Separati in casa: cronaca di una morte annunciata

Separati in Casa

Matrimonio, divorzio o separarti in casa?

Il matrimonio e il divorzio, passando dalla sofferenza e dal cambiamento, in passato sembravano essere le uniche modalità del vivere in coppia. Oggi, invece, si sente tanto parlare di “separati in casa”. Una nuova dimensione che sembra aver preso forma e consistenza, ma che rappresenta di fatto una triste e dolorosa soluzione anti-divorzio, anti-felicità.
La condizione da “separati in casa” è, a mio avviso, una sgradevole e fallimentare prova generale, spesso presente in modo velato e sottotraccia, che rappresenta il preludio di un imminente abbandono. Il tragico epilogo di una morte annunciata.

Se avete paura della solitudine, non sposatevi
Anton Cechov

Note cliniche

La rabbia diventa silenzio. L’astio diventa sterile tolleranza. L’amore si trasforma in indifferenza. La gelosia diventa la grande assente. E la sopportazione e la coabitazione diventano i tristi sostituti di un vivere empatico e autentico.
Un addio non verbalizzato ma agito lentamente, in sordina e con costanza, tende a occupare ogni possibile spazio della vita di coppia, trasformando in perfetti sconosciuti i due protagonisti di questo amore già estinto.

  • Quante coppie si trascinano in una relazione che è diventata il ricordo sbiadito di ciò che era prima?
  • Quante invece rimangono unite per paura della solitudine, per noia, per pigrizia, o per il semplice fatto che si accontentano l’uno dell’altro? 
  • Quante altre rimangono coppia per una bassa autostima? Perché non credono più in loro stessi? Nelle loro ars amatorie? Nelle loro capacità seduttive? Perché pensano di non meritare più amore, allegria, empatia e felicità?
  • Quanti partner rimangono tali perché hanno davvero paura di rimettersi in gioco sul piano emotivo?
  • Quante coppie mantengono il loro legame solo in funzione della conoscenza e dell’affetto dell’altro pur non provando più “il vero amore”? E, quante, per l’oramai abusato alibi correlato al tanto abusato quanto falso “bene dei figli”?

Video Intervista – Separati in casa, come aiutare la coppia

Dal padre padrone alle famiglie a doppia carriera, ai separati in casa

Le coppie di oggi, tra separazioni in crescente aumento e tradimenti, vivono un momento storico di grande difficoltà. Le problematiche più comuni che caratterizzano la coppia di oggi sono: l’assenza di tempo e di dialogo, l’incapacità di mantenere vivo il fuoco della passione, ma, soprattutto, l’assenza di quella indispensabile attività di manutenzione e cura che serve a concimare il legame matrimoniale. Senza questi indispensabili ingredienti, la polvere del tempo e del quotidiano, corroderà anche il più saldo dei legami.
Vediamo cosa accade e perché?
Giorno dopo giorno, i partner si ritrovano a non dirsi e darsi più nulla, si limitano solamente a comunicare sulle cose concrete –  come il mutuo, la casa, i figli, le spese e le bollette -, tralasciando la comunicazione emotiva a favore di quella di servizio.
Il “patrimonio emozionale”, compagno di viaggio indispensabile alla longevità del legame, deputato allo scambio e alla manutenzione del rapporto di coppia, verrà smarrito, e così la fedeltà.

Da lì a breve diventeranno due cari inquilini, con tante cose da fare e poche   da dirsi, trasformando così la convivenza in coabitazione.

I figli, alibi o elementi d’unione?

Molti coniugi sostengono fermamente che la reale motivazione che li spinge a vivere da separati in casa è il “bene dei figli“.
I partners credono fermamente che i loro figli non sono in grado di  reggere una separazione – evento fortemente destabilizzante per l’equilibrio psichico dei bambini –  quindi, un possibile “compromesso tra il sentire e il fare”,  potrebbe essere una soluzione lenitiva per evitare future sofferenze. È importante ricordare che la separazione – che di fatto sancisce la rottura di un legame -, non è la causa diretta di ipotetici disturbi comportamentali o di future fragilità psichiche dei figli, ma rappresentano solitamente un fattore di rischio e di vulnerabilità. Quello che invece contribuisce a danneggiare la psiche dei bambini è la modalità di gestione – spesso inadeguata – dei conflitti, oltre alle tensioni e ai contrasti che si vivono in famiglia, oltre a quell’aria irrespirabile che quasi sempre accompagna la “condizione di compromesso condiviso” dei separati in casa.

  • Qual è il messaggio che vogliamo trasmettere ai figli?
  • Autenticità e coraggio o vivere all’insegna del compromesso?

Scelte difficili e dolorose, messaggi complessi da far passare e non sempre dalla facile lettura, caratterizzano il vissuto dei separati in casa. Le tensioni e i litigi vissuti tra le mura di casa rappresentano una condizione precaria di convivenza tra l’adulto e il bambino, la sfera affettiva si modifica, si amplificano i sentimenti, crescono i turbamenti e le suggestioni.
In virtù di questa importante dinamica familiare, possiamo sostenere che i genitori che prendono atto della fine del legame e che con “autenticità emozionale” affrontano la separazione, rappresentano un modello identificativo per i propri figli.

 “Caro matrimonio estinto, ti abito ancora con il corpo ma non con il cuore…”

La separazione di cuore, ma non di casa, funziona davvero? Molte coppie di oggi, motivate da problemi concreti come il mutuo, affitto e tanto altro, scelgono di rimanere insieme anche a “coppia estinta”, coniugando un sociale da sposati con un privato da separati. Questa dolorosa “schizofrenia tra il sentire e il vivere” non regge a lungo.
Genera, infatti, un disagio esistenziale, misto a una insoddisfazione generalizzata, per sfociare poi, in dolore e sofferenza reciproca.
I figli, apparentemente mantengono unita la coppia, rappresentano un collante emozionale, ma in realtà il loro accudimento ha modalità ricattatorie per entrambi. La coppia non riesce a scindere la genitorialità dalla coniugalità e si trova a vivere momenti di grande tensione, di rabbia e di attacchi reciproci, manipolando e adoperando i figli per contraddirsi vicendevolmente.

