Separati in casa: cronaca di una morte annunciata

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  • Separati in Casa

Matrimonio, divorzio o separarti in casa?

Il matrimonio ed il divorzio, passando dalla sofferenza, in passato, sembravano essere le uniche modalità  possibili del vivere in coppia.
Oggi, invece, si sente tanto parlare di “separati in casa”, una nuova dimensione che sembra aver preso forma e consistenza, ma che rappresenta di fatto “una triste e dolorosa soluzione anti-divorzio, anti-felicità”.
La condizione da “separati in casa” è, a mio avviso, una sgradevole e fallimentare prova generale, spesso presente in modo velato e sottotraccia e rappresenta il preludio ad un imminente abbandono,il tragico epilogo di una morte annunciata”.

“Se avete paura della solitudine, non sposatevi”.
Anton Cechov

Qualche riflessione

La rabbia diventa silenzio.
L’astio diventa sterile tolleranza.
L’amore si trasforma in indifferenza.
La gelosia diventa la grande assente.
E, la sopportazione e coabitazione, diventano i tristi sostituti di un vivere empatico ed autentico.
Un addio non verbalizzato ma agito lentamente, in sordina e con costanza, tende ad occupare ogni possibile spazio della vita di coppia, trasformando in perfetti sconosciuti i due protagonisti di questo amore già estinto.

Quante coppie, si trascinano in una relazione che è diventata il ricordo sbiadito di ciò che era prima?
 Quante invece rimangono unite per paura della solitudine, per noia, per pigrizia, o per il semplice fatto che si accontentano l’uno dell’altro?
Quante altre rimangono coppia per una bassa autostima?
Perché non credono più in loro stessi?
Nelle loro ars amatorie?
Nelle loro capacità seduttive?
Perché pensano di non meritare più amore, allegria, empatia e felicità?
Quanti partners rimangono tali perché hanno davvero paura di rimettersi in gioco sul piano emotivo?

Quante coppie mantengono il loro legame solo in funzione della conoscenza e dell’affetto dell’altro pur non provando più “il vero amore”?
E, quante, per l’oramai abusato alibi correlato al “bene dei figli”?

Video Intervista – Separati in casa, come aiutare la coppia

Dal padre padrone alle famiglie a doppia carriera, ai separati in casa.

Le coppie di oggi, tra separazioni in crescente aumento e tradimenti, vivono un momento storico di grande difficoltà.
Le problematiche più comuni che caratterizzano la coppia di oggi sono:
l’assenza di tempo e di dialogo, l’incapacità di mantenere vivo il fuoco della passione,  ma, soprattutto, l’assenza di quella indispensabile attività di manutenzione e cura che serve a concimare il legame matrimoniale.
Senza questi indispensabili ingredienti, la polvere del tempo e del quotidiano, corroderà anche il più saldo dei legami.
Vediamo cosa accade e perché?
Giorno dopo giorno, i partners si ritrovano a non dirsi e darsi più nulla, si limitano solamente a comunicare sulle cose concrete –  come il mutuo, la casa, i figli, le spese e le bollette -, tralasciando la comunicazione emotiva a favore di quella di servizio.
Il “patrimonio emozionale”, compagno di viaggio indispensabile alla longevità del legame,   deputato allo scambio ed alla manutenzione del rapporto di coppia, verrà smarrito, e così la fedeltà.

  • Da lì a breve diventeranno due cari inquilini, con tante cose da fare e poche     da dirsi, trasformando così la convivenza in coabitazione.

I figli, alibi o elementi d’unione?

