Le gabbie vuote

Alcuni legami sono una bella e inutile gabbia vuota. Sono dei legami senza legami, senza catene e senza contenuti, che legano esattamente come quelli con i contenuti. Nascono con i migliori auspici: attrazione e motivazione, desiderio e condivisione, progetto e rispetto, erotismo e altruismo; e invece si scagliano contro il primo pericolo, inciampo o fatica.
Sono così: pericolosamente e drammaticamente vuoti. Nessuno dei due partner lega a sé l’altro con dolcezza e dedizione, con parole minacciose o trasformate in abbracci. Vince l’abitudine.
Quella bestia orribile, e non rara, che si insinua in ogni dove, che cammina sotto pelle per giungere in luoghi inesplorati. Occupa tutti gli interstizi, gli slanci emotivi; trascina con sé e a sé i protagonisti di quell’amore e li ingabbia nelle loro gabbie vuote.
L’abitudine prende il posto dei baci e degli abbracci, della cura e dell’erotismo. L’amore viene consegnato alla fretta, depotenziato di magia, sino ad essere del tutto cannibalizzato dal quotidiano. Le parole concrete prendono il posto di quelle del cuore, e l’abitudine regna sovrana mentre impolvera, corrode e congela i coniugi trasformandoli in ignavi amorosi.
Nel tempo si abituano al vuoto, alla solitudine, al disagio; e vivono in quell’amalgama indifferenziata di sofferenza e noia.
Nonostante le gabbie siano aperte, nessuno scappa o vola via: le abitano con arrendevole disperazione.
Le barriere psicologiche che hanno intrecciato con meticolosità e mediocrità (l’amore ama i coraggiosi) sono talmente strette da impedire talvolta di respirare, spesso di agire.
Esiste l’antidoto contro così tanto dolore: la terapia di coppia.
Quell’abbraccio, in prima battuta diagnostico e poi terapeutico, quel luogo di ascolto e cura, nel rispetto delle paure e tempi di ogni partner, che consente di trasformare la gabbia vuota in una reggia.
O di volare via in direzione: sé stessi.

1 Commento. Nuovo commento

  • Belle parole ma delle volte per i pregiudizi, il timore del giudizio degli altri, ci si
    lascia morire dentro.
    Soprattutto per non traumatizzare i figli.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.

Menu
error: Il contenuto è protetto