Il silenzio dei sensi, quando finisce l’amore

La condizione da “separati in casa” è caratterizzata da un silenzio dei sensi, da un silenzio sessuale, da una totale assenza di comunicazione emozionale, da divieti e compromessi psichici; da un tacito declino di responsabilità della felicità del coniuge verso un’altra persona esterna al matrimonio.

Sarà mai possibile? Mai attuabile? Storie di estrema sofferenza, mista a rassegnazione, con assoluta assenza di amore, di emozioni e di intimità, saranno candidate ad una nuova modalità del vivere in coppia? Quanto potrà durare questa triste recita a copione? Coppie che si salutano al mattino, che si intravedono per pranzo e che, sfiniti e non più empatici, si ritrovano la sera sul divano di casa, aspettando che il telecomando e il sonno prendano il sopravvento.

Cosa spinge i partner a questi compromessi psichici?
Cosa li lega l’uno all’altro, tra sofferenze, infelicità e dolore? Questa condizione restituisce libertà e dignità al vivere reciproco?
Dai racconti anamnestici e dai successivi colloqui con i miei pazienti emerge che le coppie che decidono di adottare questo “compromesso relazionale” non sempre sono consce di quello che stanno vivendo, ma lentamente, giorno dopo giorno, si ritrovano accanto un coniuge estraneo, verso il quale a fatica hanno memoria di un pregresso amore.

Conclusioni

Un percorso di chiarificazione emozionale e intrapsichica, da effettuare con un clinico competente, diventa il vero antidoto alla noia, alla rassegnazione, all’inevitabile dolore individuale, coniugale e familiare. Anche dalle sabbie mobili dell’immobilismo si può guarire, i compromessi prima o poi chiedono il conto ai legittimi proprietari.

Spezzone di una consulenza

La storia di Giorgio e di Eva

Era agosto ed ero felicemente in ferie con la mia famiglia quando, rientrando dal mare, ho trovato un’infinità di chiamate al mio cellulare, sempre dallo stesso numero di telefono. Ho richiamato, come sono solita fare, e dall’altra parte della cornetta mi ha risposto una donna affranta da un dolore acuto, forse cronico, dovuto a una straziante storia d’amore. Arrivato settembre, la prima signora che ho ricevuto in studio è stata proprio lei.
Eva era coniugata con Giorgio (nomi di fantasia) da 16 anni. Si erano innamorati, scelti e voluti fortemente. Avevano avuto due bellissime bambine, che avevano già 12 e 14 anni. Dalla nascita delle bambine in poi il loro legame era diventato tiepido: erano spesso assenti emotivamente e sessualmente, si ritrovavano a dividere le cose da fare, i figli da accudire e da accompagnare, per poi ritrovarsi a casa la sera come due perfetti estranei, stremati dai loro impegnativi quotidiani. Dal racconto della mia paziente sembrava che il loro progetto di coppia, anzi di famiglia, si fosse estinto, e che non avevano più elementi per emozionarsi ancora e a lungo. Lavoravano quasi tutto il giorno e, storditi dalle cose da fare, avevano lasciato che il tempo ammantasse il loro matrimonio di noia, di abitudine e di indifferenza. Gli anni passavano, Eva si percepiva sfiorita e ingrigita, ma non aveva mai avuto il coraggio di dire a sé stessa che qual cosa non andava più nel suo matrimonio.
Voleva bene a Giorgio, non c’erano motivazioni gravi per farla propendere verso una separazione. Pensava che tutto sommato era il padre delle sue figlie e che il loro equilibrio era piuttosto stabile.
Dalle sedute successive cominciava però ad emergere una grande ambivalenza nel sentire e nel volere della mia paziente. Diceva di stare bene con il marito, di non provare fastidio nello stargli accanto, ma di non provare più alcuna emozione. Diceva a sé stessa e a me che non vi erano motivi gravi per una possibile separazione: erano stabilmente annoiati, sopiti, ma equilibrati nel far finta che tutto andasse bene. Avevano una vita sociale intensa, tra cene, teatri, cinema, blasonati amici e parenti. Nessuno poteva mai immaginare il loro grigiore emotivo. Anche volendo, non avrebbero mai potuto spiegare la loro condizione a chi voleva loro bene. Eva apparteneva a una famiglia milanese benestante e normocostituita di tipo matriarcale. La madre era una donna potente, stabilmente presente nella vita della mia paziente e delle sue altre figlie: suggeriva, consigliava, manipolava ed elargiva regali e denaro
affinché il suo potere rimanesse immodificato nel tempo e nelle generazioni. Eva, pur non amando più suo marito, non avrebbe mai nemmeno pensato di separarsi, forse per non dare un dolore alla sua marmorea madre.
Il tempo passava, il malcontento aumentava ed era direttamente proporzionale agli anni che ormai vedeva chiari e lapidari, tristemente riflessi nello specchio. Giorgio ed Eva erano ormai separati in casa. Non erano riusciti a dichiararsi il loro disagio esistenziale, ma il non verbale prendeva il posto delle parole non dette. Quando, però, uno dei due, mosso da sofferenza e sconforto cercava di parlare con l’altro, sembrava che un semaforo rosso accendesse il loro dire, facendo troncare immediatamente la discussione na- scente, per evitare in fondo di farsi troppo male. Erano passati così gli anni, le loro immagini allo specchio erano ormai quasi sfiorite e appesantite da un’assenza di vita emozionale, a favore di una vita lavorativa, familiare e sociale. Ma quanto tempo ancora potevano trascorrere in quel torpore dei sensi? era giusto, lecito, possibile vivere anestetizzati e senza slanci emozionali e vitali?
Eva era sempre stata madre piuttosto che donna, moglie invece che sé stessa, mettendo sempre gli altri e il dovere al primo posto rispetto al piacere ad al proprio sentire. Un giorno, però, aveva iniziato ad accorgersi che qual- cosa scricchiolava, che il desiderio e la passione stavano bussando alla sua porta, e questa volta sembrava essere pronta a rendersene conto. La mia paziente incominciava a sentirsi doppia, quasi schizofrenica. Una parte di lei aveva iniziato a guardarsi dentro e a osservare lo scorrere della sua vita immobile. Sentiva ormai chiaro dentro di sé che quella vita infiocchettata non le apparteneva più. Iniziava a sentire il bisogno di essere meno obbediente, meno rispettosa e meno omologata al ruolo che lei stessa si era cucita addosso negli anni. Eva aveva avuto sempre il bisogno di tenere tutto sotto controllo, emozioni, paure, casa, figli, marito e ovviamente se stessa, ma adesso il malessere era tanto e tale, che nulla le andava più bene e tutto le stava stretto. Un anno fa, durante un viaggio di lavoro, la mia paziente aveva incontrato un collega, mai visto prima o forse mai considerato, perché immersa in questo torpore sensoriale. Lo spregiudicato e motivato collega aveva iniziato a fissarla con uno sguardo che le era rimasto addosso e dentro per ore e per giorni. Da lì a breve, aveva cominciato a scriverle, inebriandola di emozioni, batticuore e sentimenti ormai dimenticati. Le email ricevute erano dolci carezze e baci appassionati, che le riempivano le giornate. Non era trascorso molto tempo che, dall’etere e dal telefonino, Eva era passata alla pausa caffè, e poi alla pausa pranzo dilatando il tempo e inventando reiterate bugie, sia a sé stessa che a Giorgio. Il tanto caro e faticosamente costruito controllo si sgretolava a ogni messaggio e a ogni incontro con quell’uomo, e i sensi di colpa e inadeguatezza spazzavano le sue ormai impolverate certezze familiari. Eva aveva incontrato un uomo capace di amare, di donarsi e di non avere paura delle emozioni. Quell’uomo, con i suoi caldi abbracci, le aveva riconsegnato in mano una vita intera. Il suo rapporto con Giorgio, da tiepidi e tolleranti separati in casa, si era trasformato in una scarsa accettazione di limiti, regole dette non dette e divieti.
Eva aveva iniziato stabilmente il suo percorso con me, e da lì a breve il suo matrimonio cessò di esistere, insieme alle sue regole materne e filiali, in funzione, oltre che di un altro amore, anche di una nuova “sé stessa”, che grazie alle se- dute e a questo nuovo grande sentimento, era rinata.

