Gelosia e insicurezza aumentano con WhatsApp

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È online ma non visualizza.
Visualizza e non risponde.
Sta scrivendo e non arriva nulla.
Sta registrando un audio.
Per chi?
Cambia la foto e lo stato.
Starà mica flirtando con altro da me?
Orari insoliti – fedifraghi o insonni? – degli ultimi accessi.
Alle tre di notte con chi parlerà mai?
O peggio ancora, nessun ultimo accesso.
Cosa avrà mai da nascondere, ed a chi?
Insomma, WhatsApp è diventato uno strumento di tortura per i gelosi e gli insicuri.

“Tutti gli esseri umani hanno tre vite: pubblica, privata e segreta”.
Gabriel García Márquez

WhatsApp è un’applicazione davvero molto utile ed immediata.
Abitata da tanti, quasi affollata, direi.
Regala l’immediatezza, la gratuità, lo scambio di foto e di video, e garantisce la possibilità di stare in contatto con chi amiamo, azzerando ogni distanza geografica.

Ma, ci sono davvero tanti ma.

L’ingenua applicazione è uno strumento infernale per sbirciare dal buco della serratura la vita altrui.

WhatsApp e l’amore

Chi ama si sa, desidera stare sempre in contatto con il proprio amore.
Infiniti messaggi, foto, praticamente di tutto, ed un filo invisibile che lega più di una manetta al polso: le notifiche.
La distanza si azzera, e la chat diventa una sorta di divano di casa, luogo simbolico di condivisione e di intimità.
Con i messaggi vocali, le parole d’amore, di seduzione o di dolore, arriveremo a chi amiamo in un batter d’occhio, e lui ci risponderà.
Le anime si sfiorano, le menti si sintonizzano.
Anche il desiderio sessuale, grazie al sexting, passa dall’etere.
Foto audaci, intime, impregnate d’amore di desiderio – il tutto amplificato dalla distanza che è il più potente degli afrodisiaci – partono da uno smartphone ed arrivano ad un altro, con tanto di fiamme, cuori lampeggianti, e fiori (finti naturalmente).
In questa forma di comunicazione, l’olfatto ed il tatto saranno i grandi assenti, ma la vista farà da padrona: padroneggia e spadroneggia, sottomettendo del tutto gli altri desideri e bisogni di chi ama.
Insomma, oggi i legami d’amore vengono nutriti – e danneggiati – dall’etere.

WhatsApp e la gelosia. La gelosia sana, la gelosia patologica ed il diritto al rispetto

“Privacy non significa nascondere agli altri la mia vita privata. Significa evitare che la vita privata degli altri irrompa nella mia”.
Jonathan Franzen

Il luogo comune che dipinge la gelosia come figlia della paura, come un’ombra oscura che danneggia e corrode il legame d’amore, forse, andrebbe anche rivisitato, ed il rispetto preteso.
Il “diritto al rispetto“, sara forse desueto, ma appartiene alla dimensione elitaria dell’amore.

  • Esiste una differenza tra gelosia sana e gelosia patologica?
  • È giusto, e sano essere gelosi?
  • Fino a dove è lecito fermarsi?
  • Esiste una differenza tra sentimenti che aiutano la relazione e sentimenti che la devastano e depauperano?
  • Quanto si può resistere alle continue prove d’amore, o d’orrore, richieste dal partner geloso?
  • C’è differenza tra gelosia e possesso?

La gelosia è un sentimento violento e virulento che, prima o poi, metterà a dura prova ogni legame d’amore, accompagnandolo alla morte.
Non è il sale dell’amore, come spesso si sente dire, ma l’acido corrosivo che compromette anima e corpo di chi è costretto a subirla.
La gelosia è uno stato emotivo determinato dal timore – fondato, ma molto spesso infondato – di perdere la persona amata.
Il partner geloso viene nutrito dal sospetto che l’altro possa rivolgere altrove le proprie attenzioni, insomma, che possa guardare oltre la staccionata della fedeltà.
Molte manifestazioni di gelosia però, sfociano spesso in “deliri di gelosia”, si trasformano cioè in gelosia estrema e delirante.
Il partner geloso sarà costretto (da se stesso) ad effettuare continue verifiche sulla vita dell’altro, con investigazioni perenni, sospettosità e perpetui controlli sulle azioni, connessioni e spostamenti, dello sfortunato amato.

WhatsApp, adoperare con cura

WhatsApp aiuta i gelosi nelle investigazioni e negli spionaggi perenni, nutre la gelosia, e danneggia i legami d’amore se non adoperato con cura.
La gelosia ossessiva in realtà, è caratterizzata dalla proiezione della propria infedeltà sull’altro.
Il coniuge fedifrago, solitamente, consapevole del proprio modus operandi, proietta sull’altro le proprie “abilità da mentitore”, divenendo così ancor di più geloso e possessivo.
I partner afflitti da gelosia delirante divengono “schiavi” dei loro stessi sentimenti, vivono stritolati dall’angoscia e dal tormento, mai sereni, e mai equilibrati, e mai equidistanti dal mondo dell’altro.
La loro attività principale è il controllo.
Trascorrono infatti, molto tempo controllando l’altro, e quando si trovano impossibilitati a farlo, vivono straziati dall’angoscia e dal sospetto.
Il geloso cronico tende ad azzerare gli spazi esterni ed interni – vuole essere il primo pensiero della mattina e l’ultimo prima di andare a dormire, dell’amato – del legame d’amore, procurando un’asfissia ingravescente all’amore, che prima o poi morirà per soffocamento.

WhatsApp nutre la gelosia

Questo accesso immediato alla vita di chi amiamo, senza spazio e senza tempo, in realtà, è un amplificatore di ansie e di disagi.

Connessioni, compensazioni e disagi

Se sei possessore di un numero di telefono pubblico, sei davvero a rischio di stalking.
Chiunque, dicasi chiunque, si sentirà autorizzato ad utilizzarlo, a salvarlo, ed piombare dento al tuo telefono tramite WhatsApp.
Con i loro stati.
Con le loro frasi simboliche, ammiccanti o audaci, felici o tristi.
E le loro foto.
È guarderà le stesse cose di te.
Insomma, perfetti sconosciuti online, tristemente insieme.
WhatsApp, senza dubbio, accorcia le distanze, ma è altrettanto vero che compensa disagi, mancanze, e solitudini mascherate.
Rappresenta però, uno strumento infernale adoperato per ricevere conferme in situazioni di debito di autostima, e di affetto.
Diventa così, una sorta di supplenza affettiva da utilizzare in maniera scriteriata, spesso poco rispettosa della privacy altrui.

Come facevamo?

È impensabile, pur facendo un grande sforzo di memoria, ricordarci quando le telefonate – lavorative, amicali, o amorose – si ricevevano esclusivamente al telefono di casa, comodamente seduti in poltrona.
Si faceva solo quello: si parlava al telefono.
A limite si scarabocchiava sui fogli per appunti che erano in prossimità del telefono.
Niente stress.
Niente condivisioni.
Niente geo localizzatore.
Niente selfie.
E niente stato.
Forse, eravamo veramente liberi.

By | 2017-07-17T20:12:46+00:00 17 luglio, 2017|Categories: Psicologia|Tags: , , |

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