Molti coniugi sostengono fermamente che la reale motivazione che li spinge a vivere da separati in casa è il “bene dei figli“.
I partners credono fermamente che i loro figli non sono in grado di  reggere una separazione – evento fortemente destabilizzante per l’equilibrio psichico dei bambini –  quindi, un possibile “compromesso tra il sentire ed il fare”,  potrebbe essere una soluzione lenitiva per evitare future sofferenze.
È importante ricordare che, la separazione – che di fatto sancisce la rottura di un legame -, non è la causa diretta di ipotetici disturbi comportamentali o di future fragilità psichiche dei figli, ma rappresentano solitamente un fattore di rischio e di vulnerabilità.
Quello che invece contribuisce a danneggiare la psiche dei bambini è la modalità di gestione – spesso inadeguata – dei conflitti, oltre alle tensioni ed ai contrasti che si vivono in famiglia ed a quell’aria irrespirabile che quasi sempre accompagna la “condizione di compromesso condiviso” di separati in casa.

Qual è il messaggio che vogliamo trasmettere ai figli?
Autenticità e coraggio o vivere all’insegna del compromesso?

Scelte difficili e dolorose, messaggi complessi da far passare e non sempre dalla facile lettura, caratterizzano il vissuto dei separati in casa.
Le tensioni ed i litigi vissuti tra le mura di casa, rappresentano una condizione precaria di convivenza tra l’adulto ed il bambino, la sfera affettiva si modifica e molto spesso si amplificano i sentimenti, crescono i turbamenti e le suggestioni.
In virtù di questa importante dinamica famigliare, possiamo sostenere che, i genitori che prendono atto della fine del legame e che con “autenticità emozionale” affrontano la separazione, rappresentano un modello identificativo per i propri figli.

       “Caro matrimonio estinto, ti abito ancora con il corpo ma non con il cuore…”

La separazione di cuore, ma non di casa, funziona davvero?
Molte coppie di oggi, motivate da problemi concreti come il mutuo, affitto ed altro, scelgono di rimanere insieme anche a “coppia estinta”, coniugando un sociale da sposati con un privato da separati.
Questa dolorosa “schizofrenia tra il sentire e il vivere”, non regge a lungo.
Genera infatti, un disagio esistenziale, misto ad una insoddisfazione generalizzata, per sfociare poi, in dolore e sofferenza reciproca.
I figli, apparentemente mantengono unita la coppia, rappresentando un collante emozionale, ma in realtà il loro accudimento ha modalità ricattatorie per entrambi.
La coppia non riesce a scindere la genitorialità dalla coniugalità e si trova a vivere momenti di grande tensione, di rabbia e di attacchi reciproci, manipolando ed adoperando i figli per contraddirsi vicendevolmente.

Il silenzio dei sensi, quando finisce l’amore

La condizione da “separati in casa”, è caratterizzata da un silenzio dei sensi, da un silenzio sessuale, da una totale assenza di comunicazione emozionale, da divieti e compromessi psichici e da un tacito declino di responsabilità della felicità del coniuge verso un’altra persona esterna al matrimonio.

Sarà mai possibile?
Mai attuabile?
Storie di estrema sofferenza, mista a rassegnazione, con assoluta assenza di amore, di emozioni e di intimità, saranno candidate ad una nuova modalità del vivere in coppia?
Quanto potrà durare questa triste recita a copione?
Coppie che si salutano al mattino, che si intravedono per pranzo e che, sfiniti e non più empatici, si ritrovano la sera sul divano di casa, aspettando che il telecomando e il sonno prendano il sopravvento.

Cosa spinge i partners a questi compromessi psichici?
Cosa li lega l’uno all’altro, tra sofferenze, infelicità e dolore?
Questa condizione restituisce libertà e dignità al vivere reciproco?
Dai racconti anamnestici e dai successivi colloqui con i miei pazienti emerge che le coppie che decidono di adottare questo “compromesso relazionale” non sempre sono consce di quello che stanno vivendo, ma lentamente, giorno dopo giorno, si ritrovano accanto un coniuge estraneo, verso il quale a fatica hanno memoria di un pregresso amore.

Conclusioni

Un percorso di chiarificazione emozionale e intrapsichica, da effettuare con un clinico competente, diventa il vero antidoto alla noia, alla rassegnazione ed all’inevitabile dolore coniugale, e familiare.

