Amare una donna sposata. Ma se lei lascia il marito? Il dopo

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  • Amare una donna sposata

Succede. Ogni tanto succede.
Quando si ama, si perde il controllo, si soffre, si rischia, e si sceglie anche.
Il gioco a nascondino nel teatro della vita, qualche volta, lascia il posto alla scelta.
E la scelta lascia il posto alla fuga, di lui, dell’amante naturalmente.
Un amante che non è pronto per diventare coniuge, così, senza preavviso.
Un amate che avrebbe voluto mantenere a lungo il ruolo da “amore altro”.
Un amante che preferisce rimanere rinchiuso nello sgabuzzino delle scope per chattare la domenica o dopo le venti, e che, improvvisamente e inaspettatamente, così come un acquazzone estivo, si ritrova candidato al ruolo da partner ufficiale, e per di più a tempo pieno.
Full time.
Il passaggio da un amore in condivisone ad amore esclusivo, non è immune da rischi e da effetti collaterali.

Il ruolo dei sensi di colpa negli amori clandestini

Le relazioni altre, che io amo chiamare anime in affitto, Freud scelte collusive, Jung incontro di anime, e Massimo Gramellini amori in lista d’attesa, abitano le terre dell’altrove, nutrono i sensi, il cuore, e sono cibo per la mente.
Sono amori affamati, dannati e struggenti, non conoscono le mezze misure.
Sono amori ad alta gradazione erotica e ad alto tasso di emozioni, intensi e compensatori, così, spesso, in particolari momenti della vita, restituiscono alla vita.
Leniscono solitudini mascherate, nutrono l’autostima di chi li vive – amante e amato -, migliorano il tono dell’umore grazie allo sguardo liquoroso tipico di chi ama e si strugge per amore, abitano le chat e le email, ma non sono destinati a vedere la luce del sole.
Sono amori senza progetto, quindi, prima o poi, destinati all’estinzione, e per di più passando dalla strada a senso unico della sofferenza.
I sensi di colpa sono i compagni di viaggio di questi legami affettivi.
Sensi di colpa per i figli – o per quelli non avuti nell’attesa che l’amante lasciasse la moglie o il marito – per il coniuge tradito, e anche per se stessi.
Per come sarebbe potuto essere e non è stato.
Così, per chiudere il cerchio, bisogna anche fare i conti con un ospite ingombrante: il Super Io.
Il Super Io di chi sceglie – più o meno coscientemente o coraggiosamente – di fare l’amante, rappresenta il guardiano giudicante e ingombrante della psiche, obbliga a fare l’inventario dei divieti, tanti, e i permessi, pochi.
È un’istanza psichica che sta affacciata al balcone del sentimento neo nato, valutandolo di continuo e remando spesso contro.

L’amante-prozac. Quando l’amante è longevo

“Molto più importante di quello che sappiamo o non sappiamo è quello che non vogliamo sapere”.
Heric Hoffer

In amore le persone chiedono sincerità, lealtà e reciprocità, ma preferiscono vivere nella menzogna sapendo di non voler sapere.
Il rapporto con l’amante rappresenta l’altra metà del cielo del rapporto con il marito o con la moglie.
L’Amante è colui che detiene lo scettro del comando, che concima l’amore e lo coniuga con l’erotismo, che si strugge per amore e che scrive email intense, notturne e mattutine, rubate alla dimensione ortodossa del quotidiano.
È colui che, grazie alla proibizione e alle criticità da clandestinità, mantiene accesso il sacro fuoco della passione (spesso coniugale).
È colui che senza saperlo rema a favore della coppia altrui.
La coppia già in crisi da tempo, senza il terzo incomodo, o forse troppo comodo, avrebbe dovuto già fare i conti con i silenzi per cena, con le vacanze infinite senza l’indispensabile lavoro salva-coppia, e inoltre, affrontare la noia coniugale e il torpore sessuale.
Vivere qua e desiderare di essere altrove, dà vita ad una dolorosa scissione di tipo schizofrenogeno, altamente funzionale all’immobilismo e alla non scelta della coppia in crisi.
L’Amante è altro.
È il desiderio del quotidiano che manca.
Del sabato sera senza sabato.
Della domenica senza domenica.
È il cielo in una stanza, senza cielo e senza stanza, se non d’albergo, o a ore.
È il buon giorno stracolmo d’amore.
È la buona notte come ultimo pensiero prima di andare a dormire (con un altro – o altra – però).

