C’è chi confonde la depressione per trasgressione, e la rassegnazione per scelta di vita.
Ci sono amori e amori.
Amori sani e amori tossici. Amori che nutrono, altri che derubano. Amori che si evolvono e altri che rimangono immobili, o addirittura involvono.
Gli amori che non si trasformano, quelli non adulti, sono amori immobili e che rimangono tali nel tempo.
Non si evolvono e non fanno evolvere, non crescono e non fanno crescere.
Sono sprovvisti di quella capacità di adattamento che diventa un vero salva vita e salva vita di coppia.
Sono amori che non percorrono la strada in salita che dall’innamoramento porta all’amore, fatta di gradinate, curve, soste e ripartenze.
Sono amori che rimangono acerbi e immaturi, che non accedono a quella dimensione di profondità del sentimento adulto.
Sono amori che abitano la terra del bisogno e non del piacere.
Della paura e non dello scambio ( come se avere al proprio fianco un partner risolto e appagato fosse più una minaccia che una risorsa!).
Dell’insonnia e non del riposo.
Alcuni legami d’amore indossano i panni del salvagente affettivo, almeno per uno dei due protagonisti della coppia.
Rappresentano la dittatura dell’immobilismo, pena l’abbandono.
Così, può capitare, che dopo anni di insoddisfazione mascherata, uno dei due metta a fuoco la propria coppia.
Guarda al proprio fianco e non vede più il partner amato perché, nel faticoso cammino della vita, è rimasto indietro o si è smarrito per strada.
È rimasto nell’atrio di casa, mentre l’altro, il più consapevole, è in continua evoluzione, e si ritrova in mansarda.
Tremendamente da solo.
Ed ecco che un rapporto tiepido non basta più.
Le sbrigative ricette erotiche a sigillo di una presunta normalità coniugale lasciano un retrogusto dall’amaro sapore, e l’amato diventa più un caro inquilino che un coniuge.
Un cuore ferito da risarcire, prima o poi, avrà il coraggio di veleggiare verso altre terre.
Anche quelle della solitudine.