Chi ama spesso ha anche paura dell’abbandono. Quello che in clinica viene detto: “sindrome da abbandono”; quel tarlo invisibile ma letale che corrode autostima e legami d’amore. Amore e paura, come sappiamo, sono l’uno il contraltare dell’altro.
La paura dell’abbandono appartiene al sentimento elitario dell’amore, al bisogno impetuoso di essere unici e centrali per la persona che amiamo. Talvolta, però, la paura travalica il buon senso e straripa gli argini della ragione. Depressione, ansia e paura dell’abbandono diventano gli elementi centrali degli amori affamati.

Cosa si intende per fame d’amore?

“C’è sempre una certa follia nell’amore. Ma c’è anche sempre qualche ragione nella follia”.
Friedrich Nietzsche

Riflessioni sulla paura dell’abbandono e su come superarla

L’amore con le sue dolci seduzioni ed efferate gelosie, unitamente alle sue false verità e atroci vendette, ci cammina a fianco sin da bambini e grazie a lui nasciamo, cresciamo, ci nutriamo e, talvolta, ci avveleniamo. Ci sono amori che nutrono, altri che depauperano. Amori che accudiscono e altri che destabilizzano. Amori che danno e altri che tolgono: aria, fame, voglia di vivere.
Gli amori malsani, dolorosi e tossici per la psiche si creano grazie all’incontro alchemico di due fragilità: due partner affamati d’amore. Un incontro asimmetrico e sperequato che instilla nel partner più fragile la paura dell’abbandono.

Amore, fame d’amore, ansia e deflessione del tono dell’umore sono elementi spesso correlati tra di loro.
Apparentemente disgiunti, sembrano elementi senza nessun nesso tra di loro, ma in realtà sono strettamente connessi e intersecati l’uno con l’altro; sono elementi che si mantengono in vita a vicenda. Stare in coppia, e stare bene, dipende dalle tre coniugazioni del verbo Amare: capacità d’amare, lasciarsi amare e anche essere stati amati a suo tempo. Sappiamo bene che la capacità di scegliere prima il partner e di stare in coppia dopo, dipende da come siamo stati amati e, soprattutto, “se” siamo stati amati sufficientemente. Quell’imprinting affettivo che condizionerà nel bene o nel male tutte le nostre scelte, o non scelte, affettive ed emozionali. Chi ha subito il trauma dell’abbandono ha inciso a fuoco sulla sua pelle un danno, la paura e l’angoscia che l’abbandono primario – solitamente perseguito da figure genitoriali – possa ripetersi.

Infanzia, autonomia, dipendenza e amore

Dimmi come sei stato amato e ti dirò come ami. Si chiama imprinting amoroso, e caratterizza le scelte sane o meno sane amorose. Un bambino molto amato avrà radici affettive salde e ramificate, sarà grato per la sua dote affettiva, e in grado di amare a sua volta, senza traumi, paure, timori e fobie. Un bambino ignorato o maltrattato non avrà interiorizzato amore e cure, e non saprà come riproporle dentro un legame di coppia. Da adulto può diventare un partner sottomesso, maltrattante, algido ed evitante. Una madre che ama, una madre che accudisce, una madre che nutre il corpo e il cuore del suo bambino, sarà in grado di regalargli scorte di benessere, di autostima e di fiducia in sé stesso che, quando diventerà adulto, potrà utilizzare per vivere serenamente la sua coppia. Quel bambino, così tanto amato, sarà così un adulto sereno, in grado di amare e di lasciarsi amare, senza scheletri nel cassetto della memoria e mostri che inquinano il cuore.

Chi sono invece inon amati”?

I “non amati” sono quegli adulti psichicamente fragili e deprivati affettivamente che per il resto della loro vita tendono a dipendere da un amore – a meno che non intraprendano in tempo una psicoterapia -,  vivono per essere amati, sopportano abusi e soprusi, tradimenti e maltrattamenti, pur di essere amati.
Laferita dei non amati” è spesso la causa di una carenza di “fiducia di base” e di amore verso sé stessi che si ripercuote inesorabilmente sul partner e sul legame d’amore. Sono coloro che vivranno l’amore come una “stampella psicologia”, che utilizzeranno il partner come uno psicologo amatoriale, una madre che non hanno avuto, un amante, un amico, facendo transitare il legame dalla dimensione del piacere a quella, pericolosissima, del bisogno. Sono partner che smarriscono del tutto il loro baricentro psichico, che si poggiano e alloggiano nella vita altrui.

