In breve: Ho immaginato di prestare la mia penna a Loretta, nome di fantasia, mia paziente, che scrive una lettera a cuore aperta all’uomo che ama. Grazie perché non mi fai sentire sbagliata.
📅 4 Aprile 2026 • ⏱️ 2 min di lettura
Ho immaginato di prestare la mia penna a Loretta, nome di fantasia, mia paziente, che scrive una lettera a cuore aperta all’uomo che ama.
Grazie perché non mi fai sentire sbagliata. Grazie perché sei arrivato dopo il buio del cuore e hai accesa la luce. Grazie perché con le tue parole e i tuoi gesti sono riuscita a comprendere che la serenità appartiene all’amore e l’amore alla serenità, e che la concretezza vale molto di più di mille acrobazie lessicali. Grazie per le risate sonore che non pensavo di poter ospitare dentro di me.
Grazie perché nei momenti difficili, quelli in cui io non chiedevo perché non ho mai saputo farlo, tu ci sei sempre stato. Hai capito. In silenzio. Senza che io chiedessi. Hai letto il mio cuore e hai tradotto le mie difficoltà e necessità in presenza: la tua.
Grazie perché abbiamo attraversato insieme dei giri di boa complicati della mia e della tua esistenza: abbiamo guadato fiumi di difficoltà, edificato muri su terreni che franavano, abbiamo rifatto il sottosuolo, le fondamenta, abbiamo costruito dighe per gli straripamenti, abbiamo ridipinto il cielo, tolto qualche nuvola e aggiunto qualche raggio di sole in più è un arcobaleno. Insieme abbiamo reso possibile l’impossibile e trasformato il brutto in bello, il disordine in ordine, il superfluo in essenziale.
Grazie, perché tra le tue braccia mi sento al sicuro e anche quando non ci sei sento che la tua mente è una meravigliosa estensione delle tue braccia.
In un mondo che ci vuole performanti, belli, eternamente giovani e perfetti, tra le tue braccia sento che i miei pensieri ingarbugliati, i miei desideri disordinati, i miei eccessi e il mio modo di amare decisamente inusuale ha trovato ospitalità.
Grazie a te mi sento a casa anche dentro di me, senza bisogno di fronzoli e orpelli.
Fidarsi non è difficile: non è buttarsi senza paracadute, non è aspettarsi una coltellata da un momento all’altro, ma è guardarsi negli occhi e guardare anche nella stessa direzione.
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