Una mia paziente riceve un messaggio minatorio da parte dell’amante del marito, che non pensava esistesse. Le due donne, dopo varie tribolazioni e confessioni, si alleano nel dolore per punire il traditore.
Così, ho iniziato a riflettere sul complesso e sfaccettato tema della vendetta coniugata al femminile.

Nel bel mezzo del cammino della vita, una donna può incontrare il tradimento.
Inciampa, si fa molto male, si rialza e, talvolta, si vendica.
La vendetta indossa vari abiti.
Passa dall’incontro con un legale agguerrito; una sorta di paladino della giustizia che sembra sedare la sete di vendetta, ma in realtà la incita e la rinforza.
Lo scopo della vendetta è quello di ricevere un risarcimento, economico e psichico, al fine di tentare di lenire il dolore.
La vendetta passa anche dall’incontro con un amante, che incarna i panni di Caronte, del traghetto dal vecchio al nuovo, del chiodo che scaccia il chiodo, che infiamma e consola, ma in realtà, rinforza il passato dolente e non elaborato.
La vendetta, altre volte ancora, passa da una macchinazione farraginosa tra mosse strategiche e manipolazioni, da alleanze tra donne e tra amanti, o ex amanti, tra traditi e traditori, con l’unico obiettivo di demolire il traditore.
Insomma, le associazioni a delinquere di stampo amoroso non aiutano, non curano, non leniscono le ferite sanguinolente, e la vendetta non sempre deve trasformarsi in azione.
L’elaborazione di quanto provato e l’andare avanti per ritrovare il vero piacere della vita, che non è soltanto un Lucano, è la migliore strategia salva vita e salva felicità.
La migliore vendetta è essere felici.