La scelta del partner

Le scelte amorose, apparentemente, seguono logiche estetiche. Alto e bello, palestrato o sensibile, dolce o burrosa, e ancora, esile o mediterranea, biondo o bruno. Il partner, in realtà, non viene scelto soltanto in funzione di quello che pensiamo siano i nostri gusti estetici, ma di tantissimo altro. Tanto altro di “invisibile agli occhi” ma visibile al nostro radar inconscio. Molte storia d’amore sono storie d’amore tra anime complici e tra infanzie – o voragini dell’infanzia – simili. Le scelte d’amore sono spesso “scelte collusive”, molte volte i partner scelti sono quelli che, in qualche modo, riportano indietro alle terre dell’infanzia. Tra paura dell’abbandono, fame d’amore e i tentativi malsani e amatoriali di superare l’abbandono subito.

La donna vaginismica, per scempio, sceglie un partner con un deficit erettivo, entrambi complici e fragili, vittime e carnefici, ma entrambi mantengono in vita le loro disfunzioni sessuali.
La donna sottomessa sceglie invece il partner, apparentemente e falsamente, dominante per sentirsi protetta, per curare le pregresse ferite e abbandoni. In realtà, prende un abbaglio.Viene spesso maltrattata, e si trova a vivere dentro dei legami asfittici e decisamente poco nutrienti. Le botte e il possesso vengono confusi per dolcezza, cura, finanche amore.
La scelta, in chi non è stato amati ed è affamato d’amore, verte verso partner che curano, che accudiscono, che placano le ansie più profonde, che dovrebbero nell’immaginario dei più sanare la paura dell’abbandono e la depressione conseguente. La fame d’amore è sorella della “ferita dei non amati” – quell’atavica mancanza d’amore che, come un marchio indelebile muove le fila di scelte affettive e relazionali -, entrambe strettamente legate all’ansia e alla deflessione del tono dell’umore.

Coppie, amore e umore, e ansia da separazione

La mia attività clinica mi regala l’opportunità di ascoltare e aiutare tantissime coppie: coppie zoppicanti o con sutura, naufragate, irrisolte, separate o separande. Colleriche o pericolosamente mute. Posso affermare con certezza che la salute della coppia e la sua qualità di vita postuma dipende dalla salute di ogni protagonista di quel legame. Da come, e se sono stati amati, e dalla capacità che hanno di dare e di donare all’interno del legame d’amore. Un altro elemento di centrale importanza è l’ansia da separazione e l’efferata gelosia.

Quando uno dei due, o entrambi i protagonisti di quell’Amore, vengono mossi da gelosia folle, da un bisogno impetuoso di controllare l’altro, e dalla paura – quasi terrore – di perdere il partner, ci sono tutti gli elementi per danneggiare, corrodere e far naufragare quel legame. Nessuno regge alle proibizioni, ai controlli, allo spionaggio: quando un rapporto di coppia si trasforma in una galera, uno dei due, il più sofferente, tenta l’evasione. Gli amori asimmetrici e irrisolti, nutriti dalla paura dell’abbandono e dalla gelosia sono amori orfani di futuro. Sono dati dall’incontro tra un un partner affamato, bisognoso, dipendente, e da partner narcisista: legame nel quale vittima e carnefice si alternano, nutrono e mantengono in vita la dipendenza affettiva.
Roland Barthes in “Frammenti di un discorso amoroso” scriveva: “Ho male all’altro”.

