Ci sono dei momenti in cui la vita mi sorprende e mi fa un regalo. Ecco che appare un ricordo.
Oggi sarebbero stati 80, e tu saresti stato meravigliosamente presente.
Esattamente come sempre. Attento alle nostre esigenze, empatico e autorevole. Dolcissimo e disponibile. Il tuo essere padre, ed esserlo ancora in altro modo, continua a camminarmi a fianco.
Dietro, dentro e davanti. Continuo a sentirmi avvolta dalla tua presenza che oggi è diventata assenza.
Riesco a vederti in una pietanza che preparo. Riviverti in un odore. Trovarti in un tramonto. In una navigazione e in una barca.
Talvolta un’immagine o un profumo si insinuano nella memoria e diventano ricordo, che si trasforma in un buco nel cuore.
Diventi ricordo. Mancanza. Presenza. E ancora presenza, mancanza, ricordo.
La memoria non è una facoltà obbediente e spesso oscilla tra emozioni e rimozioni. Se sto male diventa la mia peggior nemica perché rievoca dolori e mancanze, mi ammanetta alle mie perdite e ai miei sbagli, se sto bene ti riporta qui, accanto a me, nel mio giardino, tra le mie spezie. Tra i miei figli di carta, e l’odore della terra dopo la pioggia.
Sono passati gli anni, il dolore atroce è diventato dolore, la mancanza è diventata nostalgia. Il buco nel cuore è rimasto buco nel cuore.
Così come si trasforma l’amore, anche il dolore ha cambiato veste, ma non identità.
Non è più acuto, non mi trafigge, non mi fa mancare l’aria che respiro; mi cammina a fianco, mi accarezza, mi fa compagnia.
È diventato parte di me.
La più fertile, la più creativa, forse, la più viva.
La tua presenza mi accompagna durante ogni istante della mia vita, ma si traveste in altro da te.
Spesso giochiamo a nascondino, tra ricordi e nuove presenze, ma ti trovo sempre. In ogni dove. In ogni angolo del mio cuore e della mia casa.
Ho imparato a portarti con me, ho pezzetti di te in tutto quello che faccio, e in tutto quello che sono.
Sento ancora le tue parole: calme, calde, intense. Vere.
Buon compleanno, papà.