Amante, moglie o marito: quotidiano versus sogno proibito

Il fine settimana romantico e rubato, programmato con dovizia di particolari, assaporato in ogni briciola di presenza e riassaporato a posteriori in ogni macigno di assenza come se fosse un farmaco salva vita a lento rilascio, non potrà mai essere paragonato al carrello della spesa e alla corsa agli ostacoli di un quotidiano compulsivo e sempre uguale a se stesso.
Il rapporto con l’amante va a colmare o a compensare quello che manca.
Lenisce come un balsamo le fatiche della giornata.
Accudisce, incendia di passione, invita alla trasgressione e al tacco dodici.
Ascolta, protegge, consola.
Solitamente l’amante cronico rema – inconsciamente – a favore del marito per un duplice motivo.
In primo luogo per far sì che la sua donna non si separi e non speri a sua volta nella sua di separazione.
In secondo, se per caso dovesse farlo, diventerà una donna pericolosamente single.
L’amante che non ha avuto coraggio verrà colto da un attacco acuto di gelosia perché la donna amata, ma per la quale non ha lasciato la moglie, sarà libera di ricominciare altrove.
Senza di lui, e senza marito.

Il marito o la moglie del fedifrago

Il marito o la moglie sono muti-sordi-ciechi, o meglio non vogliono vedere, sentire, dare voce al disagio.
L’equilibrio c’è, è perverso, ma funziona: “ purché rincasi”.
L’amante che non lascia il marito, alla lunga svilupperà una scarsa tolleranza alle frustrazioni, sarà sofferente ed insofferente, e per di più da ignara delle dinamiche dei triangoli amorosi, nutrirà il matrimonio altrui aiutando il partner amato a non scegliere.
Nel caso in cui, invece, diventasse improvvisamente folle o sana di mente, correrebbe il rischio di rimanere da sola.
Senza marito e senza amante, ma in sintonia con il suo sentire più profondo.

Sedazione dialettica: parole, parole, parole…

Quando un amore non evolve verso un progetto, regredisce verso il fallimento.

Una donna che ama, questo lo sa bene.
Non aspetta un istante di più, prende il coraggio a quattro mani e decide, ignara del dopo.
Quando la solitudine che accompagna l’abitare una coppia estinta si unisce al desiderio cocente per “altro” dal coniuge, la donna decide.
Lascia il marito perché non lo sopporta più, semplicemente.
Le catene vengono spezzate, al masochismo si sostituisce il coraggio e la dignità, e la donna sceglie.
I sentimenti veri vengono seguiti dai gesti: sono dignitosi, onesti, coraggiosi.
E rompono le catene.
Ma questo avviene soltanto in teoria, in realtà ogni cambiamento spaventa e spinge all’immobilismo.
Quando una donna innamorata comunica al suo amate che ha deciso e, soprattutto, cosa ha deciso, le parole prendono il posto dell’entusiasmo e dei fatti.
La donna sposata lascia il marito che non ama più, che non stima, che non sopporta.
L’amante, invece, tergiversa e la invita a riflettere inondandola di un fiume di parole.
Parole che colmano e compensano il vuoto d’azione, la paralisi emozionale e comportamentale.
Subentra una nuova fase del rapporto di coppia, fautrice di grandi quote di dolore: la donna non si sente capita e non si sente importante.
Comprende così, che questo suo gesto di coerenza e di coraggio, non viene riconosciuto come una svolta ma come un attacco al patto tra amanti e velocizza la fine del loro pregresso amore.