Caratteristiche della fame d’amore e della paura dell’abbandono

La fame d’amore si manifesta quasi sempre con le stesse caratteristiche, atroci e insopportabili:

  • Un bisogno d’amore incolmabile
  • Gelosia folle, immotivata e implacabile
  • Una tristezza impossibile da sopportare
  • L’amore vissuto come una stampella psicologica, come una terapia psicologica
  • Iper investimento del partner: diventa un Dio in terra 
  • Un disperato e incessante processo di cura e di manutenzione del legame
  • Il partner bisognoso vive per l’altro, senza il quale non respira, non vive, non esiste perché non amato
  • Possessività, morbosità, ansia da separazione
  • Bisogno di conferme e di certezze, continua ricerca di rassicurazioni sull’amore
  • Il non sentirsi mai abbastanza amati, mai abbastanza belli, mai “abbastanza”.
  • Mancanza di interesse per sé e un iper investimento e uno spostamento libidico verso il partner
  • Devozione estrema: il partner viene prima di tutto, anche dei figli
  • Ansia e attacchi di panico con chiare e invalidanti somatizzazioni  di fronte ad ogni contrattempo o temporanea distanza dal partner
  • Assenza totale di confini con il partner, tendenza alla simbiosi e al rapporto fusionale

Il partner non è un terapeuta!

I protagonisti di questi amori malati sono spesso irrisolti sul piano psichico, e tentano di trovare la cura dei malanni dell’anima nella coppia e nell’amore. L’amore, in chi soffre di dipendenza, diventa una droga, una vera e propria necessità psico-fisica, sino a trasformarsi in gioia e dolore della loro stessa vita. Sono amori folli, amori eccessivi. Amori malsani, straripanti e fagocitanti, dannosi.
Amori, caratterizzati dagli eccessi, dagli scompensi, dalla mancanza di equilibrio che, all’inizio viene letta come un eccesso di coinvolgimento e sentimento, ma alla lunga corroderà il più saldo degli apparati psichici.
Sono amori caratterizzati da un desiderio incolmabile di amore assoluto e fusionale, di conferme, di rassicurazioni, nutrito sempre e comunque da angosce abbandoniche, davvero insopportabili.

Ansia e depressione in amore, quei segnali da non sottovalutare

Quando un amore è sano, l’equilibrio prende il posto dei disturbi psico-somatici. Quando invece un amore porta con sé sofferenza, ansia e depressione, prima o poi il corpo si lamenta, grida che qualcosa non va, e prima o poi, quell’Amore vira pericolosamente verso un naufragio. Il corpo non conosce altri linguaggi se non quello della sintomatologia: sintomi che andrebbero caldamente ascoltati e non tacitati.  Si esprime con il linguaggio dei sintomi che, in realtà, sono la porta d’ingresso dell’anima.

  • Indolenzimenti vari, sine causa.
  • Agitazione psico-motoria.
  • Infiniti notti insonni a contare le pecore.
  • Disturbi della sfera oro-alimentare.
  • Anoressia.
  • Tachicardia.
  • Palpitazioni, il cuore ricorda la sua presenza.
  • Dolori al centro del petto o alla schiena, come una pesantezza insopportabile.
  • Pressione arteriosa instabile.
  • La sensazione davvero angosciante di aver smarrito il controllo del proprio corpo, e del proprio destino.
  • L’inconscio che prende il sopravvento e noi che siamo alla deriva assoluta.
  • Difficoltà respiratorie e sensazione di soffocamento.
  • Anche la minzione verrà regolamentata dall’ansia e dall’inquietudine:
  • aumento della frequenza urinaria, minzione urgente che ricorda la vescica neurologica.
  • disturbi del ciclo mestruale
  • disturbi della risposta sessuale: anorgasmia e disturbi del desiderio sessuale.
  • Ansia diffusa e somatica.
  • Irritabilità, incapacità a staccare la spina, iper lavoro.
  • Facilità al pianto, scarsa modulazione delle emozioni.

Conclusioni

Ricapitolando: il nostro corpo è la cartina tornasole della nostra anima e del nostro benessere o malessere psico-fisico.
Ascoltarlo, averne cura e avere la capacità di comprendere se un Amore è un amore che nutre o depaupera, è la strada più rapida verso la felicità, o almeno, la serenità. I disturbi dell’umore, ansia e depressione possono essere “causa e conseguenza” della fame d’amore. Una diagnosi scrupolosa e un ascolto empatico aiuterà il paziente a riabbracciare la qualità di vita smarrita o mai vissuta.

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