Ho immaginato di prestare la mia penna a Federico, nome di fantasia, per dare voce al suo groviglio interiore.
Sono il secondo uomo importante, forse il terzo. Sarei voluto essere il primo, l’unico, il solo. Avrei voluto che la mia donna, Luisa, non avesse avuto altri uomini al di fuori di me. E, invece, ha anche avuto un marito.
Una scelta importante, con tanto di festa nuziale, bomboniere, fede al dito, casa, mobili nuovi e sogni, tende di lino e sospiri, e progetti nel cuore. Poi dopo due anni di infelicità sono arrivato io e ho spazzato via tutto. Con orgoglio, con forza, con tutta la mia determinazione. Adesso siamo una coppia e io esigo che la mia Luisa chieda l’annullamento del matrimonio alla Sacra Rota, per spazzare via il suo passato. Il mio terapeuta sostiene che è una scelta insensata, il desiderio di una personalità fragile, e in fondo lo sono, ma sento che devo farlo.
Non riesco a competere con il fantasma del suo passato, con un ex e per di più marito, non voglio una donna divorziata. Non riesco. So bene che l’annullamento alla Sacra Rota rappresenti un simbolismo, ma ha il sapore del ricominciare da me, da noi.
Soltanto così potrei tollerare il suo passato matrimoniale.
La mia fidanzata mi propone, come contraltare, per sdrammatizzare e perché i costi si equivalgono, di andare in Vacanze alle Maldive per un mese e forse più, di goderci la vita e di lasciare riposare il passato in pace.
Nella vita ho sempre avuto bisogno di rituali scaramantici, di simboli e simbolismi, di nuovi inizi. Nel lavoro, in famiglia, in amore.
Avrei anche voluto una donna vergine, ma comprendo che questo desiderio rappresenti la concretizzazione delle mie vulnerabilità. Sull’annullamento non transigo: è la mia prova d’amore.
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