Dal limbo emotivo al miraggio affettivo alla convalescenza del cuore

La paura della solitudine è la madre di tutti i compromessi amorosi, e non c’è solitudine peggiore che si vive stando in coppia.

Dal punto di vista di lei

Gli amanti, le amanti donne soprattutto, non amano vivere a lungo in affitto, senza la certezza di un rinnovo affettivo.
Prima o poi, le non-relazioni, o per lo meno le relazioni senza la luce del sole e senza un futuro, corrono il rischio di involvere virando verso la nevrosi e la scadente qualità di vita di tutti i protagonisti di questi triangoli – o quadrilateri – amorosi.
Un amore ha bisogno di pelle e di sensi, ma ha anche bisogno di una cornice ambientale come una cena a lume di candela, una vacanza, ed il cinema della domenica.
Il limbo emotivo può andare avanti per anni, ma alla lunga toglierà valore e volere al rapporto di coppia, ed il bisogno di scegliere diventerà sempre più urgente ed impellente.
La donna, da sempre regina della casa, avverte un bisogno cocente di condividere il suo quotidiano con l’uomo che ama davvero.
Il letto, il divano davanti la tv, il carrello del supermercato, e ovviamente, un figlio.

Dal punto di vista di lui

L’amante che ha amato tanto, che ha sofferto per le vacanze separate, per le domeniche infinite e per le feste comandate vissute più come una condanna che come una vacanza, per il sospetto che la sua donna potesse dividere il letto con il marito, suo acerrimo nemico, ha sempre sperato di averla tutta per sé.
In cuor suo ha sempre sperato di avere la meglio sul marito, e ha anche vaneggiato sulla possibilità di una separazione.
Un passo importante, a lungo desiderato, a cui inconsapevolmente ha spinto il partner amato, sperando però che non si separi davvero.
Un inconscio desiderio di amore esclusivo e totalizzante che fa a pugni con l’aspetto razionale che incatena alla morigerazione e all’amore in condivisone.
Un marito e una moglie nella vita bastano e avanzano.

Il ruolo dell’amante è ben altro, se lo si sveste dell’abito della proibizione e della sofferenza per fargli indossare gli abiti scomodi e sciatti della quotidianità, scappa.
Il rischio di questa scelta è quello di scompaginare gli equilibri pregressi e di mandare in crisi un rapporto che, anche se longevo e stabile a modo suo, si basa su quattro protagonisti:
Lui, lei, e due matrimoni.
In realtà, il vero problema che sfocia poi nella separazione e nella scelta, si chiama marito o moglie, non amante.

L’amante ufficiale e quella di riserva

Può capitare che l’amante abbia la moglie, l’amante ufficiale o di vecchia data, e quella o quelle di riserva.
Quando la donna amata da tanti anni, desidera qualcosa di più e lo obbliga ad una scelta, lui rievocherà i sensi di colpa, il bisogno di tenere la famiglia unita, per proseguire con l’ormai abusato alibi dei figli da non traumatizzare ed i genitori anziani da non turbare, per concludere con gli esosi alimenti da dover elargire a divorzio firmato.
La fuga diventa l’unica soluzione possibile.
Il nostro amante cronico prenderà il largo alla ricerca di nuove avventure e di nuovi orizzonti.
Il paese dei balocchi è sempre dietro l’angolo, le chat bollenti pronte a scaldare i sensi, e il giro di giostra ricomincia fino al prossimo “rischio di scelta”.
Nessun amante, se non scoperto o obbligato, rinuncerà al sapore intenso del divieto, della proibizione, del desiderio straripante continuamente frenato dai divieti.

