Per sempre o ti odio. La giusta distanza per fare funzionare un rapporto di coppia

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  • la giusta distanza per far funzionare una coppia

“Nulla può curare l’anima se non i sensi; come nulla può curare i sensi se non l’anima.”
Oscar Wilde

Quando si ama, si sa, si tende ad azzerare ogni distanza.
Infinite telefonate, email, chat.
Ogni possibile spazio viene occupato dalla presenza, reale o virtuale, dell’altro.
Il partner diventa una presenza interna.
Un “oggetto interno” – termine preso in prestito dalla psicoanalisi – che abita dentro di noi sempre e, solitamente, si crede  “per sempre”.
Una delle cose più difficili in amore è mantenere la giusta distanza dal mondo dell’altro.
È frequente  passare dal tutto al niente, dall’amore assoluto all’odio, dalla fusione alla separazione/lacerazione.
Dall’on all’off della dimensione amorosa.
Dal “va bene tutto dell’altro, non poteva essere  così perfetto” al “non va bene niente”.
Da “amore eterno” al “ti odio”.
Dal per sempre all’addio.
Dal desiderio sessuale straripante alla paralisi emotiva e fisica.
Dalle parole dolce e d’amore agli insulti ed alle offese.
Dai progetti di vita eterna al congedo amoroso.

  • Ma sarà mai possibile?
  • Trattasi di persone disturbate?
  • Era amore all’inizio e poi si è trasformato in abitudine?
  • L’amore passa, invecchia, si trasforma?
  • L’Amore può  diventare odio?
  • Ma l’altro ci appartiene davvero?
  • Ci è mai appartenuto?
  • Amare è un compromesso tra limiti e libertà?
  • La parola “compromesso” stride con la nobiltà del sentimento dell’Amore?

Qualche riflessione

Vivere in coppia è sicuramente tra le più complesse acrobazie del vivere, soprattutto oggi.
Lo è ancor di più quando trattasi di coppie longeve, acrobate tra il quotidiano e la stanchezza, il lavoro, i figli ed il tempo – parcellizzato – per se.
Spesso le coppie navigano nel mare tempestoso della disattenzione e della prevaricazione, impedendo la libertà e la creatività del partner, aggredendolo invece di accarezzarlo e minacciandolo invece di trovare parole comuni e di chiarificazione.
La comunicazione di servizio si sostituisce a quella emotiva e la coppia viene rapita da un turbinio di incomprensioni e di astio.
Nella “cultura del fare” a cui apparteniamo,  è veramente chimerico prendersi cura del sentire e del sentirsi reciprocamente, manutenzionare ed innaffiare il legame d’amore.

Tutto viene dato per scontato, soltanto perché scritto nel canovaccio “coppia”.
Molte relazioni oggi, navigano a vista senza una rotta condivisa, infrangendosi sugli scogli dell’incomprensione e della conflittualità, deragliando verso il terreno infertile della lotta per il potere, nel tentativo di affermare se stessi in un clima di contrapposizione, piuttosto che di complicità e cooperazione, fertile e proficua.
La “giusta distanza” in amore, è una strategie vincente, ed è quella distanza che permette di essere presenti, ed al contempo, di essere distanti.
È una danza di avvicinamenti ed allontanamenti dal mondo dell’altro, per arginare i frequenti cortocircuiti dei rapporti di coppia.
È quella distanza che consente di tenere dentro di se l’oggetto d’amore, dipendendo spesso da lui, ma al contempo di essere autonomi, di non perdere il proprio baricentro esistenziale –  reggendo e non soccombendo come quando si ha fame d’aria – alla sua assenza o distanza momentanea.

Quando non è possibile mantenere la giusta distanza

Come sappiamo, vivere bene, sopravvivere o vivere male dentro la coppia, dipende da come siamo stati amati o non amati, dall’imprinting sensoriale e dalla dote affettiva che abbiamo ricevuto dalle figure parentali.
Può capitare che uno dei due partners abbia vissuto un legame ambivalente con la figura materna.
Una madre ambivalente si ripercuote negativamente sulla figlia, divisa tra la spinta all’autonomia e le difficoltà di separazione.
L’aver vissuto il processo di identificazione con la madre all’insegna dell’ambivalenza, porta al l’impossibilità di separarsi dall’oggetto d’amore, nei confronti del quale rimane un bisogno d’amore non corrisposto, un vissuto di vuoto che non può essere colmato se non da un tentativo continuo di “attaccamento all’oggetto”.
Questo stesso bisogno si sposta, in età adulta, verso il partner prescelto, sostituto materno o paterno, sul quale vengono riversate poi tutte quelle richieste che la madre non è in grado di soddisfare.
Quello che in psicoanalisi si chiama “coazione a ripetere di antichi copioni”.
In questi casi ci rendiamo contro di quanto sia difficile mantenere la giusta distanza quando trattasi di partner affamati d’Amore.

  • Quali sono le variabili per stare “dentro” un legame, senza esserne schiacciati o fagocitati?
  • Quali elementi sono indispensabili per nutrire un rapporto e per farlo sopravvivere alla noia ed al faticoso quotidiano?

Dalla simbiosi alla separazione

La “giusta distanza” è un elemento di fondamentale importanza per il buon funzionamento del rapporto di coppia e soprattutto per la sua longevità.
Vi sono coppie caratterizzate da una totale “simbiosi”, sono coppie fusionali, con caratteristiche vampirizzanti dell’energia altrui, dove non è  possibile distinguere il confine psichico dell’uno da quello dell’altro.
Solitamente questi partners non reggono la distanza, la temono e la demonizzano, tendono ad occupare il tempo con attività condivise, spesso trattasi di coppie di vecchia data – si sono fidanzati da adolescenti e l’uno è stato il  primo fidanzato per l’altro –  gli amici sono in comune ed ogni nuova presenza viene vissuta come intrusiva e come una reale minaccia al legame.
Sono coppie formate da partners poco autonomi, con possibili traumi infantili che hanno vissuto un attaccamento non adeguato alle figure parentali.
I protagonisti di questi amore vivono in uno stato  costante di “riserva” – anzi di “rosso fisso” -d’amore e di bisogno dell’altro.
Il tema della distanza dal mondo dell’altro è un tema molto complesso; le coppie che tendono alla fusione, diventano parassitari dell’energia psichica dell’altro – per eccessiva gelosia, per traumi infantili, perché non conoscono altri modi di amare – e sono sicuramente candidati a conseguenze importanti e nocive sulla salute e sul benessere di coppia.
In questi casi le probabilità di una  rottura sono elevate.
Talvolta poi,  uno dei due partners, per una serie di eventi della vita, si risveglia dal letargo emotivo, comportamentale e sessuale e farà di tutto per riprendersi la propria vita ed il suo mondo interno.
Ogni moto di allontanamento del partner, viene vissuto dal coniuge, come un attacco acuto al legame, viene così impedito, anticipando solitamente la futura rottura.
La giusta distanza dal mondo dell’altro, sembra essere un elemento di fondamentale importanza per poter apportare elementi vivificatori al legame, per non esserne prosciugati e/o prosciugare. Mantenere aree sane vitali, private, riservate, nell’assoluto rispetto dell’altro, consente di mantenere accesa la curiosità e l’interesse verso l’altro.

L’altro non ci appartiene.

Sarebbe utile – ma è veramente difficile – stare nella pelle dell’altro senza smarrire i propri confini psichici.

By | 2017-02-15T18:57:42+00:00 28 settembre, 2015|Categories: Psicologia|Tags: , , |

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