Cara Amante di mio marito ti scrivo, e vorrei essere te

//Cara Amante di mio marito ti scrivo, e vorrei essere te
  • Cara amante di mio marito

“Mi sono chiesta a lungo se scriverti o meno, ma ho capito che era la cosa più giusta da fare.
Questa notte non ho chiuso occhio e aspettavo con ansia – un’ansia mista a vergogna e rabbia – che facesse giorno e che iniziasse questa atipica domenica.
La mia notte è stata abitata da mille pensieri, da mille interrogativi e da altrettanti responsi. Mi sentivo stupida a farmi le domande e a rispondermi da sola.
Certo, non sono proprio la mia migliore amica in questi momenti, così ho preso il coraggio a due mani e ho deciso di scriverti: almeno avrò un interlocutore in carne e ossa, virtuale ma reale.
È vero, avrei voluto che tu non fossi mai esistita, che la tua vita non si fosse mai intersecata alla mia, che fossimo rimaste delle rette parallele, che non si incontrano mai.
Da quando sei entrata nella mia vita, ho perso ben dieci chili – la mia psicologa direbbe: “Sono i vantaggi secondari delle sofferenze!” – ho cambiato taglio di capelli e tipo di trucco, ma sono morta dentro e ho smesso di dormire.

Sto per chiederti una cosa paradossale, considerando che io sono la moglie e tu sei l’altra: non lo lasciare.
Non interrompere questa relazione; lui sta male senza di te e non sopporta più me.
Comprendo il tuo sentire: io ho da lui il suo quotidiano, i figli, la nostra casa; apparentemente sembra che io abbia tutto, ma credimi, non è affatto così. Io ho solo il peggio di lui e soprattutto non ho lui.
Tu hai tutto quello che una donna può desiderare da un uomo che ama: hai la sua mente, i suoi segreti, i suoi sospiri, le sue emozioni.
Io non appartengo più al suo mondo da tempo, e tanto meno alle sue fantasie erotiche.
Non pensavo che una moglie potesse mai scrivere una lettera all’amante di suo marito, invece sento di doverlo fare.
Lui non ci lascerà mai: è stato educato – forse esageratamente – con rigore, regole morali, senso del dovere.
Sente il peso della crescita dei nostri figli, le cose da ultimare, la sua presenza – austera, ingombrante, infinita – in casa, che per i bambini è una certezza.
Ho pensato più volte di andare via, di dire che sapevo tutto, che nulla sarebbe stato più come prima, di rovinare la tua reputazione, ma sono fragile, ferita e non voglio togliere il padre ai miei figli.
Lui, però, ama te e senza di te non vive, e paradossalmente non dà a noi.

Ho letto qualche vostra email e il dolore è stato atroce.
Mentre scorrevo le vostre promesse d’amore, il mio cuore accelerava, decelerava, credevo si fermasse.
Un nodo alla gola mi faceva compagnia, mi attraversavano la mente infiniti tasselli della nostra vita che è stata e che non sarà mai più. Lui ama te, ma non lascia me.
Questo è il vero paradosso di quello che ci sta accadendo e che ci accomuna, mio malgrado. Triste beffa del destino: senza di te nella sua/nostra vita non c’è niente che funzioni. Pensavo che sarebbe stato meglio, un riscatto dalla sofferenza.
Non è così. Ha lo sguardo triste, spento, vuoto e ingabbiato dalle regole morali interiorizzate che non gli consentono di spiccare il volo.
So bene che tu hai bisogno di cose concrete, dei divani, della pizza del sabato sera, dell’Ikea e del carrello del supermercato, della vacanza estiva o natalizia, ma credimi: vorrei tanto essere al tuo posto ed essere la donna con cui non vive, ma con cui abita nella mente e nel cuore, e che ama e desidera fortemente.

Sì, vorrei essere l’amante.
Vorrei essere l’altra.
La donna per la quale fa finta di portare fuori il cane, per la quale scrive chiuso in bagno tirando l’acqua per mistificare la sua sosta prolungata, per la quale non dorme la notte se lei non gli risponde; la donna che pensa e per la quale soffre quando si sente costretto a fare l’amore con me. Non pensavo mai di dover desiderare di essere l’altra, l’altra rispetto alla moglie ingrigita, consapevole, tradita e sofferente.

