Sopportazione esigua e residua. Un fastidio malcelato che serpeggia e che inquina. L’aria che si fa pesante, spesso irrespirabile. Silenzi che puniscono. Il cellulare in ogni dove. Parole che feriscono. Baci evasi. Gestualità aggressiva. Una vita amorosa e sessuale zoppicante.
Questi e tanti altri sono i sintomi di un amore asintomatico ma letale, contagioso e indecoroso.
Partner asserragliati dentro vite amorose estinte, ma, nonostante ciò, cercando maldestramente di tenere in vita il loro legame nel ricordo di quello che erano un tempo e di cui hanno smarrito il sapore.
C’è chi va via e chi rimane, e chi via via rimanendo: la punizione più grande che ci sia.
In quest’ultimo doloroso caso, i coniugi scelgono la scissione: fedeli di corpo ma non di cuore, di cuore ma non di corpo. Comunque altrove.
Un amore intubato con la flebo della speranza, tenuto in vita con il ricordo e con il rimpianto, rimane un amore pericolante. Per metterlo in sicurezza diventa indispensabile guardare in faccia le crepe e le criticità, per poter fare un lavoro di manutenzione del legame, per evitare di cedere al fascino dello sconosciuto. E al tradimento.
Ci sono tradimenti che portano alla rottura, e rotture che portano al tradimento; distinguere gli uni dalle altre è il primo passo in direzione onestà del cuore.
Fare finta di niente, sopravvivere all’ombra di partner vivi ma sprovvisti di emozioni e cure, significa aprire il varco al compromesso.
L’arte del compromesso diventa (sempre, e talvolta per sempre) compromettente e conduce a un unico approdo: le aride sponde di una raccapricciante infelicità.

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