By |2018-09-28T11:28:18+00:0017 ottobre, 2013|Categories: Divorzio|Tags: , |

10 Comments

  1. Anonimo 25 agosto 2016 al 22:46 - Rispondi

    I figli di una coppia siffatta (e ce ne sono tante) non saranno che poveri infelici. L’infelicità e il gelo dei genitori si trasmetteranno, inesorabilmente, indelebilmente, anche a loro (ma forse esiste anche una predisposizione genetica alla depressione, che da un lato nuoce al rapporto di coppia fra padre e madre, dall’altro si trasmette ai figli, per via comunicativa e relazionale, oltre che ereditaria: questa almeno la mia esperienza con la mia compianta madre e con mio padre, nel quale ultimo la melanconia si alternava alla rabbia, l’introversione all’ira, essendo entrambe espressioni di un disagio che egli avrebbe dovuto ammettere e curare – ma per la mentalità tradizionale ed ottusa il disagio psichico, in qualsiasi forma, è ancora tabù, la psicanalisi eresia, la psichiatria una moderna forma di stregoneria). .

    “Infelix cui non risere parentes”, diceva il Vate; “incipe, parve puer, risu cognoscere matrem”. “Infelice, colui che non vide i genitori scambiarsi un sorriso”; “inizia, bambino, a riconoscere dal sorriso tua madre” (traduzioni un po’ libere).

    • Valeria Randone 29 agosto 2016 al 11:58 - Rispondi

      Gentile Utente ben ritrovato,
      la felicità si impara e si apprende.
      Diventa, infatti, indispensabile, per noi genitori avere le idee chiare sul da farsi e sul volere, soprattutto.
      È giusto che i figli vedano noi genitori scambiarsi effusioni, tenersi per mano – magari mentre guidiamo la macchina, qualche vacanza, qualche gita in campagna condivisa e postata online – e perché no, immortalare qualche dolce momento con i loro iPhone, per catturare l’attimo emotivo.
      Così, soltanto così, sapranno, un giorno, amare anche loro a loro volta.
      L’interiorizzazione dei modelli familiari, così come la predisposizione genetica, si può combattere.
      L’Amore vince su tutto.
      Cordialmente

  2. Io 15 gennaio 2017 al 18:26 - Rispondi

    Ho sempre cercato di comunicare con la mia ex senza mai riuscirci. Il suo egoismo assoluto si è trasformato, nel tempo, in narcisismo manipolatorio. Io mi scopro, ora che la nostra storia è finita dopo 25 anni e con due figli, dipendente affettivo. In 15 anni di convivenza ricordo poco amore, poco affetto, pochi abbracci, pochi baci, poco sesso, molto nervosismo, molte scuse e piano piano stanno emergendo molti tradimenti. Questi ultimi si sono consumati a volte quasi alla luce del sole, come fosse una sfida a chi è più furbo (disgraziato e irresponsabile, dico io), sfida che ho puntualmente perso proprio a causa della dipendenza. Ora mi trovo solo e nella quasi impossibilità di essere creduto, visto il lavoro preventivo fatto da lei, che passa per la brava e buona nelle mani di un folle quasi paranoico. Mi ha piegato, ma sono ancora vivo e ne uscirò più forte e sicuro. Amo i miei figli e me ne occupo con tutte le attenzioni di sempre, tra mille difficoltà logistiche ed economiche. Sono forte, nonostante tutto. Costretto ad avere ancora a che fare con la narcisista manipolatrice, sto imparando a difendermi ed un giorno arriverò a provare pena per lei, perché non sarà mai in grado di liberarsi dalla propria malattia. La mia attenzione è rivolta al fatto che non devasti i figli, essendo loro molto più esposti di me. È dura, i tentativi di manipolazione sono presenti in ogni messaggio ed in ogni telefonata, solo che ora li riconosco e rispondo a modo, o a tono. Lei ha capito che la sto smascherando, tuttavia proseguirà dritta per la sua strada, vita natural durante. Quando sarò disintossicato del tutto, sarà divertente vederla stizzita per i continui fallimenti dei propri tentativi. In fin dei conti è una poveraccia.

