Accade a Genova, Alessia abbandona i panni di Alessio, per i genitori e per l’anagrafe, e decide di cambiare sesso.
Stiamo parlando di una minorenne.
Lo ha stabilito il tribunale di Genova; lo stato lo sosterrà economicamente per attuare il suo sogno, caratterizzato da un intervento chirurgico, invasivo e irreversibile.
Così, un domani Alessia, a crisi adolescenziale superata, si ritroverà con un utero in meno e la barba in più. (Non conosco personalmente la storia di questa paziente, ma la sua storia potrebbe avere un riverbero mediatico notevole e confondere altri adolescenti).
Quando ho terminato di leggere questo articolo, tra clinica, leggi e tribunali, l’ho letto nuovamente e poi ho letto ancora e ancora alcuni passaggi, e non credevo ai miei occhi.
Le parole che mi sono rimaste in mente, e nel cuore, erano due: zavorra ed equilibrio.
Se hai una zavorra non puoi stare in equilibrio, quindi, diventa indispensabile buttare via la zavorra per ritrovare l’equilibrio ed essere più leggeri nel cammino intrapreso.
Per buttare via la zavorra di questa ragazzina o ragazzino che sia, bisogna effettuare un’isterectomia, quindi togliere l’utero – dopo appena qualche anno di mestruazioni, perché a detta dei genitori erano una tortura -, trattarla con la terapia ormonale e bloccare la pubertà; in pieno sviluppo psico-corporeo e sessuale.
E per concludere, i giudici scrivono: “il sesso è un dato complesso della personalità, determinato da un insieme di fattori, dei quali dev’essere agevolato o ricercato l’equilibrio”.
Sposare la parola equilibrio con il numero quindici – stiamo parlando di quindici anni -, mi sembra un esercizio di fantasia.
Assecondare un intervento così demolitivo e irreversibile a “soli” diciassette anni, anche.
La psiche, la sessualità, la crescita psico-fisica sono elementi plastici che risentono di svariati fattori in itinere.
Buttare via la zavorra, precocemente, forse, evita che questa zavorra diventi risorsa, a prescindere dalla strada che Alessia, o Alessio, deciderà di intraprendere.
Se non ricordo male, quando studiavo psicologia, mi hanno insegnato che le crisi, o le zavorre, vanno analizzate, attraversate, elaborate, non agite.
Ma forse è trascorso davvero tanto tempo da allora, e tutto è diventato più fluido, anche i cambiamenti così drastici.
E forse un minorenne non è più da considerasi tale se portatore di zavorre.
Fonte: La Stampa