34 Commenti. Nuovo commento

  • I figli di una coppia siffatta (e ce ne sono tante) non saranno che poveri infelici. L’infelicità e il gelo dei genitori si trasmetteranno, inesorabilmente, indelebilmente, anche a loro (ma forse esiste anche una predisposizione genetica alla depressione, che da un lato nuoce al rapporto di coppia fra padre e madre, dall’altro si trasmette ai figli, per via comunicativa e relazionale, oltre che ereditaria: questa almeno la mia esperienza con la mia compianta madre e con mio padre, nel quale ultimo la melanconia si alternava alla rabbia, l’introversione all’ira, essendo entrambe espressioni di un disagio che egli avrebbe dovuto ammettere e curare – ma per la mentalità tradizionale ed ottusa il disagio psichico, in qualsiasi forma, è ancora tabù, la psicanalisi eresia, la psichiatria una moderna forma di stregoneria). .

    “Infelix cui non risere parentes”, diceva il Vate; “incipe, parve puer, risu cognoscere matrem”. “Infelice, colui che non vide i genitori scambiarsi un sorriso”; “inizia, bambino, a riconoscere dal sorriso tua madre” (traduzioni un po’ libere).

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    • Valeria Randone
      29 Agosto 2016 11:58

      Gentile Utente ben ritrovato,
      la felicità si impara e si apprende.
      Diventa, infatti, indispensabile, per noi genitori avere le idee chiare sul da farsi e sul volere, soprattutto.
      È giusto che i figli vedano noi genitori scambiarsi effusioni, tenersi per mano – magari mentre guidiamo la macchina, qualche vacanza, qualche gita in campagna condivisa e postata online – e perché no, immortalare qualche dolce momento con i loro iPhone, per catturare l’attimo emotivo.
      Così, soltanto così, sapranno, un giorno, amare anche loro a loro volta.
      L’interiorizzazione dei modelli familiari, così come la predisposizione genetica, si può combattere.
      L’Amore vince su tutto.
      Cordialmente