  3. Valeria Randone 16 gennaio 2017 al 14:05 - Rispondi

    Gentile Utente,
    quando un amore giunge alla fine, a prescindere dal percorso che porta alla sua morte, è sempre un cammino molto doloroso, faticoso ed obbliga ad un processo detto “elaborazione del lutto”.
    Valuti di farsi aiutare da un mio collega, ne guadagnerebbe in qualità di vita, e curerebbe davvero la sua dipendenza affettiva.
    A tal proposto, consulti questa lettura sulla dipendenza affettiva, dovrebbe aiutarla.
    Un caro saluto

  4. me 15 settembre 2017 al 11:41 - Rispondi

    Buongiorno Dott.ssa,
    io sto vivendo una situazione di separazione. Non sono sposata, con il mio compagno conviviamo da qualche anno e abbiamo una bambina di 2 anni.
    Io mi sono resa conto che l’amore è finito e ho informato il mio compagno (voglio precisare che non l’ho mai tradito nè ora, nè prima, ho sempre avuto molto rispetto di lui) che mi sta proponendo “la separazione in casa”, contro la mia volontà.
    Questa situazione va avanti da diversi mesi con sempre meno tolleranza da parte mia e con la paura, sempre da parte mia, che nostra figlia possa assorbire i miei malumori e che questo possa portare a dei traumi psicologici per lei.
    Ovviamente non è mia intenzione sbattere fuori casa il papà di mia figlia e tanto meno andare a litigare più del dovuto, ma la situazione sta diventando insostenibile e le discussioni all’ordine del giorno.

    • Valeria Randone 15 settembre 2017 al 15:37 - Rispondi

      Gentile Signora,
      le paure e perplessità che le fanno compagnia, sono sacrosante.
      L’onestà, anche se dolorosa e scomoda, anche quando l’amore è giunto al capolinea è sempre e comunque la soluzione migliore.
      Rimanere in ostaggio ad un amore estinto, diventa l’inizio della fine, per tutti e tre.
      Le suggerisco una terapia di coppia che possa accompagnarvi e tenervi per mano verso una sana separazione, se una riparazione è irrealizzabile.
      Un caro saluto e coraggio!

  5. Francesca 1 gennaio 2018 al 22:20 - Rispondi

    Gentile dott.ssa,
    come sempre più di frequente in questi mesi, il mio partner mi esilia: mi toglie l’anello, mi obbliga a dormire sul divano sostenendo che russo, mi ignora e dice che è tutta colpa mia, che sono una pazza ingestibile, e che lui mi ha già “graziato” molte volte.
    Stiamo insieme da 12 anni, abbiamo una figlia di quasi 11 anni, e il nostro rapporto è sempre stato turbolento.
    Ma questi allontanamenti cui mi obbliga non mi fanno capire niente: soffro di depressione, tuttavia ogni giorno mi sveglio e sono sul campo a combattere per le infinite cose della vita.
    La sua disistima e le colpe che mi assegna non le capisco.
    In questi giorni di vacanze natalizie, praticamente ignorata, soffro ancora di più che nello stress giornaliero.
    Quando mi dice che è tutto finito, così, da un giorno all’altro, magari per una sciocchezza, io impazzisco.
    Sono profondamente depressa, come dovrei affrontare questa situazione?
    Grazie

    • Valeria Randone 2 gennaio 2018 al 9:58 - Rispondi

      Cara Francesca,
      da quanto leggo – se stanno veramente così le cose – sembra esserci un delirio di onnipotenza in corso.
      “la grazia, la ignora,la perdona, lei è una pazza ingestibile, ecc…”
      La sua depressione, a diagnosi clinica effettuata, si dovrà curare, e poi si stabilirà se il suo matrimonio viene compromesso dalla sua depressione, o è il suo matrimonio a causare la sua depressione.
      Le suggerisco una consulenza psicologica, e poi si stabilirà il da farsi.
      Auguri per tutto, e si prenda cura di sé.
      Sempre.

