Chi ama non uccide. L’Amore criminale

Colei che da la vita, è la più a rischio di vita.
Novara, muore nel peggiore dei modi possibili, una donna di quarantacinque anni.
Muore per amore e muore d’amore.
Il corpo è stato trovato in un appartamento di Sozzago, nel Novarese.
L’anima di questa donna, invisibile ai più, era ancora legata con un filo al suo carnefice; ignara e devota, come spesso accade in questi casi.
Filo che, come i fili di Arianna, invece di portarla fuori dal labirinto, l’ha portata dritta alla morte.
A dare l’allarme sono stati i vicini della coppia, insospettiti per gli intensi rumori provenienti dall’appartamento.
Una donna che ha fatto un madornale errore di valutazione.
Una donna che non ha saputo dire basta, e che non è riuscita ad andare via prima del tragico epilogo.
Una donna, immagino, affamata d’amore, ed incapace di provare rabbia ed odio; quei sentimenti che, talvolta, salvano la vita.
Questa donna non è morta per un attacco acuto di rabbia o di follia, per un presunto stato alterato di coscienza, o per il famigerato, quanto inesistente raptus omicida.
Non per uno strattone, uno spintone, una coltellata o un colpo di pistola – non che fosse meno grave -, ma per un’infinità di botte.
Quelle botte feroci ed efferate che tolgono la vita e regalano la morte.

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