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  • Ho sempre cercato di comunicare con la mia ex senza mai riuscirci. Il suo egoismo assoluto si è trasformato, nel tempo, in narcisismo manipolatorio. Io mi scopro, ora che la nostra storia è finita dopo 25 anni e con due figli, dipendente affettivo. In 15 anni di convivenza ricordo poco amore, poco affetto, pochi abbracci, pochi baci, poco sesso, molto nervosismo, molte scuse e piano piano stanno emergendo molti tradimenti. Questi ultimi si sono consumati a volte quasi alla luce del sole, come fosse una sfida a chi è più furbo (disgraziato e irresponsabile, dico io), sfida che ho puntualmente perso proprio a causa della dipendenza. Ora mi trovo solo e nella quasi impossibilità di essere creduto, visto il lavoro preventivo fatto da lei, che passa per la brava e buona nelle mani di un folle quasi paranoico. Mi ha piegato, ma sono ancora vivo e ne uscirò più forte e sicuro. Amo i miei figli e me ne occupo con tutte le attenzioni di sempre, tra mille difficoltà logistiche ed economiche. Sono forte, nonostante tutto. Costretto ad avere ancora a che fare con la narcisista manipolatrice, sto imparando a difendermi ed un giorno arriverò a provare pena per lei, perché non sarà mai in grado di liberarsi dalla propria malattia. La mia attenzione è rivolta al fatto che non devasti i figli, essendo loro molto più esposti di me. È dura, i tentativi di manipolazione sono presenti in ogni messaggio ed in ogni telefonata, solo che ora li riconosco e rispondo a modo, o a tono. Lei ha capito che la sto smascherando, tuttavia proseguirà dritta per la sua strada, vita natural durante. Quando sarò disintossicato del tutto, sarà divertente vederla stizzita per i continui fallimenti dei propri tentativi. In fin dei conti è una poveraccia.

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    • sembra la mia storia…io pero donna, dipendente affettiva!. Lui narciso, manipolatore… due figlie e molto dolore in 12 anni di matrimonio!! ho fatto 3 anni di terapia ed ora ho molta voglia di ricominciare, anche se la mia vita è segnata dal dolore e paura di essere tradita e sminuita.

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  • Valeria Randone
    16 Gennaio 2017 14:05

    Gentile Utente,
    quando un amore giunge alla fine, a prescindere dal percorso che porta alla sua morte, è sempre un cammino molto doloroso, faticoso ed obbliga ad un processo detto “elaborazione del lutto”.
    Valuti di farsi aiutare da un mio collega, ne guadagnerebbe in qualità di vita, e curerebbe davvero la sua dipendenza affettiva.
    A tal proposto, consulti questa lettura sulla dipendenza affettiva, dovrebbe aiutarla.
    Un caro saluto

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  • Buongiorno Dott.ssa,
    io sto vivendo una situazione di separazione. Non sono sposata, con il mio compagno conviviamo da qualche anno e abbiamo una bambina di 2 anni.
    Io mi sono resa conto che l’amore è finito e ho informato il mio compagno (voglio precisare che non l’ho mai tradito nè ora, nè prima, ho sempre avuto molto rispetto di lui) che mi sta proponendo “la separazione in casa”, contro la mia volontà.
    Questa situazione va avanti da diversi mesi con sempre meno tolleranza da parte mia e con la paura, sempre da parte mia, che nostra figlia possa assorbire i miei malumori e che questo possa portare a dei traumi psicologici per lei.
    Ovviamente non è mia intenzione sbattere fuori casa il papà di mia figlia e tanto meno andare a litigare più del dovuto, ma la situazione sta diventando insostenibile e le discussioni all’ordine del giorno.

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    • Valeria Randone
      15 Settembre 2017 15:37

      Gentile Signora,
      le paure e perplessità che le fanno compagnia, sono sacrosante.
      L’onestà, anche se dolorosa e scomoda, anche quando l’amore è giunto al capolinea è sempre e comunque la soluzione migliore.
      Rimanere in ostaggio ad un amore estinto, diventa l’inizio della fine, per tutti e tre.
      Le suggerisco una terapia di coppia che possa accompagnarvi e tenervi per mano verso una sana separazione, se una riparazione è irrealizzabile.
      Un caro saluto e coraggio!

      Rispondi
  • Gentile dott.ssa,
    come sempre più di frequente in questi mesi, il mio partner mi esilia: mi toglie l’anello, mi obbliga a dormire sul divano sostenendo che russo, mi ignora e dice che è tutta colpa mia, che sono una pazza ingestibile, e che lui mi ha già “graziato” molte volte.
    Stiamo insieme da 12 anni, abbiamo una figlia di quasi 11 anni, e il nostro rapporto è sempre stato turbolento.
    Ma questi allontanamenti cui mi obbliga non mi fanno capire niente: soffro di depressione, tuttavia ogni giorno mi sveglio e sono sul campo a combattere per le infinite cose della vita.
    La sua disistima e le colpe che mi assegna non le capisco.
    In questi giorni di vacanze natalizie, praticamente ignorata, soffro ancora di più che nello stress giornaliero.
    Quando mi dice che è tutto finito, così, da un giorno all’altro, magari per una sciocchezza, io impazzisco.
    Sono profondamente depressa, come dovrei affrontare questa situazione?
    Grazie

    Rispondi
    • Valeria Randone
      2 Gennaio 2018 09:58

      Cara Francesca,
      da quanto leggo – se stanno veramente così le cose – sembra esserci un delirio di onnipotenza in corso.
      “la grazia, la ignora,la perdona, lei è una pazza ingestibile, ecc…”
      La sua depressione, a diagnosi clinica effettuata, si dovrà curare, e poi si stabilirà se il suo matrimonio viene compromesso dalla sua depressione, o è il suo matrimonio a causare la sua depressione.
      Le suggerisco una consulenza psicologica, e poi si stabilirà il da farsi.
      Auguri per tutto, e si prenda cura di sé.
      Sempre.

