L’università migliore. Prestigiosa. Formativa. Amicizie nuove. Colleghi con cui avere lo stesso sguardo sul mondo, o prendere in prestito quello altrui, in direzione ostinata e contraria al proprio. Professori che formano coscienze. Possibili amori potenzianti. Un castello al posto di una facoltà. Alberi e nuvole. Una città nuova, stimolante, elegantemente cosmopolita.
Hai fatto tutto quello che c’era da fare, ma da mamma stai male. Anzi, malissimo.
Ti manca da morire, ti manca il respiro come se avessi un polmone in meno, pur non avendo contratto il Covid. Ti fa male il cuore. Ti manca finanche il suo disordine: la borsa lanciata davanti casa, le scarpe disseminate ovunque con annessi i calzini. I trucchi trafugati, il mascara che misteriosamente cambia borsa, i tuoi orecchìni preferiti alle sue orecchie, il caos cronico e cosmico.
Ti manca aspettarla, sentirla rincasare, rimproverarla quando fa tardi. Ti manchi tu che fai la mamma, che pensi di essere indispensabile come dispensatrice di cure.
La sua stanza diventa miracolosamente ordinata e immobile. Vuota e piena di lei.
Fai un costante ripasso: le avrò insegnato tutto? avrò fatto abbastanza? troppo? troppo poco? avrà radici salde? ali variopinte da spiegare al vento?
Come ogni tagliando amatoriale non ne esci mai vincente, ma poi la vita ti rapisce con le sue incombenze e per qualche ora soprassiedi al tormento, per ricominciare appena puoi. Perché, in fondo, ti manca anche quello.
Hai la sensazione di averla partorita nuovamente: è senza ombra di dubbio un nuovo inizio, un nuovo cammino per entrambe. Un perdersi per ritrovarsi. Un andare via per rimanere. Cambiano gli equilibri, cambiano le giornate, si dilatano, si trasformano. Si scuriscono all’improvviso e diventano luminose senza motivo come se qualcuno ti avesse acceso una luce dentro al cuore.
Quello che prima era prioritario diventa secondario, e quello che era secondario sparisce dalla tua neonata scala di priorità. Il tempo sembra fermarsi: ti manca, ti manca tanto, ma sai che amare significa anche lasciare andare.

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