Sai, fare la moglie non è facile; è un percorso irto di difficoltà.
Inizi con la fede lucida al dito, hai il cuore che scoppia di gioia, depositario di promesse d’amore, di sacrifici voluti e di sogni nel cassetto.
Poi intraprendi il cammino e man mano ti perdi; smarrisci quei sogni così importanti e il luccichio che accompagna quel viaggio si trasforma in fatica, in acredine e tensione.
L’altro sembra portare il peso della vita e spesso quel peso è proprio la donna che ha scelto come compagna e come madre dei suoi figli.
Poi arrivi tu, l’altra, che gli illumini il cammino, che gli fai battere il cuore.
Arrivi tu, dopo le rate del mutuo, dopo i conti per arrivare a fine mese, dopo i libri da acquistare a settembre e gli orari da far combaciare; arrivi quando il pranzo diventa una corsa e la sera il rifugio per la stanchezza della giornata.
Tu, bella radiosa, risolta e senza figli, gli doni quella luce smarrita e la vita sembra sorridergli nuovamente.
Io divento il fardello delle giornate, tu il suo talismano in tasca. Io sono la donna che cucina, che accudisce, che piega la biancheria a tarda sera; tu colei che gli invia l’email della buonanotte facendogli battere il cuore, inondandolo di desiderio.
Ho anche sperato di essere l’altra di qualcuno, di ricevere il buongiorno e la buonanotte, ma la mia coerenza non mi consente di cedere a qualche spasimante stagionale.

Mia nonna mi ha insegnato tanto della vita.
Aveva fatto soltanto le elementari, ma sapeva molto di più di me che ho una laurea; conosceva il mondo e l’animo umano, e i suoi detti erano sempre veritieri e lungimiranti.
Mi ribadiva sempre che solo quando sai quello che vuoi, non prendi quello che passa.
La conoscenza di se stessi è il primo passo verso la felicità. Lui, “il nostro lui”, è andato via restando.
È andato via con la mente e con il cuore, ed è rimasto con il corpo: la punizione peggiore per chi invece ama ancora.
Lo guardo freddo, chiuso a chiave nelle sue riflessioni e convinzioni.
Il telefono rappresenta ormai una vera e propria protesi emozionale, il mezzo per sentirsi vivo, per raggiungerti.
Di raggiungere me, invece, ha smesso da tempo. Io rappresento le rogne, le cose da fare, concrete e faticose, le utenze da pagare, i figli da prendere a scuola, il pane da acquistare al rientro.

Dimmi tu, Elena: chi sta meglio delle due?
Tu che hai le sue emozioni, o io che ho il suo broncio?
Tu che fai l’amore con lui in clandestinità, con desiderio e passione, o io che faccio ginnastica di rado, aiutata dalla tua presenza/assenza?
Tu che lo senti felice ed eccitato per l’emozione e l’ansia di vederti, o io che lo vedo dormire sul divano, stanco e annoiato dalla galera che è diventata la nostra famiglia?
E chi ha il suo cuore?
Tu che non hai un contratto, o io che ho la fede al dito?
Il vostro silenzio è un silenzio parlante, un silenzio che comunica; siete legati da un filo invisibile che io, però, riesco a scorgere e che mi strazia l’anima.
È un filo che noi non abbiamo mai avuto, noi che abbiamo giurato davanti a Dio amore eterno, fin che morte non ci separi.
Noi siamo abitati da un silenzio rancoroso, carico di astio, malumori.
Sento che mi attribuisce le colpe del mondo, sento di essere la sua malattia, il suo cancro, colei che lo sta divorando lentamente, colei che teme, che non sopporta, che tiene a debita distanza, ma che controlla, perché a sua volta controllato.
È un vero gioco al massacro.

Tu, Elena, sei libera, non hai famiglia, non hai un uomo che soffre per te e non hai figli per i quali sentirti in colpa. Sei la donna che tutte vorrebbero essere: giovane, bella, colta, innamorata e con un futuro dinnanzi a sé, da far abitare da chi sarà all’altezza.
Perché hai scelto mio marito?
Forse è stato il destino che ha scelto per voi? Forse”.

da “Anima in affitto
di Valeria Randone
edizioni Leima

Testimonianza di Adele (donna mamma, moglie ed amante sofferente).

Cara Dortoressa Randone,
Mi permetto di scrivere “cara” e non “gentile”, come sarebbe più utile fare, perché la sento cara, vicina, empatica!
Ho letto del suo libro, ed in trepidante attesa che uscisse in libreria, ho cercato online qualche pagina, ed eccomi qui da Lei, nel suo sito.
Mi sono emozionata, mi batteva il cuore ed ho provato tante emozioni, ormai dimenticate:
paura, rabbia e dolore, compassione e saggezza..
Amore e dolore, amore e sofferenza .. e con che garbo e professionalità Lei scrive di questi nobili sentimenti.
Tornerò da Lei a libro acquistato e letto, ed aggiungerò – se mi è consentito scrivere ancora – un mio pensiero
Grazie per avere trattato questo tema così delicato e scottante con tanto amore, gentilezza e coraggio.
Un caro saluto.

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By | 2017-10-31T11:56:07+00:00 10 novembre, 2016|Categories: Tradimento|Tags: , , |

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