      Rispondi
  • Buongiorno Dott.ssa,
    io e mia moglie (sposati da 6 anni) stiamo vivendo da qualche mese una situazione opprimente, piena di litigi verbali intervallati da silenzi, che spesso nascono anche da piccole cose. Covata sicuramente da anni da parte sua, come tra l’altro mi dice, e che ora s’è stufata di aspettare ed ha deciso qualche mese fa, di rafforzare (o trasformarlo in ricatto) il tutto con la sua decisione di allontanarsi emotivamente e sessualmente da me finchè non vedrà cambiamenti concreti. Cambiamenti elencati da lei stessa che vanno dal trovare lavoro (che ahimè ho perso ad inizio anno) dicendomi che non mi impegno abbastanza nel cercarlo e di contribuire quindi alla famiglia, che l’aiuti nelle faccende domestiche (cosa che ultimamente faccio visto che lei lavora e torna la sera, quindi lavo piatti, vestiti, stiro, cucino, lavoretti in casa etc..), che prenda iniziative su uscite senza consultarla ogni volta, che si vada in giro più spesso e meno stare in casa e cose del genere, di darmi una mossa, una svegliata, di lavare l’auto la domenica… e cose che per altri sono del tutto nella norma ma che a me non vengono “spontaneamente” in mente di fare forse perchè ho altro da fare, o a cui pensare o per altre motivazioni.
    Mi dice che è stufa e che se continuo così rischio di perderla. Spesso mi risponde senza avere rispetto nei miei confronti, come per denigrarmi, come se stesse parlando ad un bambino, anche davati ai suoi genitori. E questa cosa mi fa tornare a zero sui miei impegni che ho iniziato a mantenere.
    Abbiamo un bimbo di 3 anni a cui cerchiamo di nascondere i litigi. Forse io e lei abbiamo bisogno di stare un po’ da soli (non saprei dove andare nè stare lontano da mio figlio)? Per me credo farebbe comodo, pur di non continuare a sentire le sue denigrazioni, litigi, assenze, per poter impegnarmi a fare quelle cose (che in parte ho iniziato a fare) ma che lei pretende di eseguirle in breve tempo pur essendo io una persona introversa con pochi amici e parenti.
    Io la amo tanto, ed ogni tanto le do baci appassionati ma che poi sgretola dicendo che non servono a niente adesso. Alla mia domanda, fatta in un momento di litigio, di separarci ha risposto di no ma solo se cambio, il chè mi fa capire che mi ama nonostante tutto (credo), anche se “quasi” mi minaccia di cacciarmi di casa se continuo così. Dice che lo fa per spronarmi, forse però non nel modo corretto. Non saprei che fare, sono in una situazione emotiva così ingarbugliata che a volte mi vengono brutti pensieri per non soffrire più.
    E’ una situazione complicata lo so, per questo chiedo se ci sono soluzioni o modi di affrontare la cosa.
    Grazie mille.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      25 Novembre 2018 19:50

      Buonasera,
      la situazione è davvero ingarbugliata, come la definisce Lei. Si uniscono cose concrete – mancanza di lavoro – ad altre simboliche, ambiti, tra l’altro, intersecato tra di loro nella formazione di una coppia.
      Per arginare eventuali spese, vi suggerisco di rivolgervi a uno psicoterapeuta che si occupi di coppie e che lavori in una struttura pubblica, così paghereste soltanto il ticket per una sconto de visu e non online.
      Le faccio i miei più cari auguri; e mi dia notizie in seguito se le fa piacere.

      Rispondi
  • Buonasera Dott.ssa,

    Io e mia moglie siamo sposati da 9 anni con 2 figli di 3 e 5 anni. Tutto andava bene quando circa 2 anni fa c’è stato un litigio tra mia sorella e mia moglie. Secondo me banale e superabile ma che si è allargato coinvolgendo anche mia madre. La mia colpa è stata quella di provare a rasserenare gli animi ottenendo invece l’effetto contrario. I miei le hanno chiesto scusa più volte pur di sistemare la cosa, tutto inutile. Per mia moglie i miei non esistono più e io avrei dovuto accettarlo e basta. Questo ha portato ad un deterioramento del nostro rapporto tant’è che da circa 3’mesi lei si considera separata in casa ma non si separa per i figli. Dice che non mi ama più e che ormai è tardi per recuperare, fino a 3-4 mesi fa sarei stato ancora in tempo a patto di cambiare e di fare le cose che lei si aspettava (che non ho mai capito fino in fondo). È 1 anno che tento di convincerla ad andare da un terapeuta di coppia per farci aiutare ma nulla, la colpa sarebbe solo mia quindi per lei è tutto inutile. Non so più che fare, rimpiango l’amore che ci univa, ma così non riesco ad andare avanti. Quello che mi frena dal non separarmi sono i figli e la bassa autostima che ho in questo momento.

    Grazie

    Rispondi
    • Valeria Randone
      24 Dicembre 2018 06:05

      Buongiorno,
      separarsi, in casa o fuori casa in seguito, dipende da tanti fattori.
      Il litigio che lei mi racconta sembra essere stato un alibi, un acceleratore di dinamiche conflittuali precedenti.
      Non conosco sua moglie, la vostra coppia, le dinamiche che vi caratterizzano.
      La vostra sessualità, dialogo, e tutto quello che mi servirebbe per potermi esprimere correttamente.
      La scelta di una terapia di coppia mi sme da la più indicata. A prescindere da dove vi porterà.
      Auguri per tutto.

