C’eravamo tanto amati. Come dirsi addio e non morire di dolore

//C’eravamo tanto amati. Come dirsi addio e non morire di dolore
  • Dirsi addio e non morire di dolore

Tutto sembra avere un peso specifico nuovo.
Il peso della vita sulle proprie spalle.
Spalle affaticate che portano un’anima sofferente.
A volte dirsi addio però, è l’unica strada percorribile.

Emozione e ragione, mente e cuore, un guazzabuglio imperfetto

Talvolta – durante gli strani percorsi della vita – le scelte del cuore fanno a pugni con le scelte sagge, equilibrate e spesso obbligate, o obbligatorie.
Emozione e ragione entrano in conflitto, mente e cuore non si parlano più e la vita sprofonda in un baratro di disperazione e di cupo dolore.
Donne che vivono con uomini che non amano, uomini che amano donne con cui non vivono, sono i protagonisti di scelte dolorose che nutrono e mantengono in vita le “menzogne del cuore“.
Uomini che sono i mariti ideali di donne che non sposano.
Donne che sono invece le pessime compagne di quelli che hanno voluto fortemente.
Amori conflittuali.
Amori collerici.
Amori dolorosi.
Amori infelici.
Ed amori infedeli.
L’amore talvolta nel diventare longevo poi, si smarrisce per strada.

La rabbia al posto delle carezze

Quando finisce un amore spesso, le coppie si trovano a navigare nel mare tempestoso della disattenzione e della prevaricazione.
Le aggressioni prendono il posto delle carezze.
L’astio dei baci.
La separazione sembra essere più un auspicio che una minaccia.
Gli infiniti Sos dell’anima che noi clinici che ci occupiamo di “psiche ed eros” riceviamo di continuo, ci danno la misura di come le scelte giovanili non siano poi, quasi mai, in linea con le scelte vissute da adulti.
Molte coppie si ritrovano dopo anni con uno “straniero” a bordo, dal sapore estraneo e sconosciuto.
Due perfetti sconosciuti: separati di cuore ma non di casa.
Spesso sopravvivono a tale scissione andando via con la mente e rimanendo con il corpo.
Schizofrenica strategia anti separazione, ed anti divorzio, ma pro-infelicità.

  • Quante coppie stanno insieme senza amore e non hanno il coraggio di cambiare?
  • Quanti altri invece, si amano e non hanno il coraggio di rischiare?

Talvolta la coppia è avvolta da un malessere cupo, sordo, nutrito da dispetti e da disprezzi, gridati o peggio ancora taciuti, una sorta di “sincronia triste” e spesso immobile.
Quando finisce un amore in ogni caso, si accompagnano alla morte anche proprie parti psichiche che sono nate grazie a quell’Amore e, spesso, con quell’Amore moriranno.

Il dopo, qualche riflessione

Nello strano viaggio della vita, spesso l’amore diventa il viaggio e la meta, l’alba ed il tramonto, l’inizio e la fine delle  giornate.
La  bussola, ed il nord.

  • Ed il dopo?

Separarsi non è affatto semplice, e non morire di dolore sembra un traguardo chimerico anche per chi quella morte l’ha desiderata fortemente.

Un partner che accompagna alla morte un amore solitamente ha investito a lungo, ed anche tanto.
Ha concimato, innaffiato, lo ha riparato dalla pioggia quando era eccessiva, dal sole quando era troppo caldo.
Ha creato una serra, dove la temperatura per la sua crescita fosse ottimale.
Né troppo caldo, né troppo freddo.
Lo ha difeso con le unghie e con i denti come fa un randagio con un tozzo di pane.
Lo ha voluto con la sua massima dedizione e cura, il tutto  amplificato ad una diabolica perseverazione.
Contro tutto e tutti.
Contro le evidenze.
Contro la ragione.
Ma, nonostante tutto, un amore può anche morire.
Solitamente un amore non muore mai di morte naturale, di vecchiaia, ma di acciacchi non curati, trascurati.
Di ferite che sono diventate infette e che hanno contaminato il resto del corpo, anima e sensi.

  • La vita è complessa e la vita psichica lo è ancor di più.

Talvolta, soprattutto nelle separazioni più dolorose ed ambivalenti, trattasi di legami che partono da lontano, che attraversano i sentieri impervi dell’anima, che si intersecano con figure genitoriali che non hanno amato abbastanza, con perdite e lutti e con le più svariate compensazioni del cuore.
Così separasi significa lacerarsi.
Strapparsi la pelle di dosso.
L’anima dal petto.
Le mattine si susseguono alle sere senza cogliere la differenza tra l’entusiasmo dell’alba e l’appagamento del tramonto.

  • Un partner che accompagna alla morte un amore, non ha più la luce nel cuore, vede tutto nero, abita un tunnel.
  • Non respira, sospira.
  • Non mangia, si nutre.
  • Non dorme, fa a pugni con il suo inconscio, e con il cuscino.
  • Non ha piacere di stare in compagnia, ma non sta bene nemmeno da solo con se stesso.
  • La fine di un amore è il momento in cui diciamo addio ad una parte di noi, la parte che l’altro ha fatto nascere, ha custodito e nutrito grazie alla relazione.

Chi lascia o chi viene lasciato, soffre in egual misura e dirsi addio – che sia un addio lapidario o temporeggiato e temuto, subito o voluto fortemente – significa sempre e comunque separarsi da una persona che per un certo periodo è stata per noi la più vicina, il nostro unico punto di riferimento.
Una persona a cui abbiamo regalato l’anima, ed anche parti psichiche importanti.
La persona che abbiamo amato!
Per questo qualunque separazione – se agita o subita – non è mai facile o indolore, rappresenta sempre un vero “lutto dell’anima”.

Il percorso verso la guarigione, verso la possibilità di dimenticare davvero chi abbiamo amato, è il vero gioco d’azzardo del dolore.

Valeria Randone

By | 2017-02-09T10:41:18+00:00 2 novembre, 2016|Categories: Psicologia|Tags: , , |

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