La violenza assistita è violenza

Buonasera dottoressa,
stiamo insieme da sei anni, quattro di convivenza, in cui ho inseguito il sogno della famiglia allargata (io venivo da un divorzio e ho due figli e lui è nella mia stessa situazione).
La convivenza è stata un disastro, ogni mio tentativo di dialogo si è trasformato in una battaglia: lui urla, sbatte le porte, lancia le cose e io lo rincorro per farlo ragionare. Non parla con i miei figli, non vuole avere un rapporto con loro nonostante prima della convivenza sembrava volesse loro del bene. Non ha mai chiesto scusa, non si mette in discussione, lo fa solo tanto arrabbiare che io non riconosca il suo valore e quello che fa. Presa dalla disperazione, sto cercando casa, ma non sono sicura perché per me significherebbe farmi da sola un debito enorme e togliere qualcosa ai miei figli.
Lui non mi ha mai chiesto di restare, ma non ci pensa minimamente ad andare via. Razionalmente so cosa dovrei fare, ma la paura è tanta, il dolore ancora di più.

Gentile Lettrice,
mentre toglie qualcosa ai suoi figli gli regala dignità e un insegnamento importante. Quando si sta male in una relazione, e non è riparabile, si va via a testa alta, a costo di fare tanti sacrifici psichici ed economici.
La violenza assistita è violenza.
E poi, mi scusi, come fa a sopportare un uomo così?
Si chieda perché ha così tanta paura di essere felice e perché ha scelto di accontentarsi.
Se non riesce da sola può farsi aiutare da un mio collega.
Coraggio!

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