      Rispondi
  • Gent.le Dott.ssa,

    il suo sito web mi sta enormemente aiutando a decidere come affrontare la mia situazione personale. Anni fa sorpresi la mia compagna e le sue conversazioni con un altro uomo: fu una delusione enorme ma decisi di stare ancora con lei in quanto la amo/amavo veramente. Trovammo una specie di accordo e lei mi promise di interrompere qualsiasi contatto. Gli anni sono passati e nel frattempo abbiamo comprato casa e abbiamo avuto un bimbo che ora ha 2 anni… Per puro caso sono venuto a conoscenza che le conversazioni (e anche altro) sono proseguite a prescindere da quanto ci eravamo promessi a vicenda e la delusione repressa a forza nel cuore, si è trasformata in rassegnazione. Rassegnazione sul fatto che la relazione non sia più recuperabile e che è evidente che prima o poi, un giorno futuro, le nostre strade si divideranno. L’impulso mi avrebbe portato a tirare fuori l’argomento e mettere la parola fine già da ora, ma adesso c’è un minore e sto agendo così per quello che è un amore speciale e infinito nei suoi confronti. In secondo luogo è evidente a tutti che separarsi già da ora sarebbe un trauma per il bimbo e per il portafogli (in quanto padre, il mio nella fattispecie). Oltretutto lei si comporta come se niente fosse (in quanto non sa che io so) e tra di noi non traspare nessuna tensione che possa essere percepita dal bambino o che possa condizionarlo negativamente nella sua crescita. In cuor mio so che non è giusto nei miei confronti subire tutto questo e che avrei tutto il tempo di rifarmi una vita, ma l’amore per mio figlio è troppo grande e farei qualsiasi cosa per il suo bene, anche convivere con una situazione come questa. Lei come valuta questo finto equilibrio che ho cercato di auto-impormi? Da un lato mi metto le fette di salame sugli occhi per non perturbare la situazione, dall’altro, a soli 32 anni, mi sento già un separato fallito di come quelli che mi son sempre ripromesso di non diventare.

    La ringrazio anticipatamente per ogni commento o suggerimento che potrà darmi.

    Cordiali saluti

    Rispondi
    • Valeria Randone
      26 Febbraio 2019 17:45

      Buonasera e grazie per il suo racconto.
      La recita a copione, prima o poi, lascerà spazio all’astio, alla guerra, alla tensione.
      Per il bene del bambino, della sua psiche e dell’amore che comunque c’è stato tra di voi, sarebbe davvero improntante che ne parlasse con la sua compagna.
      Non potrà reggere a lungo.
      Un affettuoso saluto e mi dia notizie in seguito, se crede.

      Rispondi
  • Manca l’amore.., quello vero, non quello dell’immaginario a cui ci siamo pian piano abituati.
    Mancano le basi, dovremmo chiederci cosa abbiamo da dare noi all’amore e non cosa vogliamo da esso.., se siamo disposti a lottare per esso, a rinunciare e cosa vogliamo costruire con esso.
    Non vogliamo accettare che si trasformi in qualcos’altro, ripetiamo all’infinito una rappresentazione egoica che evidentemente vuole soddisfazione ma che ci allontanana dalla comprensione del senso delle cose.
    Abbiamo tutti diritto a tutto, possiamo fare a meno di tutti e possiamo fare tutto.
    Eppure questo non è il risultato che volevamo.
    Quanta sofferenza, quanta cattiveria gratuita ed ignoranza, eppure, solo quando sei tutto questo ed in seguito subisci le conseguenze, capisci che è sbagliato e cominci a cambiare.
    Ma fino ad allora quanta tristezza, quanti sotterfugi, bugie, tradimenti, soprusi, lacrime, fughe..
    Caro avvocato, ma ci potrà mai essere una legge che ci obblighi ad avere un comportamento etico?, coscienzioso?, retto?, leale?…

    Rispondi
    • Valeria Randone
      11 Giugno 2019 14:21

      Buonasera,
      io non sono un avvocato ma sono clinico. Mi interesso di dinamiche di coppia e di dinamiche psichiche, per le quali si arriva a una condizione da separati in casa.
      Non mi occupo di leggi.

      Un cordiale saluto

      Rispondi
  • Salve da circa un mese mia moglie mi ha detto che non mi ama più. Io sono caduto dalle nuvole, perché anche con i nostri litigi non pensavo che potesse pensare ciò.Abbiamo due figlie e a me spiace tantissimo lasciarle e sfasciare una famiglia.lei mi accusa su cose per me banali e già superate ma,non per lei. Siamo stati anche da una consulente matrimoniale ma niente, lei ha la sua idea, non ha più stima in me, non ha fiducia in me è, tutto questo supportato da pochi episodi circoscritti che a suo dire l’avrebbero segnata profondamente. Non so più cosa fare, vorrei lasciare la casa in cui vivo per lasciarla da sola in quanto se parliamo un pochino subito dà segni di nervosismo, come se non mi sopportasse più. Sono molto confuso, da un lato non vorrei parlarci più dall’altro vorrei ritornare a quello che eravamo prima anche per non vedere soffrire le mie bimbe e recuperare quella unione familiare. Grazie in anticipo

    Rispondi
    • Valeria Randone
      20 Giugno 2019 07:12

      Buongiorno,
      più che da consulente matrimoniale, dovreste recarvi da un sessuologo clinico che sia anche psicoterapeuta.
      Questa è la figura più indicata per sanare un matrimonio ferito.
      Auguri per tutto

      Rispondi
  • Cara D.ssa,
    ho letto tutte le storie e mi ci ritrovo in ognuna, purtroppo. Sono andata da una psicoterapeuta sessuologa che parlava di conflitti da risolvere con mio padre per affrontare la mia depressione cronica e massaggi d coppia per riaccendere la passione con mio marito (separati in casa con figli di 6 e 3 anni).
    Ma si puo’ riaccendere l’amore spento piano piano nel corso degli anni per disistima nei confronti del partner?
    Io non ho più alcun interesse per il genere maschile, non ho intenzione di rifarmi una vita e non uso la scusa dei figli per rimandare una felicità… non la cerco proprio.
    Che fare?

    Rispondi
    • Valeria Randone
      26 Giugno 2019 13:33

      Buona sera,
      prima di pensare di toccare l’altro, bisogna fare un lavoro decisamente diverso. Bisogna fare chiarezza e comprendere se in realtà ci sono gli estremi per un recupero reale, non solo di pelle.
      Altrimenti, seppur doloroso, il successo di una terapia è la separazione della coppia. Non smette di crederci di poter essere felice, la felicità e la serenità spettano a tutti.

