Luogo affollato e sin troppo frequentato: a un passo dal divorzio.
Molte coppie di infelicemente coniugati abitano a un passo dal divorzio. Desiderano stare bene ma non sanno come fare. Sono confusi, stanno male, anzi malissimo, non hanno chiaro se l’infelicità dell’uno è infelicità dell’altro, o il male di coppia si fa dolore del singolo. Al punto in cui sono arrivati le cause si confondono con gli effetti, e gli effetti rinforzano le cause.
Nel frattempo la vita scorre, per entrambi. Passano le stagioni, le estati caratterizzate dal “rituale sado-masochistico” della crema vicendevolmente (mal) spalmata – gli autunni, e insieme alle prime foglie cadono le ultime coppie.
Le coppie che vivono a ridosso della crisi di coppia cronica non vanno né avanti né indietro.
Sono dei gamberi affettivi. Esattamente come i gamberi, vanno avanti e tornano indietro rimanendo immobili nella palude della loro infelicità. Una melma appiccicosa e letale che si fa corazza difensiva e fame d’aria e di vita. Rimangono immobili, pietrificati, infelici. Si vogliono bene ma non si desiderano. Sono famiglia ma non sono coppia. Proteggono i figli e loro stessi: dal dolore o dalla felicità. Hanno paura di attraversare la crisi e con lei e dopo di lei fare la conta dei detriti che la mareggiata ha lasciato in dote.
Non si sa bene per quale misterioso motivo abbiano le coscienze ipnotizzate dal fare e dal quotidiano, mettendo sull’altare sacrificale i sensi. Un solco di infelicita e di silenzio li separa, la pelle dell’uno non sfiora più la pelle dell’altro. Le labbra dell’uno sono serrate al mondo e alle emozioni dell’altro. Mancano le parole e i baci mentre la vita scorre.
Quando una coppia immobile e collerica, o falsamente in cammino e ammalata di silenzio dei sensi e delle parole si rivolge a me, lo fa in maniera stentata e spesso sotto minaccia del partner più consapevole e più sofferente.
L’inizio è sempre burrascoso, difficile, faticoso e la direzione non è subito chiara. Ma il dopo mostra sempre paesaggi inesplorati. La premessa diventa una promessa e l’onestà del fare e del sentire prende il posto dell’arte rodata del compromesso.

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