  6. roberto 24 novembre 2018 al 13:25 - Rispondi

    Buongiorno Dott.ssa,
    io e mia moglie (sposati da 6 anni) stiamo vivendo da qualche mese una situazione opprimente, piena di litigi verbali intervallati da silenzi, che spesso nascono anche da piccole cose. Covata sicuramente da anni da parte sua, come tra l’altro mi dice, e che ora s’è stufata di aspettare ed ha deciso qualche mese fa, di rafforzare (o trasformarlo in ricatto) il tutto con la sua decisione di allontanarsi emotivamente e sessualmente da me finchè non vedrà cambiamenti concreti. Cambiamenti elencati da lei stessa che vanno dal trovare lavoro (che ahimè ho perso ad inizio anno) dicendomi che non mi impegno abbastanza nel cercarlo e di contribuire quindi alla famiglia, che l’aiuti nelle faccende domestiche (cosa che ultimamente faccio visto che lei lavora e torna la sera, quindi lavo piatti, vestiti, stiro, cucino, lavoretti in casa etc..), che prenda iniziative su uscite senza consultarla ogni volta, che si vada in giro più spesso e meno stare in casa e cose del genere, di darmi una mossa, una svegliata, di lavare l’auto la domenica… e cose che per altri sono del tutto nella norma ma che a me non vengono “spontaneamente” in mente di fare forse perchè ho altro da fare, o a cui pensare o per altre motivazioni.
    Mi dice che è stufa e che se continuo così rischio di perderla. Spesso mi risponde senza avere rispetto nei miei confronti, come per denigrarmi, come se stesse parlando ad un bambino, anche davati ai suoi genitori. E questa cosa mi fa tornare a zero sui miei impegni che ho iniziato a mantenere.
    Abbiamo un bimbo di 3 anni a cui cerchiamo di nascondere i litigi. Forse io e lei abbiamo bisogno di stare un po’ da soli (non saprei dove andare nè stare lontano da mio figlio)? Per me credo farebbe comodo, pur di non continuare a sentire le sue denigrazioni, litigi, assenze, per poter impegnarmi a fare quelle cose (che in parte ho iniziato a fare) ma che lei pretende di eseguirle in breve tempo pur essendo io una persona introversa con pochi amici e parenti.
    Io la amo tanto, ed ogni tanto le do baci appassionati ma che poi sgretola dicendo che non servono a niente adesso. Alla mia domanda, fatta in un momento di litigio, di separarci ha risposto di no ma solo se cambio, il chè mi fa capire che mi ama nonostante tutto (credo), anche se “quasi” mi minaccia di cacciarmi di casa se continuo così. Dice che lo fa per spronarmi, forse però non nel modo corretto. Non saprei che fare, sono in una situazione emotiva così ingarbugliata che a volte mi vengono brutti pensieri per non soffrire più.
    E’ una situazione complicata lo so, per questo chiedo se ci sono soluzioni o modi di affrontare la cosa.
    Grazie mille.

    • Valeria Randone 25 novembre 2018 al 19:50 - Rispondi

      Buonasera,
      la situazione è davvero ingarbugliata, come la definisce Lei. Si uniscono cose concrete – mancanza di lavoro – ad altre simboliche, ambiti, tra l’altro, intersecato tra di loro nella formazione di una coppia.
      Per arginare eventuali spese, vi suggerisco di rivolgervi a uno psicoterapeuta che si occupi di coppie e che lavori in una struttura pubblica, così paghereste soltanto il ticket per una sconto de visu e non online.
      Le faccio i miei più cari auguri; e mi dia notizie in seguito se le fa piacere.

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