      Un caro saluto

      Rispondi
  • Dopo una lunga storia d’amore, sono tre mesi che mio marito mi ha detto di non amarmi piú. Da allora dorme sul divano e non vuole piú neppure sfiorarmi, per non illudermi dice. Sessualmente mi respinge, dice che lo sente sbagliato, che mi vede come un’amica. Peró continuiamo a fare insieme le cose di sempre. Si parla, si scherza, si ride, ma c’è a volte tristezza e paura a parlare di noi anche perchè lui se ne esce con frasi del tipo “ora non vedo un futuro per noi” voglio essere libero, felice. A volte usciamo insieme come coppia con gli amici che non sospettano nulla. E ai suoi non ha detto nulla di questa situazione, finge che vada tutto bene.
    All’inizio voleva uscire di casa, ora sembra sereno in questa realtá in cui non si litiga e si è gentili l’uno con l’altra.
    Ho da poco scoperto che mi ha tradito e credo mi stia tradendo ancora con una sua collega d’ufficio. Ma sembrerebbe solo una storia di sesso. Lui non sa che io so. E ha semore negato ci fosse un’altra quasi offeso.
    Io lo amo. Forse sta passando la crisi della mezza età. Cosa devo fare per farlo rinnamorare di me? Aspettare che passi? Siamo andati a una seduta di psicoterapia ma lui non ha voluto continuare. Cosa posso fare per salvare il mio matrimonio?

    Rispondi
    • Valeria Randone
      6 Ottobre 2019 13:24

      Buongiorno,
      non esistono istruzioni per l’uso, ma uno studio attento della coppia e della sua unicità.
      Vada lei in terapia, vedrà che riuscirà a trovare le soluzioni e il sostegno che le necessitano.
      Un affettuoso saluto

      Rispondi
  • Convivo da 15 anni abbiamo sui 50 anni tutti e due e tutto pensavo andasse per il meglio non avevo motivo di dubitare solo che da un mese circa lo vedevo più guardingo e nn mollava mai il suo cellulare mentre io prima ne avevo accesso senza problemi, alla fine ho scoperto sue iscrizioni a varie chat, messaggi vari con altre donne che indicavano un suo interesse nella conoscenza ecc e che comunque si spacciava per single alla ricerca di una compagna per la vita. Lascio immaginare cosa ho provato,non ho la certezza che esista una sola donna che fa battere il suo cuore ma quando l’ho affrontato è diventato una iena e mi ha detto che andrà via di casa perché io gli ho rovinato la vita ecc ecc, dopo il litigio però per motivi economici lui non è andato via da casa e io mi sono ripromessa di aspettare che trovasse il modo nei prossimi mesi. Non esce se non con me e quindi non capisco cosa stia frullando nella sua testa, è in attesa di trovare una soluzione che io penso sia trovare una donna con la quale andare a vivere, se cerco di parlargli diventa violento e non mi fa capire nulla, con me è il solito se non viene toccato l’argomento si comporta normale e cerca anche di fare l’amore purtroppo riuscendoci a volte perché io lo amo e cedo.. cosa devo fare? Come mi devo comportare? Sono delusa e lo odio ma lo amo e non riesco a dargli una pedata nel sedere e buttarlo in mezzo a una strada. Che atteggiamento mi consiglia? Grazie

    Rispondi
    • Valeria Randone
      30 Maggio 2020 06:53

      Buongiorno,
      più che atteggiamento – che viene dopo – le suggerisco di fare chiarezza sul suo sentire profondo.
      Una consulenza individuale diventa il luogo dell’ascolto e della chiarezza.
      Fatto ciò saprà cosa fare e avrà chiaro cosa accettare e cosa subire.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Io mi sono già analizzata profondamente e sono arrivata alla conclusione che ha un periodo di confusione interiore, per quanto riguarda me invece so che questa scoperta mi fa dubitare del mio amore perché preferirei troncarla qui piuttosto che continuare a soffrire e arrovellarmi nei dubbi. Spero potrà capirmi se le dico che vorrei vederlo tornare sui suoi passi come un cagnolino per poi fargli tanto male come me ne ha fatto a me…io sono una donna che vale so di essere bella e di avere molte qualità che lui ha sempre adorato, ora non sembra più così ma io sono sempre io e ho la mia dignità e valore vorrei solo che gli cadesse il velo dagli occhi e se ne rendesse di nuovo conto. Chiedo l’impossibile? Forse no e credo che solo quando si è disposta a perdere una persona sia il momento che si hanno più possibilità per riaverla.,le chiedo un consiglio spero che vorrà aiutarmi circa appunto l’atteggiamento da tenere.,grazie

    Rispondi
    • Valeria Randone
      30 Maggio 2020 16:46

      Le rispondo sempre allo stesso modo.
      Da sola non può analizzarsi!
      È mossa da rabbia e desiderio: emozioni così contrastanti che non fanno altro che farla star male.

      Rispondi
  • Dottoressa,

    come vede una coppia separata in casa da quasi 10 anni e senza intenzione di cambiare la situazione? i figli sono trentenni e vivono fuori casa e non ci sono gravi probklemi economici che impediscano al’uno o all’altro di uscire di casa.
    La seprazione legale non e’ mai stat chiesta.

    Rispondi
    • Valeria Randone
      29 Giugno 2020 07:32

      Buongiorno Signora,
      da una prima impressione mi sembra una coppia spaventata.
      Più di essere felice che triste.
      Un caro augurio per tutto.

