Talvolta ci troviamo a fare l’inventario delle forze, delle risorse, e anche degli degli errori.
È vero che gli errori sono la porta dell’anima e che si impara dagli sbagli, ma è altrettanto vero che, qualche errore in meno, ogni tanto nella vita, non sarebbe poi così male.
Ed è anche tristemente vero che perseverare negli sbagli come un disco incantato – ricordate i vecchi trentatré giri incantati? -, non rappresenta più la porta dell’anima ma dell’inferno.

Il diario degli errori. La coazione a ripetere

I motivi per i quali si incorre negli errori, soprattutto reiterati nel tempo, sono tanti. C’è chi sbaglia per passione e chi per per amore, o per presunto amore. Chi sbaglia per solitudine, per ingenuità o per leggerezza del cuore e dei sensi.
Chi ancora sbaglia perché prende un abbaglio, o a causa di un errore di valutazione. Ci sono inoltre gli sbagli per noia e per fragilità psichica.
Insomma, nella vita si sbaglia.
Le tappe della vita, maturative, evolutive o regressive, d’amore o di dolore, rappresentano un giro di boa dell’esperienza e insegnano (o dovrebbero farlo) a non sbagliare più.
In psicologia esiste un potente meccanismo psichico che muove le fila di tante delle nostre azioni: la”coazione a ripetere“.
Questo meccanismo è davvero potente e prepotente, arcaico e subdolo.
Spinge il protagonista di un amore infelice tra le braccia del partner che gli ha già strappato il cuore, e ancora una volta glielo strapperà.
Fa vivere il presente pensando al passato, e non al futuro, e il futuro viene visto con lo stesso sguardo miope del passato.
Quanto potentissimo meccanismo fa ripercorrere le tappe emotive della vita, senza chiedere il permesso al legittimo proprietario.
Come un burattinaio che muove le fila dei suoi burattini, la coazione a ripetere muove le fila dei nostri comportamenti, soprattutto amorosi.
Fa leva su meccanismi inconsci, fa uno slalom vincente e raggira la razionalità e obbliga ad agire, sempre nella stessa direzione. Ammanetta allo stesso modus agendi ed operandi.
La coazione a ripetere ama stare affacciata al balcone del nostro buon senso, agisce in sordina.

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C’era una volta la razionalità

Come sappiamo, inconscio e coscienza non sempre vanno nella stessa direzione.
Talvolta fanno a pugni, attuando un combattimento senza esclusione di colpi. Alla dine vince l’inconscio, con la sua forza e potenza, la nostra zona ombra, l’irrazionale che abita in noi. Jung suggeriva di rendere cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la nostra vita e noi lo confonderemo con il destino”. Quanto qualcosa di irrisolto abita ancora in noi – o quando le ferite dell’infanzia sono ancora dolenti – per il meccanismo perverso di cui ho parlato prima, l’inconscio con le sue manovre prende il sopravvento, e un uragano emotivo si abbatte su di noi. Le scelte sbagliate si susseguono ad amori sbagliati a disagi interiori, a confusione dell’anima.
Appaiono gli errori.

Non sbagliare è assolutamente impossibile, e nemmeno utile. Metterli a frutto diventa la strada maestra per non ripeterli, per fai si di dialogare con la coazione a ripetere, e per imparare – e anche tanto – dalla loro presenza.
Una strategia vincente e antidolorifica potrebbe essere quella di tenere un diario degli errori.
L’obiettivo è lasciare traccia di sé e dei propri sbagli.
Esattamente come Pollicino lasciava le molliche di pane per ritrovare il sentiero di casa, noi potremmo lasciare tracce indelebili di inchiostro, nero su bianco, per rileggerci ogni tanto, e non smarrirci più.

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