Quando l’amante lascia l’amante. Dalla bigamia emotiva all’integrità

Dopo avere escogitato svariate strategie di sopravvivenza per arginare i continui disturbi psicosomatici e le notti insonni, l’amante lascia l’amante confuso.
Colui che non si decide, che non sceglie.
È difficile rinunciare a qualcosa che si desidera davvero, ma talvolta ė l’unica modalità per averla davvero.
Così, l’amante coraggioso, decide di andare ben oltre il sipario dell’ipocrisia, imbocca la strada del coraggio, della coerenza.
Rinuncia all’uomo che ama perché non può averlo tutto per sé.

Conclusioni

La psiche con il suo linguaggio simbolico e ricco di immagini, ci insegna a vivere ogni morte, ogni abbandono e ogni fine, come un rito di passaggio a nuove forme di esperienza – come scriveva magistralmente Aldo Carotenuto in “Amare tradire” – così, anche il tradimento subito o agito e l’abbandono del partner amato, possono rappresentare una porta d’accesso verso il nuovo, verso la crescita psichica ed emozionale.
Quindi, benvenuto coraggio.

By |2018-10-14T09:43:06+00:0030 aprile, 2018|Categories: in evidenza, Tradimento|

4 Comments

  1. fenice68 25 settembre 2018 al 8:43 - Rispondi

    Meravigliosamente lucido e spietato questo suo scritto, Dottoressa.
    Tutte le dinamiche di questi rapporti sono puntualmente elencate e sviscerate.
    E’ come guardarsi allo specchio, e vedersi per la prima volta.
    Grazie.

    • Valeria Randone 25 settembre 2018 al 14:12 - Rispondi

      Grazie a Lei per il riscontro.

  2. Nino 30 settembre 2018 al 22:41 - Rispondi

    Una coppia sposata da 7 anni. Lei lascia la famiglia, la città natale per trasferirsi da/con lui. Dopo una gravidanza non andata a buon fine lui si chiude, non la sostiene nel dolore della perdita, si butta nel lavoro, esce con gli amici nei fine settimana. Lei ama il marito, ma cerca ed esce con altri uomini… amici (inizialmente). Incontra un uomo molto più grande, 16 anni in più, libero…sensibile e solo. Lo corteggia fino ad ottenere le sue attenzioni, ma lei è “cristiana” e dice di stimare il marito, lo ama ancora….ma si vede con l’altro, non vuole fare l’amore ma lo va a trovare a casa sua…
    Parla di lui con tutti: madre, sorella, amiche ed amici, colleghi…
    Sensi di colpa che la dilaniano, che però non le impediscono di baciare l’amante, di toccarlo e farsi toccare, fare petting e fermarsi appena prima dell’atto sessuale….ma solo perché ha il ciclo. Allora chiede a lui di procurarsi dei profilattici.
    La crisi la porta a consultare un Conselor, per “cercare sé stessa, sapete cosa vuole veramente”.
    Dice all’amante che per un certo periodo sarebbe bene non scriversi, non chiamarsi, non vedersi…ma organizza un incontro lontano da casa, durante una visita a parenti e con la scusa di accompagnare una cara amica ad un Campus sportivo.
    Cosa ne pensa dottoressa? La donna ha un modus operandi consolidato oppure l’amante è troppo stupido?
    PS: lei dice di amarlo follemente!?!

    • Valeria Randone 1 ottobre 2018 al 8:01 - Rispondi

      Buongiorno,
      ho fatto una gran fatica nel tentativo di capire chi fosse lei – che scrive – la donna, gli altri uomini, ecc..
      Non si possono fare diagnosi o ipotizzare comportamento correlati alle emozioni, sensate e aderenti alla realtà clinica della signora e della sua coppia, perché si tratta di un racconto effettuato da altro rispetto alla protagonista della vicenda.
      Inoltre, cosa gravissima, il counselor non è un clinico, quindi potrebbe fare più guai che chiarezza.
      Dica alla Signora da parte mia di rivolgersi ad un clinico qualificato e certificato.
      Auguri per tutto.

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