      Rispondi
  • Buongiorno,
    storia di 14 anni, nata su fondamenta malate nel giugno 2006. Nel 2007 lascio perchè sento che ci son problemi e io soffro molto, ma lui dopo qualche mese torna e io cedo. Nel 2010 scopro da sua madre che ha convissuto per 3 anni con un’altra: crollo e mi porta nella città dove si era trasferito per lavoro.. inizio a tirar su la testa dopo qualche mese e a riprendermi la mia vita che mi chiede di metter su famiglia. Inizialmente resisto perchè ancora confusa ma lui è un abile manipolatore e mi convince: nasce nostra figlia nel 2011. Nel 2012 decido di rompere questo velo di apparenza che nasconde tanto orrore e scopro che fino ai primi mesi di vita di nostra figlia aveva altre storie.. lui ammette tutto e io resto, per paura e perchè pensavo di meritare tutto quello schifo (ho un vissuto alquanto complesso e difficile sul quale fanno leva le manipolazioni narcisistiche).. sono letteralmente una morta che cammina e mi immolo alla causa familiare.. nascono altri 2 bimbi stupendi, direte che sono matta ma io avevo silenziato completamente la mia parte che provava un dolore immenso.. ero morta dentro, niente di più e niente di meno. Ma grazie a persone vicine inizio a capire che c’è dell’altro: cerco di farmi aiutare, cerco di spiegare al padre dei miei figli che ci sono dinamiche profonde sulle quali lavorare.. niente da fare. Va tutto bene, sono io che sto male e che devo arrangiarmi e curarmi.. problema mio. Estate 2019: crollo, inizio a pensare che l’unica strada possibile sia quella di sparire e li capisco che i miei figli si meritano una madre serena e inizio un percorso di psicoterapia che mi porta a vedere che in cuor mio volevo andarmene ancora 10 anni fa.. e mi ritrovo a vedere che la separazione è una possibilità che mi ero preclusa perchè pensavo di meritare solo questo.. questi ultimi mesi son stati devastanti perchè il Covid ha bloccato tutto, mi son sentita morire.. Ma ora sto facendo un corso professionalizzante, ho fatto dei colloqui e mi sto dando da fare per uscire da questa situazione. Il padre dei bimbi ovviamente non ha capito nulla, pensa siano dei miei deliri momentanei ma non credo di esser mai stata tanto decisa di qualcosa in vita mia.. ora mi dice di farci aiutare, ma per me è tutto morto da troppo tempo.. adesso la convivenza forzata è dura, discussioni continue in cui mi viene detto di ripensarci ma poi mi ribalta la situazione dandomi la responsabilità di tutto, è sempre colpa mia.. manipolatore, abilissimo tra l’altro.. e io dipendente affettiva che ha accettato questo meccanismo di vittime e di carnefice. In ogni caso. é davvero dura, ma ho stretto i denti per tanti anni, posso farlo ancora per qualche tempo..

    Rispondi
  • Si, gli voglio bene. Un tempo il bene che gli volevo si associava al desiderio e alla stima. Lo ammiravo, è vero. Poi, i suoi silenzi, le crisi di rabbia, le frustrazioni, le oscillazioni dell’umore…. l’alcool, la disperazione, il dolore che mi spaventa e che gli leggo negli occhi, e quel suo continuo essere assente, in un altro mondo – quello della sua professione- che non lo aiuta né aiuta me. Non ci parliamo più e se lo facciamo è per ferirci. Mi rimprovera e lo rimprovero, mi minaccia e lo minaccio. Io non ho più energie.
    Ho sognato e amato questa casa che ha comprato per noi quando si è trasferito a Roma. Qui ho sognato la felicità, in questa casa, ho sentito le risate prima ancora di venirci ad abitare, qui ho immaginato le serate davanti a un bel film.. ho sognato progetti, progettato sogni. Non c’è stato mai niente di tutto questo, neache un cortometraggio visto dal divano, nenache una volta. Non mi curo più, non vedo nessun futuro…. sogno di morire, di sparire. Chissà quando se ne accorgerà

    Rispondi
    • Valeria Randone
      16 Ottobre 2020 07:17

      Buongiorno cara Signora,
      se ne è accorta lei, e questo è senza dubbio il punto da cui partire. I legami moribondi, conflittuali o estinti non migliorano o guariscono da soli, ma con un percorso di chiarezza e di lavoro mirato.
      Vada in consultazione, anche da sola, luogo dell’ascolto e del cambiamento.
      Talvolta il lavoro su un partner attiva il cambiamento sull’altro.
      Un caro saluto

      Rispondi
  • Buonasera, dopo 5 anni di matrimonio iniziavo a capire che qualcosa non andava… Insieme in un matrimonio non completo…pocchi rapporti tra noi… poca complicità e poi quella sensazione di incompleto. Arriva il secondo figlio e tutto precipita. Per farmi scudo dalle sue continue denigrazione, da donna insoddisfatta, ho iniziato a farmi scivolare tutto. Per lei era iniziato un periodo di svalutazione nei miei confronti… Non accettando questo mio nuovo comportamento nei suoi confronti, ha cercato di attirare la mia attenzione dandomi ogni colpa. A causa di suoi comportamenti insoliti… Arrivo a smascherare una sua relazione con un prete (il prete del nostro matrimonio) … Da lì… Un declino totale… Bugie, smentite, ricatti sulle conseguenze della storia sui figli. Una trappola psicologica che non trova fine. Ora si vive in un mutismo totale e si interagisce solo per i figli e verso i figli. Vivo con la convinzione che tutto questo è nocivo per i bimbi e che non è un buon esempio per loro. Quando provo a superare questo tradimento mi risalgono agli occhi quei suoi messag. verso l altro. Perdonare cosa? Per poi avere e riconquistare qualcosa che non ti piace neppure? Il suo narcisismo mi ha strappato il sorriso e confuso molto… Ma non riesco ad uscire dalla mia zona di confort. Saluti

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