotte da uomini sposati, da amori impossibili ed irraggiungibili, abitano tunnel senza via d’uscita, senza luce, senza progetto, e senza futuro.
Nessun uomo sposato lascerà mai le comode e rassicurati abitudini, le confortevoli mura domestiche, e i figli accuditi serenamente e costantemente dalla moglie ingrigita, in sovrappeso, ma tremendamente moglie.
Mogli che non gli rendono la vita poi così tanto impossibile, che – forse – sanno, o immaginano, e che tacciono.

Uscire dal tunnel o arredarlo?

Cambia la prospettiva, non di poco.
Donne poco amate, solitamente tendono a ripetere copioni atavici e riparativi grazie a questi amori che, in realtà, rievocano pregresse figure genitoriali assenti.
Amare un uomo sposato significa davvero vivere in “lista d’attesa”, nell’attesa, e nutrire i matrimoni altrui.
Quelli dei loro amanti.

Ecco, queste donne decideranno di arredare il loro tunnel con tappeti invisibili ed avvolgenti per qualche sporadica notte d’amore e di passione.
Decideranno di vivere nell’attesa e nell’illusione.
Nella speranza e nella sofferenza.
Arrederanno – simbolicamente – la cucina per preparare qualche manicaretto, amorevole e sporadico; giocando a fare la moglie per una notte.
Arrederanno poi, qualche stanza d’albergo con candele profumate.
La loro casa per una notte.
Il cielo in una stanza, ma in realtà manca il cielo, e manca la stanza.
Altre, forse più risolte ed autonome sul piano psichico, decideranno di venir fuori dal tunnel.
Sarà dura, la sofferenza regnerà sovrana.
Ci saranno liti, pianti infiniti, incontri, fughe e fantasie riparative, ma quando qualcosa – finalmente – si frantuma dentro, la donna “altra”, diventa se stessa, e si mette finalmente in cammino verso la vita, quella vera, la sua.

Come amare un uomo sposato e non morire di dolore

Le relazioni con uomini sposati non sono da augurare nemmeno al proprio peggior nemico.
Spesso sono simmetriche – spostati entrambi – e, forse, meno dolorose, o meglio, con regole più chiare; altre volte sono invece asimmetriche: uno sposato, e l’altro no.
Queste ultime sono un vero baratro di sofferenza.
Quando queste donne, ammantate da sofferenza e bisogno di quotidianità, palesano il desiderio di avere un ruolo diverso nella vita dei loro uomini, abitato da concretezze, pranzi ufficiali, spesa e casa, l’altro scappa via e l’amante quasi mai transita al ruolo di moglie o compagna.
Nessun uomo, rinuncia alla clandestinità, al suo amaro piacere, ineguagliabile e non sotituibile con la quotidianità.

Conclusioni

Molte amanti mi scrivono afflitte, dicendo che il loro intento era quello di salvare gli uomini che amano.
Uomini, a loro dire, infelici, incompresi, che non avevano un’appagante vita sessuale e che, come spesso dichiarano in tanti, avrebbero lasciato, da li a breve, la moglie per loro.
Vivono in segretezza, in sordina, senza apparenti pretese, e ancora, si nutrono di briciole di affettività e di presenza.
Questa  “brutta copia dell’amore” che, spesso, si estingue in fase post-orgasmica diventa la strada maestra per la sofferenza.

Mi scrivono poi, di domenica, in sofferente attesa di una notizia, di una telefonata, di un messaggio di fumo, che ovviamente non arriva. Mi chiedono consigli, istruzioni per l’uso, strategie di sopravvivenza per il dolore del cuore e dell’anima.
Le mie risposte, sono quasi sempre le stesse: suggerisco loro di volersi più bene, di aspirare a molto di più. Tento qualche timida interpretazione delle dinamiche della loro coppia “altra”, di quella ortodossa e della loro infanzia. Loro comprendono e si sintonizzano solo con quanto fa loro meno male o ė più conveniente per il loro amore.

Testimonianza

Gentile Dottoressa,
sono l’amante di un uomo sposato, lo so non è etico ne morale, ma non era nei miei progetti, ed adesso è  troppo tardi per scappare via.
Sono davvero distrutta dal dolore, ed oggi è domenica.
Lui, il mio lui, ha tre figli che ama, ed una moglie con cui vive da ben 23 anni.
Una brava donna, tra l’altro.

Viviamo in due città differenti, ma stiamo praticamente sempre insieme: al telefono, via email, via chat.
Ci vediamo due volte al mese, e facciamo l’amore senza sosta, con una passione ed intesa mentale ed emozionale mai provata prima.
Sono gli unici giorni che  danno senso alla mia esistenza.
Vivo per lui, per vederlo, per baciarlo, per parlargli al telefono, e così via.
Io vorrei di più, ma lui non ha il coraggio.
Sono gelosa di tutto: del suo risveglio mattutino, delle sue cene in famiglia, dei suoi figli, di tutto.

Sto diventando pazza.

Vedo se è online, se scrive alla moglie, se la moglie è online nello stesso momento, ecc…
Controllo tutto, social, foto, tracce di questa famiglia che invidio, ma che so bene non essere mia.
Alterno sensi di colpa cocenti a scenate di gelosia.
Sono diventata terribile, non mi riconosco e non mi piaccio più, ma mi creda dottoressa, non riesco ad essere razionale e riflessiva.

Sto diventando pazza dalla gelosia e dall’assenza di certezze.
Non so quando durerà ancora, il nostro legame è ormai logoro, ma sempre intenso.
Penso che prima o poi andrò via da lui. Da noi. Da me.
So anche che non vivrò più, che non amerò più, che sarà dura ma che non c’è nessun’altra  via d’uscita.
Potrei stare buona e zitta, vivere appieno le nostre emozioni e la nostra intesa a tutto tondo, ma il mio sistema nervoso non mi aiuta più, ed i sintomi – di tutti i tipi – mi stanno logorando giorno, dopo giorno,
Un caro saluto e grazie per l’ascolto.

Lettera firmata.

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