In breve: Caro sovraspinoso, oggi sono passati tre mesi di noi.

📅 15 Aprile 2026  •  ⏱️ 4 min di lettura


Caro sovraspinoso,
oggi sono passati tre mesi di noi.
In realtà coabitiamo da tantissimi anni, ma io mi sono accorta della tua esistenza solo quando hai ben pensato di lacerarti, senza il mio permesso e la mia approvazione.
Non mi ero mai resa conto della tua esistenza e nemmeno importanza, ti davo per scontato, come succede nei matrimoni stanchi, con i partner distratti.
Eri lì, che lavoravi in sordina, che reggevi il peso delle mie spalle e braccia stanche, che mi aiutavi tutte le mattine con i miei animali in fattoria, che tenevi la mia penna quando scrivevo – praticamente sempre! – e che contribuivi addirittura alla mia postura elegante, e io non sapevo della tua esistenza.
Poi, un bel giorno, in maniera del tutto inaspettata, hai deciso di manifestarti in tutto il tuo splendore: con un dolore al dir poco insopportabile.
Ha iniziato a farmi male il braccio destro sino a paralizzarmi del tutto; ho subito pensato di avere esagerato con lo sport, con la fattoria, con gli allenamenti, e invece no: eri tu che mi dicevi che ti eri lacerato ed esigevi il mio ascolto e anche il mio rispetto. Non potevo più ignorarti.
Da quel giorno in poi, non ho potuto più fare a meno di ascoltarti e di rispettarti nel dolore e di tenerti a riposo.
Probabilmente mi hai ricordato che esistono dei limiti fisici e che quelli psichici con i quali io duello abitualmente non possono spostare quelli fisici. Mi hai ricordato che esiste la fatica, il rispetto per il corpo, la capacità di chiedere aiuto di cui io sono totalmente sprovvista.
Io non ti ho ascoltato e tu ti sei lacerato.
Ti ho tenuto a riposo per un po’, ma soltanto per un po’, e poi abbiamo ricominciato a dialogare, come si fa tra due persone che si vogliono bene e che abitano la stessa casa.
Soltanto adesso mi accorgo dell’importanza che hai sempre avuto nel mio corpo, che avevo sempre sottovalutato.
In fondo accade la stessa cosa anche nelle relazioni d’amore difficili: quando un partner va via, ci accorgiamo della sua importanza, quando lavora in silenzio e rema a favore della coppia e della famiglia, lo diamo per scontato.
Così, mio caro tendine del sovraspinoso, ho deciso di occuparmi di te, di conoscerti meglio, di approfondire con degli accertamenti e delle visite specialistiche e mi sono accorta della tua esistenza, del luogo esatto della tua abitazione, e del tuo ruolo nella via vita e qualità di vita.
Adesso, da quando ci siamo ritrovati, ho deciso di essere più gentile e rispettosa, e di trattarti meglio.
Lo so che rimarrai lacerato e che quel buco che si vede nella risonanza nessuno lo potrà rammendare, ma ho capito dove sei, e il lavoro che svolgi, e ne avrò cura, te lo prometto.
Tra l’altro, dato il lavoro che svolgo sono abituata alla cura e alla riparazione, e sono anche abituata a considerare le crepe dei sottopassaggi meravigliosi e misteriosi.
Da quando hai deciso di lacerarti, ben tre mesi addietro, ho iniziato ad occuparmi stabilmente di te. Sei stato infilzato come uno spiedino da una mia ara amica pur di tacitarti, ma tu dopo un po’ hai ripreso a parlarmi con estrema arroganza.
Ci alleniamo tutte le mattine, con pazienza e fatica, e stiamo tentando di dare più tono e più valore ai tuoi cugini di primo grado: gli altri muscoli rotatori della cuffia.
Stiamo emulando il modello delle famiglie che funzionano: quando si ammala un membro della famiglia, gli altri si cingono attorno e lo sorreggono per evitare che traballi e si spezzi.
Adesso, un medico molto bravo e anche molto simpatico, mi ha detto che devo portarti al mare, e io lo farò. Che devo nuotare a rana per darti tono e riportarti agli antichi splendori.
Credo proprio che il dialogo silenzioso tra te e me continuerà a lungo, ma tu per favore se decidi di parlare con me, fallo in altro modo, lasciamo fuori da noi il dolore e, soprattutto, fammi dormire che ne ho un gran bisogno.
Con affetto
Valeria

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